Il prezzo del petrolio è tornato a salire, ma alla pompa gli aumenti corrono ancora più velocemente. È questo il quadro che emerge dalle più recenti rilevazioni sul mercato dei carburanti, con effetti che si fanno sentire in tutta Europa e che in Italia assumono un peso ancora maggiore per il sistema fiscale e per i costi della distribuzione. Secondo i dati dell’Osservatorio Prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, elaborati sulla base delle rilevazioni europee, il prezzo della benzina in Italia resta superiore a quello praticato in Spagna, mentre si mantiene inferiore rispetto a Francia e Germania. Tuttavia, negli ultimi mesi la crescita registrata alla pompa è risultata più rapida dell’aumento delle quotazioni internazionali del greggio, segnalando un incremento dei costi che va ben oltre il semplice andamento della materia prima.
In questo scenario il Piemonte figura tra le regioni italiane maggiormente penalizzate. Secondo l’elaborazione realizzata da Cna Nazionale sui dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, aggiornata alla metà di luglio, il prezzo della benzina è aumentato di circa 28 centesimi al litro rispetto alla fine di febbraio, un incremento superiore alla media nazionale e che colloca la regione tra quelle che hanno subito gli aumenti più consistenti del Paese.
Per le imprese piemontesi il rincaro dei carburanti rappresenta molto più di una voce di spesa aggiuntiva. Il trasporto delle merci, gli spostamenti dei tecnici, la logistica, le consegne e l’approvvigionamento delle materie prime risentono immediatamente delle oscillazioni dei prezzi energetici, generando un effetto a catena destinato a riflettersi sull’intero sistema produttivo.
«Ancora una volta le nostre imprese si trovano a fare i conti con un incremento dei costi che non dipende dalla loro capacità organizzativa o produttiva, ma da fattori internazionali che finiscono per scaricarsi interamente sul sistema economico», osserva Giovanni Genovesio, presidente di Cna Piemonte. «L’aumento del prezzo dei carburanti non riguarda soltanto il settore dell’autotrasporto, ma coinvolge tutta l’economia regionale.»
L’associazione evidenzia come il problema non sia limitato all’entità degli aumenti, ma anche alla loro rapidità. Nelle ultime settimane il rialzo delle quotazioni del Brent è stato infatti inferiore rispetto alla crescita registrata dai prezzi di benzina e gasolio alla pompa, circostanza che, secondo Cna, rende necessario un controllo più attento dell’intera filiera, dalla materia prima fino alla distribuzione finale.
A pesare è anche il contesto internazionale, caratterizzato da una successione di crisi che negli ultimi anni hanno inciso sui mercati energetici. «Le nostre imprese hanno affrontato una sequenza quasi ininterrotta di emergenze: dalla pandemia alla guerra in Ucraina, dalla crisi energetica alle tensioni in Medio Oriente, fino alle nuove incertezze geopolitiche e commerciali che continuano a ripercuotersi sui mercati internazionali», sottolinea Delio Zanzottera, segretario di Cna Piemonte.
Per il tessuto economico torinese e piemontese, formato in larga parte da piccole e medie imprese manifatturiere, artigiane e di servizi, il carburante rappresenta una componente essenziale dei costi di esercizio. Ogni incremento dei prezzi si traduce in una riduzione dei margini aziendali e, in molti casi, nella necessità di trasferire almeno una parte degli aumenti sui prezzi finali di beni e servizi, alimentando ulteriormente le pressioni inflazionistiche.
Secondo Cna Piemonte la risposta non può limitarsi a interventi emergenziali. L’organizzazione chiede piuttosto un rafforzamento del monitoraggio dell’intera filiera dei carburanti, maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi e una strategia energetica nazionale capace di garantire stabilità alle imprese e di ridurre la dipendenza dalle oscillazioni dei mercati internazionali.
«Servono regole chiare, mercati trasparenti e una strategia energetica che consenta alle aziende di programmare investimenti e sviluppo senza essere esposte alle continue oscillazioni dei costi», conclude Genovesio. Un appello che arriva mentre il caro carburanti continua a rappresentare uno dei principali fattori di pressione sui bilanci delle imprese piemontesi, già chiamate a confrontarsi con un contesto economico internazionale ancora segnato da forti elementi di incertezza.