Sarà uno scontrino medio di circa 140 euro a trainare una spesa complessiva stimata in 200 milioni di euro. Sono le previsioni di Confesercenti Piemonte alla vigilia dei saldi estivi, che prenderanno il via sabato 4 luglio per concludersi il 29 agosto, secondo il calendario fissato dalla Regione Piemonte in linea con gli accordi della Conferenza delle Regioni.
L’attesa per l’avvio della stagione degli sconti resta alta, ma il clima tra gli operatori del commercio è improntato alla prudenza. A pesare sulle aspettative sono soprattutto il rallentamento dei consumi delle famiglie e le temperature eccezionalmente elevate che stanno caratterizzando l’inizio dell’estate.
«Sono due le incognite che gravano su questa stagione di saldi: i portafogli dei piemontesi e le proibitive temperature di questi giorni, destinate, secondo le previsioni, a risalire proprio nel weekend», osserva il presidente di Confesercenti Piemonte, Vincenzo Nettis. «La condizione reddituale delle famiglie non è certamente rosea e gli ultimi anni di alta inflazione hanno lasciato il segno. Per fortuna il nostro sondaggio conferma sostanzialmente i dati dello scorso anno: sarebbe già un risultato importante riuscire a mantenerli. Quanto al caldo, non invita certo a uscire per fare shopping, e molti commercianti ci segnalano che questo fenomeno si sta già facendo sentire».
Secondo l’indagine realizzata da Confesercenti, il 52% dei piemontesi dichiara di voler approfittare dei saldi, una quota sostanzialmente stabile rispetto al 2025. Gli sconti partiranno fin dai primi giorni con riduzioni comprese mediamente tra il 30 e il 40%, mentre la quattordicesima continuerà a rappresentare un sostegno agli acquisti, anche se in misura inferiore rispetto al passato: tra il 15 e il 18% della mensilità aggiuntiva sarà infatti destinato allo shopping.
Per Nettis il cambiamento è però evidente: «Rispetto al passato, la quattordicesima viene sempre meno destinata ai consumi discrezionali e sempre più utilizzata come strumento di protezione dei bilanci familiari. Per oltre il 28% delle famiglie permette di affrontare spese che altrimenti sarebbero insostenibili. È il segnale che la vera sfida per l’economia italiana resta il rilancio dei consumi interni».
Le preferenze dei consumatori sembrano rispecchiare anche le condizioni climatiche. In cima alla lista degli acquisti figurano costumi da bagno e abbigliamento mare, indicati dal 60% degli intervistati. Seguono magliette e top (37%), gonne e pantaloni (36%), calzature (36%) e intimo (32%).
Sul fronte dei negozi, emerge un dato incoraggiante per il commercio di prossimità. Oltre un consumatore su tre prevede infatti di effettuare gli acquisti esclusivamente nei punti vendita tradizionali.
«Speriamo che il richiamo degli sconti convinca i clienti a tornare nei negozi», afferma Marco Vinardi, neo presidente di Fismo-Confesercenti. «Nonostante le promozioni continue praticate dalle grandi catene e dalle piattaforme online, da un paio d’anni assistiamo a una piccola rivincita del commercio di vicinato. Servizio, qualità, rapporto personale e fiducia continuano ad avere un valore per molti consumatori».
Una tendenza che, secondo l’associazione, non basta però a invertire una crisi strutturale del settore. Tra il 2019 e il 2026 il saldo tra aperture e chiusure di attività commerciali è peggiorato di oltre il 20%, mentre nello stesso periodo la quota di spesa delle famiglie destinata ad abbigliamento e calzature è scesa dal 4 al 3,7% dei consumi complessivi.
Da qui la decisione di Fismo-Confesercenti di promuovere una raccolta firme nazionale per chiedere una profonda revisione della disciplina dei saldi. Le richieste riguardano il rinvio dell’avvio degli sconti alla conclusione effettiva della stagione, una regolamentazione più rigorosa delle promozioni durante l’anno e maggiori tutele nei confronti della concorrenza dell’e-commerce.
«Oggi i saldi hanno perso la loro riconoscibilità», conclude Vinardi. «Partono troppo presto, si sovrappongono a campagne promozionali permanenti e finiscono per confondere i consumatori. A pagare il prezzo più alto sono le piccole imprese di vicinato, costrette a competere con sconti continui e con operatori online che non giocano secondo le stesse regole. Un sistema che finisce per penalizzare sia i negozi sia i cittadini».