Due agenti feriti in poche ore, una bomboletta di gas accesa scagliata contro il personale e un detenuto sottoposto al regime di alta sicurezza che si sarebbe rifiutato di rientrare nella propria cella. È il bilancio dell’ennesima giornata di tensione nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino, dove il sindacato autonomo di Polizia penitenziaria Osapp torna a denunciare una situazione che considera ormai fuori controllo.
Secondo quanto riferito dall’organizzazione sindacale, il primo episodio si sarebbe verificato in mattinata all’interno del padiglione B. Un detenuto di nazionalità marocchina avrebbe colpito con un pugno un agente di Polizia penitenziaria. Il poliziotto, sottoposto alle cure del personale sanitario, ha ricevuto una prognosi di tre giorni.
Una seconda aggressione sarebbe avvenuta intorno alle 17.30, questa volta al terzo piano del padiglione C. Un detenuto italiano avrebbe sferrato un calcio contro un altro agente, provocandogli lesioni giudicate guaribili in otto giorni. Lo stesso detenuto avrebbe poi lanciato una bomboletta di gas accesa. Un gesto particolarmente pericoloso che, fortunatamente, non avrebbe provocato ulteriori feriti né conseguenze più gravi.
Sempre nel corso della stessa giornata, nel padiglione A, un detenuto italiano appartenente al circuito dell’alta sicurezza si sarebbe rifiutato di rientrare nella propria cella, continuando, secondo la ricostruzione dell’Osapp, a muoversi liberamente nel corridoio della sezione nonostante le disposizioni impartite dal personale.
Gli ultimi episodi fanno salire a 55 il numero delle aggressioni denunciate dal sindacato dall’inizio del 2026. Soltanto l’11 agosto l’Osapp ne aveva conteggiate 49: sei casi in più nel giro di meno di due settimane, secondo i dati forniti dalla stessa organizzazione. Tra i precedenti più recenti figura la violenta rissa scoppiata il 31 luglio al terzo piano del padiglione C, durante la quale un agente intervenuto per separare alcuni detenuti sarebbe stato colpito con una spranga, riportando una prognosi di dieci giorni. Nelle stesse ore un secondo poliziotto sarebbe stato raggiunto da pugni alla nuca e al volto nel padiglione B.
«Il carcere di Torino è ormai una vera baraonda, completamente fuori controllo», attacca il segretario generale dell’Osapp, Leo Beneduci. «Siamo arrivati a 55 aggressioni dall’inizio dell’anno e non è più possibile assistere in silenzio a una situazione che mette quotidianamente a rischio l’incolumità degli agenti di Polizia penitenziaria».
L’emergenza della sicurezza si inserisce in un quadro già segnato dal sovraffollamento e dalle difficoltà strutturali e organizzative dell’istituto. Durante una visita effettuata il 18 febbraio, l’associazione Antigone aveva rilevato la presenza di 1.490 detenuti a fronte di 1.117 posti regolamentari, con un tasso di affollamento del 141 per cento. La struttura torinese, una delle più grandi e complesse del Piemonte, ospita quasi tutti i circuiti detentivi, con la sola esclusione del regime previsto dall’articolo 41-bis.
Anche il monitoraggio presentato dalla Garante dei diritti delle persone private della libertà della Città di Torino aveva fotografato una condizione particolarmente critica: 1.430 detenuti rispetto a una capienza di 1.113 posti, con un indice di affollamento stabilmente superiore al 130 per cento. Le maggiori difficoltà erano state individuate proprio nei padiglioni B e C, gli stessi nei quali si sarebbero consumate le ultime aggressioni. Il rapporto aveva inoltre segnalato carenze croniche di personale nella Polizia penitenziaria e nei settori educativo e sanitario, oltre a problemi alle tubature, al sistema fognario, alla ventilazione e alla presenza di muffa e umidità.
Una combinazione di sovraffollamento, scarsità di organico e fragilità sanitarie e psichiatriche che, secondo i sindacati, aumenta la tensione nelle sezioni e rende sempre più difficile garantire contemporaneamente sicurezza, sorveglianza e attività trattamentali. A pagarne il prezzo sono gli agenti, costretti a operare in condizioni di crescente esposizione, ma anche l’intera popolazione detenuta.
«Siamo allo sbando più totale», prosegue Beneduci. «Cinquantacinque aggressioni dall’inizio dell’anno sono un dato drammatico. Ci chiediamo dove siano la politica e le istituzioni. Perché davanti alle molteplici aggressioni che si verificano nel carcere di Torino c’è questo assordante silenzio?».
L’Osapp rinnova quindi la richiesta rivolta al ministro della Giustizia Carlo Nordio affinché disponga l’invio degli ispettori ministeriali nel penitenziario torinese. «Chiediamo al ministro di intervenire con urgenza», afferma il sindacato, che ritiene inoltre necessario procedere a «un avvicendamento immediato dei vertici» dell’istituto.
Una presa di posizione durissima, mentre alle Vallette continua ad allungarsi l’elenco degli episodi violenti. Le circostanze delle aggressioni sono riportate sulla base della ricostruzione fornita dall’Osapp. Resta ora da capire se, dopo il nuovo allarme, arriveranno dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria o dal ministero della Giustizia interventi straordinari per riportare sotto controllo una situazione divenuta sempre più critica.