Un mercato lontano geograficamente, ma sempre più vicino alle strategie di internazionalizzazione delle imprese piemontesi. Con 302 milioni di euro di esportazioni e un saldo commerciale positivo per circa 230 milioni nel 2025, l’Australia si candida a diventare una destinazione di crescente interesse per il sistema produttivo regionale.
Le prospettive sono rafforzate dall’accordo di libero scambio concluso il 24 marzo 2026 tra Canberra e l’Unione europea, dopo otto anni di negoziati, e ora in attesa del completamento del percorso di ratifica. L’intesa prevede l’eliminazione di oltre il 99% dei dazi applicati alle esportazioni europee verso l’Australia e un accesso più sicuro alle materie prime critiche, considerate essenziali per le filiere tecnologiche, energetiche e industriali. Commissione europea
Da queste premesse è partito l’incontro organizzato a Torino da Confindustria Piemonte tra l’ambasciatrice australiana in Italia, Julianne Cowley, e i rappresentanti del mondo industriale, economico e istituzionale piemontese. L’obiettivo è trasformare il nuovo scenario commerciale in occasioni concrete di collaborazione, favorendo contatti diretti, investimenti e partnership tra le aziende dei due territori.
Il Piemonte occupa già il quarto posto tra le regioni italiane maggiormente esportatrici verso l’Australia. Il comparto più importante è quello dei prodotti alimentari, delle bevande e del tabacco, che rappresenta il 41,6% delle vendite regionali e ha registrato una forte crescita rispetto al 2024. Seguono macchinari e apparecchiature, con il 20,1%, i mezzi di trasporto con il 9%, gli articoli farmaceutici con il 6,1%, le sostanze e i prodotti chimici con il 5,8% e le apparecchiature elettriche con il 5%.
La composizione dell’export conferma la complementarità tra il mercato australiano e alcune delle principali specializzazioni produttive piemontesi: agroalimentare di qualità, automazione, meccanica, automotive, chimica, farmaceutica e tecnologie industriali. Settori nei quali la riduzione delle barriere doganali e la semplificazione delle procedure potrebbero rendere i prodotti europei più competitivi.
Molto più contenuto risulta il flusso in direzione opposta. Nel 2025 il Piemonte ha importato dall’Australia beni per 72 milioni di euro. La struttura è fortemente concentrata: l’83,9% del valore riguarda prodotti dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca. Il saldo regionale rimane quindi ampiamente favorevole, attestandosi intorno ai 230 milioni.
«L’incontro è il primo passo per creare una rete di relazioni tra i nostri sistemi produttivi e costruire le condizioni per nuove opportunità commerciali e di investimento in entrambe le direzioni», ha dichiarato il presidente di Confindustria Piemonte, Andrea Amalberto. In una fase segnata da tensioni geopolitiche, dazi e ridefinizione delle catene di fornitura, gli accordi commerciali rappresentano, secondo Amalberto, uno strumento per accelerare le intese bilaterali e ampliare le possibilità di business.
La sola apertura dei mercati, tuttavia, non è sufficiente. Le imprese avranno bisogno di connessioni istituzionali e commerciali, strumenti operativi, servizi qualificati e assistenza nell’ingresso in un Paese distante e caratterizzato da regole e dinamiche specifiche. «Crescerà la domanda di un accompagnamento capace di trasformare le opportunità in relazioni industriali nuove e sempre più solide», ha aggiunto il presidente.
Secondo Alessandro Battaglia, presidente della Commissione Internazionalizzazione e Attrazione Investimenti di Confindustria Piemonte, il completamento della ratifica è atteso nell’arco di 12-18 mesi. «L’accordo punta a eliminare oltre il 99% dei dazi sulle esportazioni europee e a garantire un accesso strategico alle materie prime critiche. Vogliamo rafforzare la capacità delle nostre imprese di cogliere le opportunità offerte dai mercati internazionali», ha sottolineato.
Battaglia ha richiamato la vocazione all’export dell’industria piemontese e la sua capacità di adattarsi anche nelle fasi più complesse. Il mercato australiano può offrire sbocchi non soltanto alla vendita di prodotti, ma anche alla fornitura di tecnologie, servizi ingegneristici e competenze legate alle infrastrutture, all’energia e alla transizione ambientale.
All’incontro hanno partecipato anche l’assessore regionale all’Internazionalizzazione e all’Attrazione degli investimenti Andrea Tronzano; Gabriella Bocca, amministratrice delegata di Lamebo e vicepresidente dell’Unione Industriali Torino; Federico Cornagliotto, vicepresidente di aizoOn e fondatore e director di aizoOn Australia; il direttore generale di Ceipiemonte Stefano Nigro e William Peasland, country director di APD Global.
Il quadro nazionale conferma la rilevanza delle relazioni economiche. Nel 2025 l’Italia ha esportato in Australia beni per 5,379 miliardi di euro, l’1% in meno rispetto ai 5,434 miliardi del 2024. Le importazioni italiane si sono fermate a 567,8 milioni, registrando una diminuzione del 3,6%. Il saldo commerciale resta dunque nettamente favorevole all’Italia.
Sono circa 547 le aziende italiane con una presenza stabile e diretta in Australia. Impiegano complessivamente più di 45mila addetti e generano un fatturato di 20,6 miliardi di euro. Attraverso stabilimenti produttivi, filiali e uffici di rappresentanza operano nei settori dell’energia, dell’ingegneria, delle infrastrutture, dei servizi finanziari, della moda, dell’automotive, del fitness e dell’alimentare. Tra i gruppi presenti figurano Eni, Enel, Saipem, Prysmian, Webuild, Intesa Sanpaolo, Zegna, Ferrero, Lavazza, Barilla, Campari, Ferrari e Maserati.
A consolidare i rapporti contribuisce anche la comunità italo-australiana: oltre un milione di persone dichiara origini italiane e più di 160mila residenti sono nati in Italia. Un legame umano e culturale che si aggiunge a quello diplomatico, avviato nel 1949, e che può diventare un ulteriore ponte per la crescita degli scambi e degli investimenti.