Torino ha accolto fino a domenica scorsa, per quattro giorni, produttori, cuochi, esperti, delegati e giovani arrivati dai cinque continenti.
Terra Madre Salone del Gusto 2026 ha trasformato il centro della città in un grande spazio di incontro, confronto e partecipazione, celebrando i 40 anni di Slow Food e i 30 anni del Salone del Gusto.
Migliaia di persone, accomunate dalla volontà di difendere il cibo buono, pulito e giusto, hanno portato sotto la Mole storie, culture e tradizioni diverse. Un mosaico umano che ha trovato nella biodiversità il proprio filo conduttore e nella cura della terra una prospettiva per il futuro.
l messaggio della sedicesima edizione è racchiuso nel claim ‘Biodiversity - Be Diversity’. Una sfida che ha chiamato in causa agricoltori, allevatori, pescatori, cuochi, gastronomi e consumatori, riuniti nell’idea di una grande alleanza per la pace tra i popoli e con la natura.
Durante la cerimonia di apertura, il presidente della Repubblica ha sottolineato il valore della biodiversità come sfida decisiva per il futuro, richiamando la definizione di Carlo Petrini come «la chiave della nostra sopravvivenza». Da qui l’appello a costruire una comunità del cibo capace di impegnarsi per la pace.
Nelle strade e nelle piazze di Torino, lingue, colori, sapori e gesti differenti si sono intrecciati tra palazzi storici e cortili, restituendo alla città l’immagine concreta di una comunità internazionale unita dalle proprie diversità.
«In un mondo attraversato da conflitti e divisioni, da un egoismo dominante, la diversità è il punto di partenza per immaginare una società globale fondata sull’apertura, sul rispetto reciproco e sulla solidarietà», ha dichiarato Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia. Il cibo, ha aggiunto, può diventare uno strumento di dialogo perché nasce da scambi, viaggi e contaminazioni, mentre la produzione alimentare può contribuire a un rapporto più equilibrato con le risorse naturali.
Nappini ha richiamato anche le testimonianze arrivate dalle aree di conflitto, tra cui quella della palestinese Fidaa Abuhamdiya, intervenuta insieme ai sindaci di Betlemme, Gerico e Beit Jala. Al centro, il tema dell’esproprio delle terre e delle conseguenze sulle produzioni, sui manufatti e sulle culture locali.
L’altro fronte è quello ambientale. Per Slow Food, chi protegge la biodiversità e pratica l’agroecologia rappresenta già un modello alternativo di produzione, in un contesto segnato dalla crisi climatica e dalle conseguenze dei conflitti sulle filiere agricole.
Terra Madre ha rafforzato anche la collaborazione tra Slow Food, istituzioni e territori. Regione Piemonte e Città di Torino hanno partecipato all’organizzazione di una manifestazione che, dopo trent’anni, continua a intrecciarsi con la vita della città.
Il tema della biodiversità è stato rilanciato anche attraverso il progetto dell’Arca del Gusto. A Torino sono arrivati centinaia di prodotti a rischio di estinzione, raccolti nei 18 volumi degli Atlanti dell’Arca del Gusto, realizzati grazie alla rete Slow Food e alla collaborazione tra Slow Food Italia e l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.
«La chiusura di questa straordinaria edizione di Terra Madre ci lascia addosso un profondo senso di gratitudine», ha sottolineato Domenico Carretta, assessore allo Sport, Grandi eventi e Turismo della Città di Torino. Il ringraziamento dell’amministrazione è andato soprattutto ai cittadini, che hanno contribuito all’accoglienza e alla riuscita della manifestazione.
Per Carretta, i 120 Paesi rappresentati, i 1.500 delegati e gli spazi espositivi hanno trasformato Torino in un luogo di confronto internazionale, mentre la diversità culturale emersa durante l’evento ha rappresentato uno degli elementi centrali della manifestazione.
Anche dalla Regione Piemonte è arrivato un bilancio positivo. Il presidente Alberto Cirio e gli assessori Paolo Bongioanni e Marco Gallo hanno sottolineato la partecipazione registrata nelle aree dedicate al territorio e il ruolo della manifestazione nella promozione delle eccellenze agroalimentari, delle montagne e delle foreste piemontesi.
La conclusione di Terra Madre non segna però la fine delle attività. Slow Food guarda già ai prossimi appuntamenti, a partire dai progetti dedicati alle scuole, ai giovani e alle Terre Alte, territori che rappresentano una parte significativa del Paese e custodiscono una quota importante della biodiversità.
A fine ottobre prenderà il via un programma di lezioni online destinato ai giovani italiani e propedeutico alla Scuola di Terre Alte. Il progetto prevede laboratori e corsi nelle aziende agricole tra Alpi e Appennini, con l’obiettivo di avvicinare le nuove generazioni ai mestieri legati ai territori montani e appenninici.
Il 16 ottobre, in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione, partirà inoltre la campagna Terre AltRe. Riabitare e resistere. Per oltre un mese la rete Slow Food promuoverà pascoli, alpeggi, boschi e castagneti attraverso visite, laboratori, attività didattiche e iniziative con produttori dei Presìdi Slow Food e dei Mercati della Terra.
Anche gli Atlanti dell’Arca del Gusto avranno una nuova vita. Dopo la presentazione a Terra Madre, saranno portati nelle scuole, nelle università, nelle biblioteche, nei mercati e nelle osterie, diventando anche strumenti didattici per il progetto Orto Slow Food.
La manifestazione ha coinvolto direttamente la città. Oltre 600 volontari e volontarie hanno collaborato alla gestione dei punti informativi, delle isole ecologiche e delle attività, affiancati da oltre 100 studenti dell’Istituto Alberghiero Colombatto e dall’Istituto Gioberti per le iniziative dedicate all’educazione.
Slow Food ha ringraziato cittadini e commercianti per aver accolto l’evento nonostante le modifiche alla viabilità. Un contributo è arrivato anche dalle realtà culturali e istituzionali che hanno aperto i propri spazi, dai Musei Reali a Palazzo Carignano, dal Museo Nazionale del Risorgimento Italiano a Palazzo Madama, insieme a numerose altre sedi coinvolte nelle attività.
La rete di collaborazioni ha interessato anche il Mercato Centrale, il Centro Studi Sereno Regis, Urban Lab, la Camera di commercio di Torino, Palazzo Birago e diversi ristoranti e realtà del territorio. Il Cottolengo ha raccolto i prodotti donati al termine della manifestazione, mentre Amiat ha curato il servizio di raccolta dei rifiuti.
L’edizione 2026 ha proposto circa 1.000 eventi, tra cui 200 conferenze, 65 Laboratori del Gusto, più di 60 Appuntamenti a Tavola e oltre 400 iniziative organizzate negli spazi di partner, Regioni e istituzioni. Sono stati inoltre coinvolti più di 50 cuochi e oltre 90 realtà torinesi nelle attività di Terra Madre Off.
Il Mercato ha riunito più di 600 espositori, tra produttori, artigiani, realtà dello street food e birrifici artigianali, con 40 presenze internazionali. I Presìdi Slow Food presenti sono stati oltre 130, mentre l’Enoteca ha proposto più di 300 etichette italiane.
Alla manifestazione hanno partecipato 1.500 delegati della rete Terra Madre provenienti da 120 Paesi. Oltre 700 studenti hanno preso parte alle attività educative, mentre 400 buyer e operatori professionali hanno partecipato grazie al supporto di Ice e della Camera di commercio di Torino.
Sono stati oltre 600 i volontari coinvolti nell’evento, ai quali si sono aggiunti circa 300 soci Slow Food impegnati nelle associazioni territoriali.
Per Slow Food, il bilancio della manifestazione si lega così alla volontà di trasformare l’esperienza di Torino in un percorso destinato a proseguire nei territori. Una rete fatta di persone, produzioni e culture differenti, con la biodiversità come punto d’incontro.
L’appuntamento è ora fissato al 2028. La conclusione riprende il messaggio affidato dal presidente della Repubblica alla manifestazione: «Buona semina!».