In Piemonte oltre tremila professionisti sanitari lavorano ai margini del sistema: medici, infermieri, fisioterapisti e odontoiatri formati in Paesi extra Ue che non hanno ancora ottenuto il pieno riconoscimento del titolo. Una platea di 3.224 persone che, secondo l’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, rappresenta insieme una risorsa e un potenziale fattore di criticità per la qualità dell’assistenza.
A sollevare il tema è stato il presidente Guido Giustetto, intervenuto durante l’assemblea dell’Ordine: «Non è un problema solo piemontese, ma va affrontato con urgenza perché può incidere sull’organizzazione e sulla qualità dei servizi offerti ai pazienti». Il nodo riguarda in particolare il mancato riconoscimento dei titoli da parte del Ministero della Salute, passaggio indispensabile per l’iscrizione agli albi professionali e per l’esercizio stabile della professione.
Nel dettaglio, la componente più numerosa è quella infermieristica, seguita da 518 medici e oltre 160 odontoiatri. Si tratta in larga parte di professionisti provenienti da America Latina, Europa dell’Est, Nord Africa e Asia. Una presenza che si è rafforzata negli ultimi anni, anche in risposta alla cronica carenza di personale sanitario, accentuata dall’invecchiamento della forza lavoro e dalle difficoltà di reclutamento nel sistema pubblico.
Proprio per fronteggiare questa emergenza, la Regione ha confermato la possibilità di ricorrere in modo strutturale a personale formato all’estero, prorogando fino al 2029 le norme che consentono l’esercizio temporaneo della professione. L’elenco aggiornato dei professionisti autorizzati, pubblicato lo scorso aprile, rappresenta oggi uno strumento fondamentale per garantire la continuità dei servizi, soprattutto negli ospedali e nelle strutture territoriali più in difficoltà.
Ma è qui che si inseriscono le perplessità dell’Ordine. Per accedere a questo elenco, infatti, è sufficiente una dichiarazione di possesso del titolo abilitante, senza una verifica sistematica attraverso canali ufficiali. «La Regione effettua un controllo documentale, ma non è in grado di valutare nel dettaglio il percorso di studi», osserva Giustetto. A questo si aggiunge l’assenza di requisiti stringenti sulla conoscenza della lingua italiana, elemento cruciale nel rapporto medico-paziente.
Il risultato, secondo l’Ordine, è un sistema che «continua a reggersi su un equilibrio fragile»: da un lato la necessità di coprire carenze sempre più marcate, dall’altro il rischio di consolidare un modello fondato su soluzioni emergenziali. Una dinamica che riflette un problema più ampio a livello nazionale ed europeo, dove la mobilità dei professionisti sanitari e la difficoltà di riconoscimento dei titoli rappresentano una sfida aperta.
Le soluzioni proposte puntano a trasformare l’emergenza in un percorso strutturato: investimenti nella formazione, programmazione più precisa del fabbisogno di personale, accelerazione delle procedure di riconoscimento e rafforzamento dei controlli. Non solo. L’Ordine chiede anche percorsi di stabilizzazione per chi già lavora nel sistema e una riflessione specifica sulla posizione degli odontoiatri, per i quali «la situazione presenta caratteristiche differenti e richiede una valutazione ad hoc».
Sul fondo resta una questione di equilibrio tra accesso ai servizi e garanzie di qualità. In un sistema sanitario sotto pressione, il contributo dei professionisti stranieri è sempre più indispensabile. Ma senza regole chiare e verifiche adeguate, il rischio è che la risposta alla carenza di personale si traduca in una soluzione temporanea destinata a diventare strutturale, senza le necessarie tutele per pazienti e operatori.