Torino va in scena in Corea tra musica, arte e visioni

Al museo di Gwangju il progetto del Mao intreccia le voci di Sciarroni, l’elettronica di Barbieri, i video di Penone e l’utopia Olivetti

Eliana Puccio 02/09/2026
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Sette voci senza strumenti, l’elettronica di Caterina Barbieri, i gesti di Giuseppe Penone e un’architettura che ha immaginato un diverso modo di vivere il lavoro. Torino si racconta in Corea del Sud attraverso una partitura di suoni, immagini e memoria: il 5 settembre 2026 inaugura alla Galleria 6 del Gwangju Museum of Art ‘Adapted Sceneries. Second Chapter: from Turin to Gwangju’, il progetto del Mao e della Fondazione Torino Musei che porta sulla scena internazionale sessant’anni di trasformazioni artistiche e sociali piemontesi.

Il cuore dell’operazione è nell’incontro fra linguaggi. Musica, performance, design, architettura e arti visive confluiscono in un’unica grande installazione, articolata in quattro nuclei. Il paesaggio diventa una presenza viva, da ascoltare oltre che da osservare: prende forma nei corpi, nelle case, nei materiali e nei ricordi, seguendo il filo dei cambiamenti che dagli anni Sessanta hanno ridisegnato Torino e il Piemonte. A tenere insieme il percorso è la relazione fra ambiente, sviluppo urbano ed esperienza umana.

A imprimere alla mostra una dimensione scenica è Alessandro Sciarroni, Leone d’oro alla carriera per la danza alla Biennale di Venezia nel 2019. La sua ‘U.’, presentata nel 2024 al Teatro Carignano nell’ambito di Torino Danza, affida a sette interpreti undici canti della tradizione italiana dal Novecento a oggi. Una performance musicale a cappella, nella quale la voce si fa gesto collettivo e il canto apre uno spazio di riflessione sul tempo, sulla fragilità dell’esistenza e sul legame con la natura.

A Gwangju il pubblico incontrerà la proiezione dell’ultimo canto della performance, ‘Cantico’, con parole dello stesso Sciarroni e musica di Aurora Bauzà e Pere Jou. È il punto in cui la dimensione corale entra nel percorso espositivo, portando con sé il valore rituale dello stare insieme. Dal palcoscenico torinese al museo coreano, il lavoro conserva così una presenza corporea attraverso l’immagine e il suono, facendo dialogare l’esperienza dello spettacolo con quella della visita.

Sul versante elettronico arriva invece una composizione nuova, commissionata appositamente a Caterina Barbieri. Bolognese, classe 1990, fra le protagoniste della scena internazionale e direttrice artistica del settore Musica della Biennale di Venezia per il biennio 2025-2026, Barbieri firma un’opera sonora pensata per offrire un’esperienza immersiva e intima. Il suo intervento aggiunge alla mostra un paesaggio da attraversare con l’ascolto, nel quale memoria e percezione diventano materia musicale.

La ricerca della compositrice esplora il potenziale creativo della computazione e delle tecniche generative, interrogando il tempo, gli stati di trance e l’intensità emotiva. Pitchfork ha descritto la sua musica come ‘un viaggio che altera la mente’ e ‘una macchina dei sogni per le orecchie’: immagini che restituiscono la capacità di costruire ambienti sonori capaci di modificare la percezione. Nel progetto coreano questa ricerca si intreccia con le altre opere, ampliando il racconto oltre la dimensione visiva.

Il rapporto fra corpo e mondo naturale trova un altro interprete in Giuseppe Penone, figura centrale dell’Arte Povera. La serie video ‘Ephemeris’, avviata nel 2016, avvicina lo spettatore al momento in cui nasce l’opera: mani, movimenti, voce e parole accompagnano l’incontro dell’artista con la materia. In mostra sono presentati i primi cinque video del 2016, pubblicati sul canale digitale del Castello di Rivoli, ‘Cosmo Digitale / Digital Cosmo’. Una sequenza che porta l’attenzione sulla poesia del fare e sulla contemplazione degli elementi essenziali della natura.

Al centro dell’allestimento c’è poi Talponia, il complesso residenziale progettato a Ivrea da Roberto Gabetti e Aimaro Oreglia d’Isola per dipendenti e ricercatori Olivetti. A raccontare questa esperienza dell’utopia industriale italiana sono riedizioni degli arredi originali, fotografie di Gianni Berengo Gardin, disegni e bozzetti d’archivio. L’architettura diventa il tramite per rileggere un’idea di comunità nella quale lavoro, abitare e qualità della vita erano parti della stessa visione. Sullo sfondo, l’esperienza culturale e industriale di Ivrea, oggi sito Unesco.

Il viaggio verso Gwangju ribalta quello compiuto nel 2025, quando il primo capitolo di ‘Adapted Sceneries’ aveva portato al Mao opere delle collezioni del museo coreano. Questa volta è Torino a offrire il proprio patrimonio di esperienze e invenzioni, nel quadro del Patto di collaborazione siglato fra le due città nel 2024 e con il supporto del Comune. Due realtà lontane, accomunate da trasformazioni profonde, si incontrano attraverso le arti. E il museo diventa il luogo in cui quelle trasformazioni acquistano voce, ritmo e presenza.

Direttore: DIEGO RUBERO
AUT. TRIB. CUNEO n° 688 del 20/12/23
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