Scorbuto infantile, diagnosi decisiva al Regina Margherita

Pubblicato su rivista internazionale il caso di una bambina di 7 anni seguito dall’ospedale torinese insieme all’Università

Felicia Bello 01/06/2026
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Lo scorbuto non appartiene soltanto ai libri di storia della medicina. Una diagnosi effettuata all’ospedale Regina Margherita di Torino su una bambina di 7 anni lo dimostra e riporta l’attenzione su una patologia considerata per lungo tempo scomparsa, ma che oggi sta riemergendo anche nei Paesi occidentali.

Il caso, seguito dai professionisti dell’ospedale pediatrico torinese in collaborazione con l’Università degli Studi di Torino, ha ottenuto un importante riconoscimento scientifico internazionale grazie alla pubblicazione sulla rivista New England Journal of Medicine Evidence. Un risultato che valorizza il lavoro clinico svolto nel capoluogo piemontese e che accende i riflettori su una patologia spesso difficile da individuare proprio perché ritenuta ormai eccezionale.

Alla piccola paziente è stato diagnosticato un quadro clinico compatibile con scorbuto pediatrico, malattia provocata da una grave e prolungata carenza di vitamina C. Una condizione che altera la sintesi del collagene, proteina essenziale per garantire elasticità e sostegno a pelle, ossa, cartilagini e vasi sanguigni.

Le conseguenze possono essere importanti. La carenza determina infatti una progressiva fragilità dei tessuti connettivi e può provocare sanguinamenti, dolori osteo-articolari, stanchezza persistente, irritabilità e difficoltà nella deambulazione. Sintomi che, soprattutto nei bambini, possono essere facilmente associati ad altre patologie e rendere più complesso il percorso diagnostico.

Se fino a pochi anni fa lo scorbuto era considerato una malattia relegata al passato, oggi gli specialisti osservano un fenomeno diverso. La sua ricomparsa è legata soprattutto alla diffusione di forme severe di selettività alimentare, caratterizzate da diete estremamente limitate e spesso prive di frutta e verdura, gli alimenti che rappresentano la principale fonte naturale di vitamina C.

Si tratta di un cambiamento che sta interessando in misura crescente l’età pediatrica. In numerosi casi, spiegano gli esperti, tali comportamenti alimentari risultano associati a disturbi del neurosviluppo, compresi quelli dello spettro autistico. Quando la selezione dei cibi diventa particolarmente rigida e si prolunga nel tempo, il rischio di sviluppare carenze nutrizionali significative aumenta in modo concreto.

Per questo motivo il riconoscimento precoce della malattia assume un ruolo fondamentale. Non si tratta soltanto di individuare una patologia rara, ma di cogliere segnali che possono nascondersi dietro sintomi apparentemente comuni. Dolore persistente, zoppia non spiegata da traumi o affaticamento insolito richiedono un approfondimento accurato, soprattutto quando si presentano in bambini con abitudini alimentari molto restrittive.

Gli specialisti sottolineano l’importanza di un approccio clinico attento, strutturato e basato sull’ascolto. L’anamnesi rappresenta uno degli strumenti più preziosi a disposizione del medico. Conoscere in dettaglio le abitudini quotidiane del bambino e ricostruire il suo rapporto con il cibo può infatti fornire indicazioni decisive per orientare la diagnosi ed evitare percorsi diagnostici inutilmente complessi.

«La pubblicazione su una rivista di tale rilievo rappresenta un importante riconoscimento per il lavoro clinico svolto presso la nostra struttura», afferma la professoressa Franca Fagioli, direttrice del Dipartimento Patologia e Cura del Bambino del Regina Margherita e direttrice della Scuola di Specializzazione in Pediatria dell’Università di Torino. «Sottolinea – aggiunge – il valore di una pediatria che coniuga rigore clinico, attenzione alla persona e cultura dell’ascolto».

Soddisfazione anche da parte della direzione aziendale. «Questo risultato testimonia l’elevato livello professionale e scientifico della nostra Azienda e conferma la grande preparazione dei nostri specialisti nella diagnosi e nella gestione di patologie complesse e ri-emergenti», dichiara Adriano Leli, direttore generale dell’Azienda ospedaliera Oirm-Sant’Anna di Torino.

Il valore del caso non si limita tuttavia all’aspetto clinico. La sua diffusione nella letteratura scientifica internazionale ha anche una forte valenza formativa. Rendere nota l’esperienza maturata a Torino significa offrire ai medici uno strumento in più per riconoscere tempestivamente una patologia che continua a essere poco frequente ma non più eccezionale.
«Abbiamo ritenuto fondamentale condividere questo caso per il suo valore didattico», spiega il dottor Emanuele Savasta, neospecialista della Scuola di Specializzazione in Pediatria di Torino e primo autore del lavoro.

«In presenza di dolore persistente o zoppia non spiegata da traumi – precisa – è essenziale un’anamnesi accurata. Le abitudini alimentari devono essere sempre indagate. Nella severa selettività alimentare, lo scorbuto deve entrare nella diagnosi differenziale. Una diagnosi precoce consente di evitare esami inutili e di avviare rapidamente una terapia efficace».

La vicenda torinese richiama l’attenzione su quelle malattie considerate dimenticate che, pur essendo rare, continuano a mantenere una rilevanza clinica concreta. In un contesto in cui cambiano gli stili di vita e le abitudini alimentari, anche la medicina è chiamata ad aggiornare il proprio sguardo e a riconoscere fenomeni che fino a poco tempo fa apparivano improbabili.

La pediatria contemporanea si trova quindi di fronte a nuove sfide. Da un lato il rigore scientifico e la capacità diagnostica, dall’altro l’ascolto del paziente e della sua famiglia. Due dimensioni che non possono essere separate e che, proprio nel caso torinese, hanno contribuito a individuare una patologia rara e a garantire alla bambina un percorso di cura tempestivo ed efficace.

Diventa centrale anche la formazione delle nuove generazioni di specialisti. Preparare pediatri capaci di affrontare condizioni emergenti, riconoscere segnali poco evidenti e comprendere le trasformazioni sociali che incidono sulla salute dei più piccoli rappresenta una delle sfide più importanti della medicina dei prossimi anni. Anche quando la diagnosi conduce a una malattia che molti ritenevano appartenesse ormai al passato.

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