La guerra blocca i traffici per mare e per aria

Al Mit riunioni continue con gli operatori. L’allarme di Federlogistica: «Costi già insostenibili»

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Il viceministro Rixi al tavolo organizzato presso il Ministero
Si susseguono a Roma le riunioni al Mit, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, per cercare di capire come fronteggiare la crisi internazionale causata dalla guerra in Medio Oriente. Ieri si è svolto un nuovo tavolo di confronto con le associazioni di categoria dell’autotrasporto merci in conto terzi, convocato per avviare un approfondimento sulle principali questioni economiche che interessano il comparto in una fase particolarmente delicata per il settore. 
L’incontro, presieduto dal viceministro Edoardo Rixi, ha rappresentato un primo momento di confronto diretto con le organizzazioni rappresentative della filiera dell’autotrasporto a seguito della crisi in Medio Oriente, con l’obiettivo di raccogliere osservazioni, criticità e proposte operative rispetto alle dinamiche che stanno interessando il comparto.
Nel corso del tavolo sono stati affrontati i principali temi che incidono sulla sostenibilità economica delle imprese, a partire dall’andamento dei costi operativi, dalle ricadute dell’attuale contesto internazionale sui prezzi dell’energia e dei carburanti e dalle conseguenze che tali dinamiche stanno determinando sull’equilibrio del mercato del trasporto merci su gomma.
Nel suo intervento, il viceministro Rixi ha sottolineato l’importanza di mantenere aperto un confronto costante con le rappresentanze del settore, ribadendo la volontà del Governo di accompagnare il comparto in un percorso di rafforzamento strutturale.  «L’incontro si inserisce dunque in un percorso di ascolto e collaborazione istituzionale volto a individuare soluzioni condivise, nella consapevolezza del ruolo centrale che l’autotrasporto continua a svolgere per il funzionamento delle catene di approvvigionamento e per la competitività del sistema produttivo nazionale», si legge nella nota del Mit. Intanto, a Genova, il presidente di Federlogistica Davide Falteri, parla di paradosso a proposito del fatto che «l’importanza della logistica viene scoperta persino da gran parte delle industrie che quotidianamente la utilizzano e che dovrebbero sapere trattarsi di una componente essenziale dei costi dei loro prodotti finiti, solo sulle ali di un’emergenza e, come nel caso specifico, di un conflitto bellico». Secondo Davide Falteri a causa dei riflettori puntati sullo stretto di Hormuz e sulle oltre mille navi ferme in attesa di poter transitare dal Golfo Persico all’Oceano Indiano, l’attenzione si è concentrata sui traffici marittimi, sull’incremento record dei premi rischio guerra e sul blocco dei porti, ma l’esempio calzante di ciò che potrebbe accadere, se la guerra si prolungasse, è fornito dal settore aereo e in particolare dalla logistica connessa con l’air cargo. Il blocco dei voli su hub strategici come Dubai e Doha ha impattato in modo devastante sul settore della moda e del tessile, nonché con aerei cargo che per connettere l’Europa all’Estremo Oriente sono costretti a imboccare uno stretto canale al di sopra del Mar Caspio, tenendosi lontani anche da Afganistan e Pakistan, al fine di evitare «la contraerea» del conflitto russo-ucraino e di quello iraniano, si è creato un congestionamento drammatico di prodotti deperibili (in particolare farmaceutici e agroalimentari) negli aeroporti hub del Golfo e la capacità globale degli aerei cargo è diminuita repentinamente del 18% e sulla direttrice Asia-Medio Oriente-Europa di ben il 40%. «Tutto ora è legato al fattore tempo - sottolinea Falteri - se il conflitto in Iran si risolverà nel giro di un paio di settimane, sia il congestionamento di merci sia l’escalation dei prezzi (per gli esportatori le consegne aeree in Medio Oriente hanno visto le tariffe balzare del 53% in una settimana) potranno essere contenuti. In caso contrario la logistica il cui valore nel solo Golfo Persico è stimato in 115 miliardi di dollari, dovrà subire una rivoluzione che interesserà e peserà su tutti i principali settori. Dal trasporto aereo a quello marittimo, impattando sui traffici di idrocarburi, di container, di fertilizzanti (dal Golfo viene esportato un quantitativo pari al 5% del mercato mondiale), di elettronica, tessile moda. E a oggi, a scanso della fioritura di esperti in geopolitica e geoeconomia, non esiste nessuno in grado di formulare previsioni attendibili».
Direttore: DIEGO RUBERO
AUT. TRIB. CUNEO n° 688 del 20/12/23
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