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Nucleare, l’Italia riapre la strada dopo 35 anni grazie ad un piemontese

La legge delega sul nucleare è stata approvata in via definitiva. Per il ministro sarà una fonte programmabile da affiancare alle rinnovabili

Felicia Bello 24/09/2026
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«Sento di aver fatto un passo importante per il Paese: è una legge per il futuro energetico dell’Italia». Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica piemontese, rivendica così il risultato del percorso parlamentare che il 23 settembre ha portato all’approvazione definitiva della legge delega sul nucleare sostenibile. Il provvedimento, non ancora pubblicato, affida al Governo il compito di tradurre la cornice normativa in regole operative attraverso uno o più decreti legislativi. Non autorizza da solo la costruzione di centrali: definisce il quadro entro cui valutare le tecnologie, gli impianti e i relativi requisiti di sicurezza. 

Per comprendere la portata di questo passaggio bisogna tornare alla storia nucleare italiana. La produzione era iniziata negli anni Sessanta, ma dopo il disastro di Chernobyl del 1986 maturò una forte opposizione pubblica. Nel referendum del 1987 gli elettori si espressero su norme riguardanti, tra l’altro, la localizzazione delle centrali e gli incentivi ai Comuni che le ospitavano. Il voto aprì la strada alla sospensione dei progetti e alla chiusura degli impianti ancora in funzione: la produzione nucleare in Italia cessò nel 1990. Un nuovo tentativo di rilancio fu avviato decenni dopo, ma nel 2011, dopo l’incidente di Fukushima, un altro referendum abrogò le disposizioni che consentivano di procedere alla localizzazione e alla realizzazione di centrali. 

La delega approvata segna dunque un cambio di fase: non riattiva automaticamente gli impianti né individua siti, ma incarica il Governo di predisporre una disciplina organica per la produzione e l’utilizzo dell’energia nucleare sostenibile e da fusione. I decreti dovranno affrontare l’intero ciclo: ricerca e sperimentazione, scelta e autorizzazione dei siti, costruzione ed esercizio degli impianti, produzione e riprocessamento del combustibile, gestione dei rifiuti radioattivi e dismissione. Rientrano nel mandato anche il riordino delle regole di vigilanza e sicurezza, la formazione delle professionalità necessarie e la valorizzazione dei territori interessati. Il Governo dovrà esercitare la delega entro dodici mesi dall’entrata in vigore della legge, acquisendo i pareri previsti e l’intesa della Conferenza unificata. 

Pichetto Fratin insiste sulla gradualità: «È stato un percorso graduale, com’era giusto fosse, e che aggiunge una possibilità affinché il Paese possa crescere ed essere più competitivo». Tra gli strumenti da valutare nei prossimi anni cita anche i mini-reattori. La sua tesi è che una fonte programmabile possa affiancare le rinnovabili e contribuire a integrarle nel sistema, mentre la domanda di energia aumenta. «Non solo dotiamo il Paese, in prospettiva, di una fonte di energia programmabile, ma forniamo un assist per integrare le rinnovabili nel sistema energetico italiano».

A sostegno dell’urgenza, il ministro richiama le stime sul fabbisogno: nel 2040 potrebbero servire almeno 100-150 terawattora in più rispetto a oggi; la produzione italiana, secondo i dati citati da Pichetto, sarebbe già inferiore ai consumi di circa 50 TWh. «Se già oggi siamo carenti di 50 TWh nella nostra produzione, l’indipendenza e la sicurezza del Paese vengono meno», afferma. Per questo la legge, nella sua lettura, non riguarda soltanto la scelta di una tecnologia, ma la possibilità di costruire un sistema energetico adeguato ai bisogni futuri e meno esposto alle dipendenze dall’estero.

Il ministro rivendica inoltre il lavoro preparatorio della Piattaforma nazionale per un nucleare sostenibile, le analisi e le verifiche svolte e il contributo di università, enti di ricerca e imprese. «Da questo discenderanno le norme di attuazione, che sono la parte operativa, tecnica e di sicurezza», sottolinea. L’approvazione parlamentare è quindi il traguardo di una fase politica e l’avvio di quella più concreta: fissare standard, procedure e responsabilità, prima di qualsiasi decisione sugli impianti.

Pichetto immagina che il percorso possa portare, all’inizio del prossimo decennio, all’avvio della produzione nucleare. È un orizzonte che dipenderà dai decreti, dalle valutazioni tecniche e dalle decisioni successive. «A me premeva fornire un quadro normativo per dare serenità alle scelte che dovranno portarci» a quel traguardo, afferma. E conclude rivendicando il senso generazionale del provvedimento: «Credo di aver reso un buon servizio alle future generazioni».

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