Energia e crisi globale, Torino si muove

Favaro propone un tavolo, Tronzano: «Puntiamo su idroelettrico e nucleare»

Marco Cortese 08/04/2026
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Il tema dell’energia torna al centro del dibattito politico ed economico in Piemonte, alla luce delle tensioni internazionali e delle ripercussioni sui costi per imprese e famiglie. Il conflitto in Medio Oriente, con le sue conseguenze sui mercati globali, sta infatti alimentando nuove preoccupazioni tra le associazioni datoriali, che temono un ulteriore aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime.

A fare il punto è l’assessore regionale alle Attività produttive Andrea Tronzano, che dopo l'appello lanciato martedì dalle imprese piemontesi richiama la dimensione europea della questione: «Il tema energia è molto delicato e non dipende solo dalla Regione, ma in larga parte dall’Europa. Il Governo sta agendo e noi, per quanto di nostra competenza, stiamo portando avanti le gare sull’idroelettrico, che rappresenta il fulcro della nostra possibilità di aiutare le imprese sul fronte energetico».

Una leva, quella dell’idroelettrico, particolarmente strategica per il Piemonte, territorio ricco di risorse idriche e con una lunga tradizione in questo settore. L’obiettivo, spiega l’assessore, è quello di rafforzare la produzione locale e garantire maggiore stabilità nei costi per il tessuto produttivo. Ma lo sguardo si spinge anche oltre: «Non escludiamo il nucleare, sul quale vogliamo continuare a lavorare in sinergia con il Governo, perché riteniamo possa essere una strada da percorrere».

Il riferimento è al dibattito nazionale ed europeo sul ritorno all’energia nucleare di nuova generazione, considerata da alcuni una possibile soluzione per garantire sicurezza energetica e ridurre la dipendenza dalle fonti fossili, soprattutto in un contesto geopolitico instabile. Negli ultimi anni, infatti, diversi Paesi europei hanno riaperto il confronto su piccoli reattori modulari e tecnologie avanzate, mentre in Italia il tema resta oggetto di discussione politica.

A livello locale, intanto, cresce la preoccupazione delle imprese. La vicesindaca di Torino Michela Favaro raccoglie l’allarme lanciato dal mondo produttivo: «Di fronte a una situazione internazionale sempre più instabile, che si sta ripercuotendo sulla salute economica del Paese, non possiamo che fare nostro l’appello degli imprenditori e degli artigiani torinesi e piemontesi, preoccupati per l’aumento incontrollato dei costi dell’energia e delle materie prime».

Un aumento che rischia di incidere in modo significativo sulla competitività delle aziende, in particolare nei settori energivori come manifattura, metalmeccanica e chimica. Dopo i picchi registrati negli ultimi anni, legati anche alla crisi energetica europea e alle tensioni sui mercati del gas, le imprese temono una nuova fase di instabilità.

Favaro sottolinea la necessità di una risposta coordinata tra istituzioni: «Di fronte alla sfida che stiamo affrontando, tutte le istituzioni, da quelle locali a quelle nazionali, sono chiamate a fare la propria parte, studiando strategie utili a evitare spirali recessive che farebbero perdere posti di lavoro».

Da qui la proposta concreta: «Come Città di Torino ci mettiamo da subito a disposizione per aprire un tavolo tecnico trasversale e inter-istituzionale, che metta sul piatto azioni concrete e condivise per scongiurare gli effetti negativi di questa emergenza».

L’idea è quella di coinvolgere enti locali, Regione, Governo e rappresentanze delle imprese per individuare misure di sostegno e strumenti di contenimento dei costi, anche alla luce delle politiche europee in materia di energia e transizione ecologica.

Il tema si inserisce in un quadro più ampio, segnato dalla necessità di accelerare la diversificazione delle fonti energetiche, investire nelle rinnovabili e rafforzare l’autonomia energetica del Paese. In questo scenario, il Piemonte punta sulle proprie risorse – a partire dall’idroelettrico – senza escludere nuove soluzioni tecnologiche.

La partita, però, resta complessa e fortemente legata agli equilibri internazionali. E mentre i costi dell’energia continuano a rappresentare una delle principali incognite per il sistema produttivo, il territorio chiede risposte rapide per evitare che l’instabilità globale si traduca in un freno alla crescita economica e all’occupazione.

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