Torino si mette a nudo. Letteralmente e simbolicamente. Dal 9 aprile al 2 giugno 2026 il capoluogo piemontese torna a essere un grande laboratorio visivo diffuso con la terza edizione di Exposed Torino Photo Festival, che sceglie come tema proprio “Mettersi a nudo”: un invito diretto, quasi provocatorio, a interrogare identità, corpo e rappresentazione in un tempo dominato dalle immagini.
Non si tratta solo di fotografia, ma di uno sguardo critico sul presente. In un’epoca in cui tutto sembra esposto e condiviso, il festival prova a ribaltare la prospettiva: cosa significa davvero mostrarsi? E cosa, invece, resta nascosto? È su questa tensione che si costruisce un programma ampio e articolato, capace di attraversare l’intera città, dai grandi musei agli spazi indipendenti.
Con 18 mostre indoor e outdoor, incontri, proiezioni e letture portfolio, Exposed conferma la sua ambizione: non essere una semplice rassegna, ma un dispositivo culturale capace di attivare Torino e ridefinirne il ruolo nel panorama internazionale della fotografia. Un progetto che coinvolge istituzioni, artisti e pubblico in un dialogo continuo, trasformando la città in una piattaforma aperta e partecipata.
Al centro, la direzione artistica di Walter Guadagnini, tra le voci più autorevoli della fotografia contemporanea, che imprime al festival una linea chiara e riconoscibile. L’obiettivo è superare la dimensione espositiva tradizionale per costruire un racconto coerente, in cui le opere dialogano tra loro e con i luoghi che le ospitano.
Il tema “Mettersi a nudo” diventa così una chiave di lettura trasversale. Non solo il corpo come soggetto, ma l’identità come costruzione, la memoria come stratificazione, l’immagine come spazio di verità e ambiguità. La fotografia, più di altri linguaggi, si rivela strumento privilegiato per indagare queste contraddizioni: può svelare, ma anche nascondere; documentare, ma anche manipolare.
Tra i protagonisti della terza edizione figurano nomi che attraversano epoche e linguaggi diversi: da Toni Thorimbert a Bernard Plossu, da Ralph Gibson a Paola Agosti, fino a figure ibride come Yorgos Lanthimos, capace di muoversi tra cinema e fotografia. Un mosaico di sguardi che riflette la complessità del contemporaneo e la pluralità delle forme visive.
Non manca uno sguardo storico, con autori come Wilhelm von Gloeden e Carlo Mollino, che riportano al centro il rapporto tra corpo e rappresentazione, dimostrando quanto le questioni sollevate oggi affondino le radici in una lunga tradizione iconografica.
Promosso da una cabina di regia che riunisce istituzioni pubbliche e private – dalla Città di Torino alla Regione Piemonte, fino alle principali fondazioni bancarie – e coordinato dalla Fondazione per la Cultura Torino, il festival consolida una rete che punta a rafforzare la vocazione della città come capitale della fotografia.
Un elemento chiave è anche l’accessibilità: molte mostre, in particolare quelle outdoor, saranno gratuite grazie al Pass Exposed, scaricabile online, a conferma della volontà di aprire il festival a un pubblico ampio e trasversale.
Dopo le prime due edizioni, Exposed segna un salto di qualità, definendo con maggiore precisione la propria identità e ambizione. Non solo un evento, ma un progetto che prova a lasciare un segno duraturo nel tessuto culturale urbano.
In un tempo saturo di immagini, Torino sceglie dunque di fermarsi e guardare. Di togliere filtri, maschere, sovrastrutture. Di mettersi a nudo. E, forse, di capire qualcosa in più su ciò che siamo davvero.