Preso Sciacca, volto dell’area anarchica

Sentenza torinese eseguita: 4 anni e 5 mesi per Sciacca. Esulta Forza Italia

Carlo Santori 23/03/2026
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Lo cercavano da giorni, monitorando spostamenti e contatti, fino a intercettarne il rientro in città. È finita nel centro storico di Catania la latitanza “mobile” di Giuseppe Sciacca, 47 anni, figura ritenuta di primo piano dell’anarchismo insurrezionalista italiano, arrestato dalla Digos in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dalla Procura generale presso la Corte d’Appello di Torino.

Per Sciacca si sono aperte le porte della casa circondariale etnea: deve scontare una condanna definitiva a 4 anni e 5 mesi di reclusione, oltre a una multa di 17mila euro, per reati legati alla fabbricazione e detenzione di ordigni esplosivi. La sentenza, pronunciata nell’ambito dell’inchiesta “Scintilla”, è confluita nel provvedimento di cumulo pene del settembre 2025.

Gli investigatori lo hanno bloccato la sera del 21 marzo nei pressi dell’abitazione dei familiari, dopo aver ricostruito i suoi movimenti. Negli ultimi mesi Sciacca si era stabilito a Roma, ma continuava a spostarsi frequentemente tra diverse città italiane e all’estero, una strategia che – secondo gli inquirenti – gli avrebbe consentito di mantenere contatti con ambienti antagonisti e sottrarsi a un monitoraggio costante.

Il suo nome non è nuovo alle cronache giudiziarie. Già nel 2019 era stato arrestato dalla Digos di Torino proprio nell’ambito dell’operazione “Scintilla”, una delle più rilevanti indagini contro l’area anarchica torinese. L’inchiesta aveva portato a 14 misure cautelari e allo sgombero dell’Asilo Occupato, storico punto di riferimento dell’area antagonista, dando origine a settimane di tensioni e violenze nel capoluogo piemontese.

Secondo l’accusa, Sciacca era coinvolto nell’invio di un plico esplosivo nel 2016 a una società fornitrice del centro di permanenza per i rimpatri di Torino. A incastrarlo furono tracce di Dna sulla confezione. Un episodio che gli investigatori collocano in una strategia più ampia di azioni dimostrative e intimidatorie riconducibili alla galassia anarchica insurrezionalista.

Ma il curriculum giudiziario dell’uomo affonda le radici ben prima. Nel 2004 era stato fermato per il lancio di bottiglie incendiarie contro la stazione dei carabinieri di piazza Dante a Catania. Nel 2008 risultava coinvolto in episodi violenti durante una protesta contro la “Cittadella militare” di Mattarello, a Trento, e nello stesso anno fu arrestato per un attacco con ordigni contro la polizia municipale di Parma.

Negli anni più recenti, tra il 2021 e il 2023, Sciacca ha esteso la propria attività anche all’estero, in particolare in Spagna. A Barcellona sarebbe stato individuato come figura attiva in ambienti anarchici legati a immobili occupati, all’interno dei quali furono rinvenuti materiali esplosivi e incendiari. Per quei fatti fu arrestato al confine di La Junquera in esecuzione di un mandato internazionale.

Un profilo, quello delineato dagli investigatori, che conferma il ruolo di collegamento tra diverse realtà antagoniste europee e la persistenza di una rete anarchica capace di muoversi tra Italia e estero, alternando militanza politica e azioni violente.

L’arresto di Sciacca viene considerato dagli inquirenti un risultato operativo di rilievo, anche alla luce del contesto torinese, storicamente segnato dalla presenza di frange anarchiche radicali. Negli ultimi anni, proprio a Torino, l’area insurrezionalista ha mostrato capacità di mobilitazione e tensione, tra azioni dimostrative, scontri di piazza e campagne contro strutture statali e aziende ritenute simboli del sistema.

Con il ritorno in carcere di uno dei suoi esponenti più noti, gli investigatori ritengono di aver inferto un colpo significativo a un ambiente che, pur frammentato, continua a rappresentare un osservato speciale per le forze di sicurezza.

Il segretario cittadino di Forza Italia a Torino Marco Fontana commenta: «Finalmente giustizia contro uno dei simboli del mondo anarchico. Lo Stato c'è e questo arresto segna una ferita profonda nel mondo degli antagonisti. Il senso di impunità è il loro migliore alleato, lo si comprende molto bene dalle richieste di condanna o dalle condanne leggere a loro comminate per eventi eversivi che non sono compatibili con la democrazia di un Paese. Restiamo in attesa che anche sulla vicenda di Askatasuna vengano finalmente riconosciute le condanne a chi da anni mette a ferro e fuoco non solo Torino ma anche la Val di Susa e i cantieri Tav».

 

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