Tecnologia torinese in orbita con la Nasa

Revolv Space consegna quattro sistemi per alimentare i satelliti della missione PolSIR dedicata allo studio del clima

Eliana Puccio 25/08/2026
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Un componente progettato e realizzato a Torino entrerà nella catena di fornitura di una missione scientifica della Nasa. Revolv Space, giovane impresa attiva nel settore della tecnologia spaziale, ha completato la consegna a Blue Canyon Technologies di quattro unità di volo del sistema Sara Nano, destinato ad alimentare due piccoli satelliti per l’osservazione della Terra.

L’annuncio è arrivato durante SmallSat, una delle principali conferenze internazionali dedicate ai satelliti di piccole dimensioni, in programma negli Stati Uniti. La fornitura rappresenta per Revolv Space il completamento dell’ultima fase del contratto sottoscritto con Blue Canyon Technologies, società americana controllata dal colosso aerospaziale e della difesa RTX.

Per l’azienda torinese si tratta di un passaggio industriale rilevante: dopo la consegna di due modelli ingegneristici utilizzati per le attività di sviluppo e verifica, le quattro unità definitive hanno superato il percorso di qualificazione e sono ora considerate idonee al volo. Saranno integrate nei satelliti costruiti negli Stati Uniti per la missione PolSIR, acronimo di Polarized Submillimeter Ice Cloud Radiometer.

I Sara Nano sono dispositivi elettromeccanici che consentono di orientare continuamente i pannelli solari verso il Sole. Una funzione decisiva per aumentare l’energia disponibile a bordo dei piccoli satelliti, sui quali peso, spazio e capacità di alimentazione rappresentano vincoli particolarmente stringenti. Secondo Revolv Space, la tecnologia di inseguimento solare può arrivare a raddoppiare la generazione di energia rispetto ai pannelli mantenuti in posizione fissa, rendendo possibili strumenti scientifici e servizi orbitali più complessi.

La commessa segna anche l’ingresso effettivo dell’impresa torinese nella filiera statunitense dello spazio. Revolv Space, fondata nel 2022 e operativa tra Torino e Delft, nei Paesi Bassi, ha sviluppato una famiglia di sistemi destinati ai piccoli satelliti con potenze comprese tra 100 watt e 5 kilowatt. Nel 2025 aveva raccolto un investimento da 2,6 milioni di euro, guidato da Primo Ventures, per sostenere lo sviluppo industriale e commerciale dei propri prodotti.

Il contratto con Blue Canyon assume quindi un valore che supera le dimensioni economiche della singola fornitura, non rese note. La possibilità di qualificarsi come fornitore di un costruttore americano impegnato in una missione Nasa costituisce infatti una referenza industriale importante in un mercato nel quale affidabilità, certificazione e precedenti operativi sono determinanti per ottenere nuovi ordini.

Le quattro unità alimenteranno due CubeSat, satelliti dalle dimensioni paragonabili a quelle di uno zaino da trekking. Volando su orbite distanziate tra loro, i dispositivi osserveranno nell’arco dell’intera giornata le nubi di ghiaccio che si formano ad alta quota nelle regioni tropicali e subtropicali. La missione misurerà la quantità d’acqua presente sotto forma di ghiaccio e la dimensione delle particelle, parametri che costituiscono ancora una delle principali aree d’incertezza dei modelli climatici e meteorologici.

L’utilizzo di due satelliti consentirà di ricostruire l’evoluzione quotidiana delle nubi, superando i limiti delle osservazioni effettuate da un unico punto orbitale. Blue Canyon Technologies si occuperà sia della costruzione delle piattaforme sia delle operazioni di missione, mentre le attività scientifiche coinvolgeranno la Vanderbilt University, l’Università del Wisconsin-Madison e il Goddard Space Flight Center della Nasa.

Per Torino, la consegna conferma la crescita di una filiera aerospaziale che non comprende soltanto i grandi gruppi industriali, ma anche startup e piccole imprese altamente specializzate. In questo modello il valore non deriva dai volumi produttivi, ma dalla capacità di presidiare segmenti tecnologici molto specifici e inserirsi nelle catene internazionali. Con Sara Nano, un componente sviluppato sotto la Mole diventa così parte di una missione destinata a migliorare la comprensione del clima terrestre.

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AUT. TRIB. CUNEO n° 688 del 20/12/23
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