Nella Sala Trasparenza del Grattacielo della Regione Piemonte si è acceso il confronto su lavoro e parità con l’incontro «L’Italia in chiave di genere - Lavoro, impresa e partecipazione femminile per la crescita del Paese», promosso dalla Consigliera di parità nazionale insieme alla Consigliera di parità regionale.
Al centro, la presentazione della prima Relazione biennale sull’attuazione della normativa in materia di parità e pari opportunità nel lavoro, documento che fotografa lo stato dell’arte nel triennio 2022-2024 e misura progressi e ritardi lungo il percorso verso un mercato del lavoro più equo.
L’iniziativa, ospitata nella sede della Regione Piemonte, ha riunito istituzioni, professionisti, mondo accademico e imprese, chiamati a discutere dati, strumenti e prospettive.
Dopo i saluti istituzionali e gli interventi tecnici, la riflessione si è allargata alle testimonianze aziendali e a una tavola rotonda con rappresentanti di enti previdenziali, organizzazioni datoriali e sindacali, in un dialogo che ha intrecciato analisi normativa e ricadute concrete sui territori.
A chiudere i lavori sono stati la vicepresidente e assessora al Lavoro della Regione Piemonte, Elena Chiorino, e l’assessora alle Pari opportunità Marina Chiarelli, che hanno ribadito l’impegno dell’ente su risorse e programmazione.
«La parità nel lavoro – ha affermato Elena Chiorino – si costruisce intervenendo sui nodi strutturali che ancora frenano la partecipazione femminile . Il primo è la conciliazione tra vita e professione: con il Piano A.L.Fa abbiamo compiuto una scelta politica chiara, stanziando 17 milioni di euro per rimuovere ostacoli concreti che troppo spesso costringono le donne a scegliere tra carriera e famiglia. Il welfare aziendale è una vera politica attiva del lavoro: rafforza l’occupazione femminile, sostiene le imprese e migliora la qualità della vita».
Per l’assessora, «la parità non è un costo, ma un investimento strategico», capace di incidere sulla crescita regionale e nazionale.
Dalla Relazione emergono segnali incoraggianti ma anche criticità persistenti. Il tasso di occupazione femminile nella fascia attiva ha raggiunto il 52,5%, dato che segna un avanzamento ma che resta distante dagli obiettivi europei.
Permane una forte concentrazione delle donne in alcuni comparti – istruzione, sanità, commercio e servizi sociali – e una presenza ancora limitata nei ruoli apicali.
Il divario retributivo di genere (il ‘gender gap’) continua a manifestarsi, con differenze più marcate nelle grandi imprese e nel commercio, mentre nelle piccole e medie aziende l’ampiezza del gap risulta più contenuta.
Centrale resta il tema della conciliazione. Nonostante incentivi e correttivi normativi, i congedi parentali sono utilizzati in misura ancora ridotta dai padri, confermando una distribuzione squilibrata del lavoro di cura.
La Relazione analizza inoltre l’andamento dei congedi di maternità, paternità e parentali, gli esoneri contributivi, le convalide delle dimissioni dei neo-genitori e i dati relativi alla salute e sicurezza sul lavoro in ottica di genere, al contrasto delle molestie e al sostegno alle donne vittime di violenza.
In questo quadro, strumenti come la certificazione della parità e l’estensione dell’obbligo di redazione dei rapporti aziendali vengono indicati come leve decisive per promuovere trasparenza, premiare le imprese virtuose e orientare i modelli organizzativi verso criteri più inclusivi.
«La parità di genere non è solo un principio, ma una responsabilità concreta delle istituzioni», ha sottolineato Marina Chiarelli, ricordando che la Regione Piemonte interviene con 5,5 milioni di euro sui capitoli legati a Pari opportunità e welfare.
Nel 2024 circa 300 mila euro sono stati destinati a progetti educativi e culturali contro la violenza di genere e per la prevenzione nelle scuole, mentre circa 4 mila donne sono state accompagnate attraverso servizi e percorsi sostenuti dall’ente.
«Intervenire sui territori e sulle nuove generazioni significa costruire una cultura del rispetto e della consapevolezza», ha aggiunto l’assessora regionale alla Cultura.
La Relazione richiama anche il quadro europeo, con il recepimento entro giugno 2026 delle direttive Ue 2023/970 e 2024/1500, considerate un passaggio cruciale per rafforzare gli strumenti contro il divario retributivo e consolidare il sistema di parità, a condizione che siano garantite risorse adeguate.
Viene inoltre ribadita la necessità di politiche integrate e di lungo periodo, capaci di agire su più piani: monitoraggio delle misure esistenti, contrasto agli stereotipi, promozione di modelli educativi inclusivi, sostegno alla flessibilità sostenibile, tutela della maternità e ampliamento dei servizi per l’infanzia e l’assistenza domiciliare. Un percorso coerente con la Missione 5 del Pnrr, che individua nella riduzione dei divari di genere una priorità strategica per la coesione sociale, l’innovazione e la competitività del Paese.
«È stato un momento di confronto sui progressi fatti e sulle criticità ancora aperte», ha concluso la consigliera regionale di Parità, Chiara Cerrato, evidenziando l’importanza di uno sguardo ‘polisistemico’ capace di mettere in rete istituzioni, imprese e società civile per trasformare i principi in risultati concretamente misurabili.