Torino, il nuovo palazzetto dell’atletica porterà il nome di Livio Berruti

L’impianto indoor sorgerà accanto allo stadio Nebiolo

Felicia Bello 11/08/2026
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Torino potrebbe legare per sempre il nome di Livio Berruti a uno dei nuovi poli dell’atletica cittadina. La Città punta infatti a intitolare al campione olimpico dei 200 metri di Roma 1960 il futuro impianto indoor di almeno 3 mila metri quadrati previsto accanto allo stadio Primo Nebiolo, nel parco Ruffini.

«Sarebbe bello intitolare la nuova struttura a un gigante come Berruti, che ha fatto la storia di Torino», ha spiegato l’assessore comunale allo Sport Domenico Carretta. Un progetto che assume un significato particolare dopo la scomparsa del campione torinese e che punta contemporaneamente a rafforzare il ruolo del capoluogo piemontese nel panorama dell’atletica.

L’iter per la nuova struttura sta entrando nella fase operativa. «È in via di definizione l’iter e l’affidamento del progetto per dare vita al nuovo impianto indoor – ha annunciato Carretta –. Insieme allo stadio Nebiolo permetterà agli atleti di allenarsi al Ruffini per tutto l’anno. Torino diventerà un polo all’avanguardia per tutta l’atletica internazionale. E l’idea è che porti il nome di Livio Berruti».

Non sarebbe l’unico omaggio. Tra le ipotesi c’è anche quella di organizzare allo stadio Nebiolo un grande evento dedicato al velocista piemontese, coinvolgendo alcuni dei nomi più importanti dell’atletica italiana contemporanea, come Marcell Jacobs e Filippo Tortu. Una sorta di passaggio ideale tra generazioni diverse della velocità azzurra, unite dal filo dei grandi risultati internazionali.

L’idea trova già la disponibilità della Federazione italiana di atletica leggera. «Livio Berruti è stato un amico, un grande atleta simbolo del boom economico – ha ricordato il presidente della Fidal, Stefano Mei –. L’idea di intitolargli l’impianto indoor torinese che nascerà di fianco al Nebiolo è bellissima». La Federazione apre anche alla possibilità di collaborare all’organizzazione dell’evento: «Con ospiti i campioni italiani siamo pronti a lavorare insieme al Comune: è un grande modo per rendere omaggio a una leggenda come Berruti».

L’ultimo saluto al campione olimpico è previsto per mercoledì 12 agosto a Stroppiana, nel Vercellese, il paese di poco più di mille abitanti al quale Berruti era profondamente legato fin dagli anni della giovinezza. Per espressa volontà della moglie Silvia Balma, il funerale si svolgerà in forma riservata.

È proprio a Stroppiana che affondano alcune delle radici della storia sportiva di Berruti. Nelle sale del Consiglio comunale è custodito uno dei cimeli più preziosi della sua carriera: le scarpe con cui conquistò la medaglia d’oro nei 200 metri alle Olimpiadi di Roma del 1960. Nel paese era conosciuto come “l’Angelo”, un soprannome legato all’eleganza e alla leggerezza della sua corsa. «Durante il conferimento della cittadinanza onoraria e in altre occasioni, Livio ci raccontava che si allenava correndo dietro ai gatti del paese», ha ricordato l’ex sindaca Maria Grazia Ennas.

Ma è soprattutto Torino la città alla quale è legata gran parte della sua vita. Qui Berruti studiò, si laureò in Chimica, vestì i colori del Cus Torino e costruì una carriera destinata a entrare nella storia dello sport italiano. E sempre a Torino, molti decenni dopo il trionfo romano, tornò protagonista dell’avventura olimpica in occasione dei Giochi invernali del 2006.

«Con la scomparsa di Livio Berruti, il Piemonte e l’Italia perdono un simbolo dello sport nazionale e un uomo speciale. La sua straordinaria vittoria alle Olimpiadi di Roma del 1960 resterà per sempre nella nostra storia», ha sottolineato il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio.

Il sindaco Stefano Lo Russo ha invece ricordato proprio il rapporto tra Berruti e le Olimpiadi torinesi: «Dopo essere divenuto noto in tutto il mondo per il risultato alle Olimpiadi di Roma nel 1960 fu tra i protagonisti più attivi quando la fiaccola olimpica si accese nella nostra città, nel 2006, ricordandoci che le Olimpiadi sono un momento di sport ma anche un potente messaggio di fratellanza e di pace in tutto il mondo».

A chiedere che il ricordo si trasformi in qualcosa di concreto è anche Riccardo D’Elicio, presidente del Cus Torino, società nella quale militò Berruti. «Spero che Torino gli dedichi uno spazio, come abbiamo fatto con lo stadio per Primo Nebiolo: io credo che Livio meriti un ricordo della città molto, molto importante». D’Elicio vorrebbe inoltre dedicare alla memoria del campione gli eventuali Campionati italiani assoluti di atletica che dovessero essere assegnati a Torino.

L’intitolazione del nuovo impianto indoor del Ruffini potrebbe ora rappresentare la risposta della città a quell’auspicio: affiancare il nome di Livio Berruti a quello di Primo Nebiolo e trasformare il polo torinese dell’atletica anche in un luogo della memoria dei grandi protagonisti piemontesi dello sport.

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