Santena rilancia la storica Sagra dell’Asparago

L’edizione 2026, dal 15 al 24 maggio, promuove centro urbano, cultura del cibo e turismo locale

Giovanna Maglie 11/05/2026
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Presentata a Palazzo Lascaris la 93esima edizione della Sagra dell’Asparago di Santena (Torino), in programma dal 15 al 24 maggio 2026 e organizzata dalla Pro Loco con il sostegno del Comune di Santena.

Un appuntamento storico che, anno dopo anno, continua a rafforzare il proprio ruolo nel panorama delle manifestazioni piemontesi, trasformandosi da semplice evento enogastronomico in un progetto territoriale capace di unire agricoltura, identità culturale, promozione turistica e sviluppo urbano.

L’edizione 2026 rappresenterà un passaggio simbolico per la città. Per la prima volta, infatti, la manifestazione utilizzerà la rinnovata piazza Martiri della Libertà, cuore storico e sociale di Santena, recentemente interessata da un importante intervento di riqualificazione urbana. La nuova configurazione della piazza diventerà così il centro delle iniziative pubbliche e degli appuntamenti della Sagra, inserendosi nel più ampio percorso di valorizzazione del centro cittadino avviato dall’amministrazione comunale.

La Sagra dell’Asparago continua a essere uno dei momenti più significativi dell’anno per Santena non soltanto dal punto di vista gastronomico, ma anche sotto il profilo economico, culturale e sociale.

Infatti, negli anni la manifestazione ha ampliato il proprio raggio d’azione, evolvendosi in un evento diffuso che coinvolge l’intera città e che punta a valorizzare il patrimonio agricolo locale attraverso una rete di collaborazioni con associazioni, produttori, imprese e istituzioni.

«La Sagra dell’Asparago rappresenta oggi molto più di una manifestazione gastronomica – dichiara il sindaco Roberto Ghio – ma è il momento in cui una comunità si ritrova e costruisce relazioni attorno alla propria identità. L’asparago fa parte della storia agricola e culturale di Santena e richiama direttamente le nostre radici contadine e il legame con la figura di Camillo Cavour».

Per il primo cittadino, il valore della manifestazione sta soprattutto nella capacità di trasformare una tradizione agricola in uno strumento di crescita territoriale. «Oggi quelle radici tornano a essere una leva di sviluppo, di attrattività e di promozione del territorio», sottolinea Ghio, evidenziando come la Sagra rappresenti un momento di sintesi tra passato e futuro della città.

L’Amministrazione comunale lega infatti il tema del cibo a una riflessione più ampia sulla qualità della vita e sulla costruzione delle relazioni sociali.

«Nutrire non significa soltanto consumare cibo – prosegue Ghio –. Nutrire significa creare cultura, costruire comunità, generare benessere e occasioni di incontro. Il tema del cibo oggi è strettamente collegato alla sostenibilità, alla salute, alla cultura dei territori e alla capacità delle città di creare relazioni autentiche».

Secondo il primo cittadino, la Sagra interpreta pienamente questa visione contemporanea dell’enogastronomia, trasformando un prodotto agricolo simbolo del territorio in un’occasione concreta di crescita culturale, sociale ed economica.

Il programma dell’edizione 2026 sarà caratterizzato da una forte diffusione sul territorio urbano. Piazze, spazi culturali, attività economiche e luoghi simbolici della città ospiteranno mostre, incontri pubblici, eventi collaterali e iniziative culturali organizzate in collaborazione con il Distretto del Cibo, le associazioni e le realtà del territorio.

«Abbiamo lavorato per costruire una manifestazione sempre più aperta e integrata con il tessuto urbano – afferma il vicesindaco e assessore ai grandi eventi Paolo Romano – e i tanti eventi ‘off’, le mostre e le collaborazioni con il Distretto del Cibo trasformeranno la Sagra in un evento diffuso capace di coinvolgere l’intera città».

Romano sottolinea inoltre come la crescita della manifestazione si intrecci direttamente con il processo di rigenerazione urbana avviato negli ultimi anni. «Utilizzare per la prima volta i nuovi spazi di piazza Martiri della Libertà durante la Sagra significa restituire centralità al cuore cittadino e creare uno spazio pubblico moderno, accessibile e pensato per ospitare relazioni, eventi e socialità».

La nuova piazza rappresenta infatti uno degli elementi simbolici del percorso di trasformazione urbana che Santena sta portando avanti, con l’obiettivo di rendere il centro cittadino sempre più vivibile e attrattivo.

Accanto alla valorizzazione degli spazi pubblici, l’amministrazione punta anche sul tema della sostenibilità urbana e della mobilità. «Stiamo lavorando – spiega Romano – affinché grandi eventi come questo siano sempre più compatibili con una città sostenibile e vivibile. La gestione della mobilità, i collegamenti, la valorizzazione delle aree pedonali e l’organizzazione diffusa degli eventi fanno parte di una strategia che guarda al futuro della città».

«Santena sta costruendo una propria identità contemporanea partendo dalle proprie radici – evidenzia l’assessora al Commercio e al cibo Silvia Migliore – con l’origine agricola della città che oggi si evolve in un’opportunità concreta di promozione economica, culturale e turistica».

Per Migliore, la manifestazione rappresenta anche un’occasione strategica per valorizzare il commercio locale, i produttori e le attività economiche del territorio. L’assessora sottolinea inoltre il ruolo della rete costruita negli anni tra enti pubblici, associazioni e imprese private.

«Questa manifestazione cresce grazie alla capacità di creare sinergie tra istituzioni, realtà associative e aziende del territorio che scelgono di investire concretamente sulla comunità locale – aggiunge Migliore – e il sostegno alla Sagra non rappresenta soltanto un contributo economico, ma una forma di partecipazione attiva alla vita della città».

L’edizione 2026 vede infatti il coinvolgimento di numerosi enti patrocinatori, sponsor privati e associazioni territoriali, consolidando un modello di collaborazione che negli anni è diventato uno degli elementi distintivi della manifestazione.

All’interno di questo percorso assume un ruolo strategico anche il complesso cavouriano, patrimonio della Città Metropolitana di Torino e sempre più integrato nella progettualità culturale e turistica santenese. La collaborazione tra Comune, Fondazione Cavour, Distretto del Cibo e realtà associative sta contribuendo alla costruzione di un sistema territoriale condiviso capace di mettere in relazione eventi, agricoltura, turismo e valorizzazione storica.

«Le esperienze realizzate nelle ultime settimane, dalla Fiera in Primavera al mercato Oltrecollina ospitato nel complesso cavouriano, dimostrano quanto sia importante creare connessioni tra tutte le realtà che operano sul territorio – conclude Migliore – con l’obiettivo di costruire una rete stabile nella quale cultura, cibo, paesaggio, agricoltura e promozione locale collaborino tra loro per rendere il territorio sempre più attrattivo dal punto di vista turistico, economico e culturale».

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