La Procura di Torino ha predisposto la richiesta di rinvio a giudizio per John Elkann e per il commercialista Gianluca Ferrero nell’ambito dell’inchiesta sull’eredità di Gianni Agnelli. Si tratta di un passaggio definito “atto dovuto” dopo l’ordinanza del gip che, lo scorso dicembre, ha disposto l’imputazione coatta respingendo solo in parte la richiesta di archiviazione avanzata dai pubblici ministeri.
Al centro del fascicolo due capi d’accusa relativi a presunti illeciti fiscali che, secondo il giudice, non sarebbero assorbiti dal reato di truffa ipotizzato inizialmente dalla procura. Una valutazione diversa da quella dei pm, che ora apre la strada all’udienza preliminare. In quella sede, come evidenziano anche diverse ricostruzioni apparse sulle principali testate nazionali, la stessa procura potrebbe tornare a chiedere il non luogo a procedere, qualora decidesse di non discostarsi dall’impostazione originaria dell’inchiesta.
La difesa di Elkann ha già reagito con fermezza. «Si tratta di un atto ampiamente atteso dopo la decisione del gip, contro la quale abbiamo presentato ricorso in Cassazione», fanno sapere i legali dell’imprenditore. «Ribadiamo – aggiungono – che le accuse mosse a John Elkann sono del tutto prive di fondamento».
Un’indagine complessa e dal forte impatto simbolico, che intreccia diritto penale, profili fiscali e una delle eredità più rilevanti della storia industriale italiana, e che ora entra in una fase decisiva sul piano processuale.