L’artigianato piemontese vede meno nero: migliorano lavoro ed export

Scende dal 70,07% al 66,89% la quota di aziende senza investimenti programmati. Occupazione da -4,43% a -1,77%

Walter Caputo 12/08/2026
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L’artigianato piemontese prova lentamente a risalire la china. Le aspettative delle imprese per il terzo trimestre del 2026 restano prevalentemente improntate alla cautela e diversi indicatori continuano a muoversi in territorio negativo, ma rispetto alla precedente rilevazione emergono alcuni segnali di attenuazione delle difficoltà. Migliorano soprattutto le prospettive sull’occupazione e sull’export, mentre cresce la quota di aziende intenzionate a investire. A preoccupare rimangono invece il livello degli ordini, ancora debole, e una maggiore incertezza sulla puntualità degli incassi.

È il quadro che emerge dalla seconda indagine congiunturale trimestrale del 2026 realizzata dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Piemonte attraverso un questionario telematico sottoposto a un campione di 2.250 aziende dei settori della produzione e dei servizi maggiormente rappresentativi dell’artigianato regionale.

Uno dei segnali più incoraggianti arriva dal mercato del lavoro. Il saldo delle previsioni sull’andamento occupazionale resta negativo, ma passa dal -4,43% al -1,77%, avvicinandosi sensibilmente alla soglia di equilibrio. In sostanza, pur non delineandosi ancora una vera inversione di tendenza, diminuisce in maniera consistente la prevalenza delle imprese che prevedono una contrazione degli organici rispetto a quelle che si attendono una crescita.

Più contenuto il miglioramento sul fronte dell’apprendistato. Il saldo relativo alle intenzioni di assumere apprendisti passa dal -24,49% al -23,58%. Il dato resta quindi fortemente negativo e conferma le difficoltà delle imprese nel programmare nuovi ingressi attraverso uno degli strumenti tradizionalmente più importanti per il ricambio generazionale e la formazione professionale nell’artigianato.

Qualche segnale positivo arriva anche dall’attività produttiva. Le aspettative sulla produzione totale migliorano leggermente, con il saldo che passa dal -17,61% al -17,02%. Una variazione limitata, che non cancella la debolezza della domanda, ma indica almeno una stabilizzazione rispetto alle rilevazioni precedenti.

Analoga la situazione degli ordini. Il saldo delle aspettative sull’acquisizione di nuove commesse rimane ampiamente sotto lo zero, pur recuperando dal -20,65% al -20,22%. Anche in questo caso il movimento è minimo e restituisce l’immagine di un sistema produttivo che non ha ancora ritrovato una crescita robusta, ma nel quale la fase di deterioramento sembra almeno rallentare.

Più marcata è invece la variazione registrata sul versante internazionale. La previsione relativa all’acquisizione di nuovi ordini dall’estero passa dal -46,61% al -41,90%, recuperando quasi cinque punti percentuali. Parallelamente, la quota degli imprenditori che prevede una diminuzione degli ordini destinati all’esportazione scende dal 49,49% al 47,20%. Quasi un’impresa su due continua dunque ad aspettarsi una flessione dell’export, ma anche in questo caso il quadro risulta meno negativo rispetto alla precedente indagine.

Un altro indicatore da osservare riguarda gli investimenti. La percentuale delle aziende che dichiara di non averne programmati diminuisce dal 70,07% al 66,89%. Significa che circa un terzo delle imprese intervistate prevede ora qualche forma di investimento. Un segnale significativo soprattutto in una fase caratterizzata da incertezza geopolitica, domanda debole e difficoltà di accesso alle risorse finanziarie.

Non tutti gli indicatori, però, si muovono nella stessa direzione. Sul fronte della liquidità emerge un peggioramento delle aspettative. La quota di imprese che prevede regolarità negli incassi diminuisce dal 66,02% al 63,43%. I pagamenti anticipati restano un fenomeno marginale, anche se passano dallo 0,11% allo 0,65%, mentre la quota di aziende che si attende ritardi negli incassi rimane attestata al 33,87%. Un elemento particolarmente delicato per le micro e piccole imprese, nelle quali eventuali ritardi nei pagamenti possono tradursi rapidamente in tensioni finanziarie.

A leggere i numeri come il possibile avvio di una fase di graduale recupero, senza però sottovalutare le fragilità ancora presenti, è il presidente di Confartigianato Imprese Piemonte, Giorgio Felici.

«L’indagine congiunturale relativa al terzo trimestre del 2026 ci restituisce un clima di timida risalita, seppur caratterizzato da dati che persistono nella loro negatività – sottolinea Felici –. Gli artigiani continuano ad operare con attenzione e lungimiranza, nonostante la situazione sociopolitica globale, che incide pesantemente nella quotidianità imprenditoriale delle micro e piccole imprese».

Per Confartigianato, proprio l’occupazione rappresenta uno degli indicatori da seguire con maggiore attenzione nei prossimi mesi. «Un dato significativo che emerge dalle risposte degli imprenditori piemontesi è l’andamento occupazionale, che, seppur caratterizzato dal segno negativo, fa registrare una forte diminuzione della negatività dal -4,43% al -1,77% – osserva Felici –. Si tratta certo di un aumento previsionale esiguo, che però occorre mettere in risalto per evidenziare piccoli segnali di risanamento del nostro comparto».

Il secondo elemento sul quale l’associazione concentra l’attenzione è l’export. Il recupero di quasi cinque punti del saldo sulle aspettative degli ordini esteri viene interpretato come un segnale importante, soprattutto considerando il peso delle tensioni internazionali sulle filiere produttive e commerciali.

«Anche il dato previsionale riguardo l’acquisizione di nuovi ordini per esportazioni è in risalita, in continuità con lo scorso trimestre, dal -46,61% al -41,90% – prosegue il presidente di Confartigianato Piemonte –. Occorre sottolineare come il dato sia ancora fortemente negativo, ma la contrazione della negatività è un fatto che deve necessariamente essere posto in rilievo».

Da qui il richiamo al sistema bancario e alla necessità di sostenere gli investimenti delle imprese. Secondo Felici, i segnali di recupero rischiano infatti di non consolidarsi senza un adeguato accesso al credito. Confartigianato chiede quindi maggiore attenzione verso le esigenze finanziarie delle aziende artigiane, mettendo in evidenza il divario tra le difficoltà incontrate dall’economia reale e i risultati del settore bancario.

«Gli istituti bancari devono comprendere l’importanza della concessione di credito alle imprese artigiane – afferma Felici –, una situazione critica che si contrappone ai floridi bilanci che le banche presentano a fronte di una stagnazione dell’economia reale».

Il quadro complessivo resta dunque sospeso tra una debole ripresa delle aspettative e problemi strutturali ancora lontani dall’essere superati. Occupazione, produzione, ordini ed esportazioni mostrano variazioni favorevoli, ma quasi tutti i rispettivi saldi rimangono negativi. Allo stesso tempo, la maggiore propensione a investire rappresenta un segnale di fiducia che potrebbe rafforzarsi qualora le imprese potessero contare su condizioni economiche e finanziarie più stabili.

Per questo Confartigianato invita a non interpretare il miglioramento come un punto di arrivo. «La leggera flessione della negatività dei dati previsionali di questo semestre è positiva, ma deve diventare un indicatore strategico per adottare manovre utili ad agevolare le micro e piccole imprese – conclude Felici –. Bisogna intervenire per permettere alle nostre imprese una visione stabile di lungo periodo, scongiurando il perdurare di un’alternanza che provoca incertezza».

La fotografia del terzo trimestre è quindi quella di un artigianato piemontese ancora sotto pressione, ma meno pessimista rispetto ai mesi precedenti. I primi segnali di recupero ci sono, soprattutto sul lavoro, sull’export e sulla propensione agli investimenti. Per trasformarli in una vera inversione di tendenza, però, serviranno continuità della domanda, maggiore certezza economica e condizioni che consentano alle piccole imprese di tornare a programmare crescita, assunzioni e investimenti su un orizzonte più lungo.

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AUT. TRIB. CUNEO n° 688 del 20/12/23
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