Iren accelera: utili, ricavi e dividendo in crescita

Approvato il Bilancio consolidato 2025 del Gruppo. L’incremento è attribuibile in gran parte al contributo del gruppo Egea, che incide per oltre 370 milioni di euro

Loredana Polito 24/03/2026
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Il Consiglio di amministrazione di Iren approva il bilancio consolidato al 31 dicembre 2025, certificando un esercizio in crescita su tutti i principali indicatori economico-finanziari e industriali.

Il margine operativo lordo (Ebitda) del Gruppo si attesta a 1.353 milioni di euro, in aumento del 6,2% rispetto al 2024, mentre l’utile netto di gruppo raggiunge i 301 milioni di euro, segnando un incremento dell’11,9%. In crescita anche il piano degli investimenti tecnici, che tocca i 925 milioni di euro (+12%), mentre il dividendo proposto sale a 13,86 centesimi per azione, in aumento dell’8%, con un pay-out intorno al 60%, in linea con le indicazioni del piano industriale.

L’andamento positivo è sostenuto da una combinazione di fattori: la crescita organica dei business regolati, l’ampliamento del perimetro attraverso il consolidamento anticipato di Egea e l’avanzamento del piano di efficientamento e sinergie. Proprio il rafforzamento delle attività regolate e semi-regolate porta queste ultime a rappresentare il 74% dell’Ebitda complessivo, contribuendo a rendere più stabile e resiliente il modello di business del gruppo in un contesto energetico ancora caratterizzato da volatilità.

I ricavi consolidati raggiungono i 6,57 miliardi di euro, in aumento dell’8,8% rispetto ai 6,04 miliardi del 2024. L’incremento è attribuibile in larga parte al contributo del gruppo Egea, che incide per oltre 370 milioni di euro, oltre che alla dinamica dei ricavi energetici, sostenuti sia dall’aumento dei prezzi delle commodity per circa 40 milioni sia dai maggiori volumi di fornitura per oltre 100 milioni. A questi si aggiunge il contributo delle attività di efficienza energetica, che generano circa 53 milioni di euro.

Nel dettaglio operativo, la crescita dell’Ebitda è trainata in particolare dalla business unit Reti, che beneficia dei riconoscimenti tariffari legati agli investimenti effettuati negli anni precedenti, e dal contributo positivo del consolidamento di Egea, pari a circa 60 milioni di euro. Non mancano tuttavia elementi di discontinuità legati allo scenario energetico: l’andamento dei prezzi delle commodity ha avuto effetti contrastanti e complessivamente negativi per circa 5 milioni di euro, mentre la produzione idroelettrica ha risentito della scarsa idraulicità nei mesi estivi e autunnali, con un impatto negativo di 21 milioni di euro. Tali effetti sono stati parzialmente compensati dalla crescita della produzione termica, dal contributo degli impianti di termovalorizzazione e dallo sviluppo delle fonti rinnovabili, anche grazie all’entrata in esercizio dell’impianto fotovoltaico di Noto.

Positivo il contributo del capacity market, pari a 17 milioni di euro, quasi interamente compensato dal calo dei ricavi del mercato dei servizi di dispacciamento. In flessione, invece, l’attività di commercializzazione delle commodity energetiche, penalizzata soprattutto dalla normalizzazione dei margini nella vendita del gas dopo i picchi straordinari registrati nel 2024.

Il risultato operativo (Ebit) si attesta a 530 milioni di euro, in crescita del 2%, nonostante l’aumento degli ammortamenti legati ai nuovi investimenti e all’ampliamento del perimetro di consolidamento. L’utile netto beneficia inoltre della riduzione della quota di pertinenza di terzi, grazie all’acquisizione della minoranza di Iren Acqua, e di minori imposte legate a componenti fiscali non ricorrenti connesse all’integrazione di Egea.

Sul fronte patrimoniale, l’indebitamento finanziario netto si attesta a 4,22 miliardi di euro, in aumento del 3% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, la crescita del margine operativo consente un miglioramento del rapporto debito netto/Ebitda, che scende a 3,1 volte. Il flusso di cassa operativo si dimostra solido, riuscendo a coprire integralmente gli investimenti tecnici del periodo, nonostante l’incremento del capitale circolante e dei crediti fiscali legati al Superbonus.

Gli investimenti complessivi ammontano a oltre 1,4 miliardi di euro, includendo sia la componente tecnica sia quella finanziaria. Le risorse sono state destinate principalmente allo sviluppo delle reti idriche ed elettriche, al miglioramento del ciclo dei rifiuti, al potenziamento del teleriscaldamento e alle operazioni straordinarie legate all’acquisizione di partecipazioni strategiche.

Sul piano della sostenibilità, Iren conferma il proprio percorso di transizione energetica, destinando il 73% degli investimenti a progetti sostenibili, in larga parte allineati alla Tassonomia europea. L’intensità carbonica resta stabile a 313 gCO2/kWh, in linea con gli obiettivi del piano industriale, mentre la raccolta differenziata raggiunge il 70,5%, in crescita rispetto all’anno precedente. Le perdite idriche si mantengono intorno al 31%, nonostante l’ampliamento del perimetro operativo.

Il 2025 segna anche un rafforzamento della presenza territoriale, grazie al contributo di Egea, con un aumento del 20% dei comuni serviti nella raccolta rifiuti, una crescita della base clienti e un incremento delle volumetrie di teleriscaldamento. Parallelamente, prosegue l’attenzione al capitale umano, con un aumento dell’organico di circa 600 unità, che porta il totale dei dipendenti a sfiorare le 12mila persone.

«I risultati conseguiti nel corso del 2025 confermano le previsioni comunicate al mercato», sottolinea il presidente Luca Dal Fabbro, evidenziando come l’integrazione di Egea abbia già prodotto effetti positivi e contribuito al rafforzamento della piattaforma industriale del gruppo.

«Sostenibilità e valorizzazione delle persone sono leve fondamentali per la crescita», afferma il vicepresidente Moris Ferretti, rimarcando l’impegno del gruppo nello sviluppo territoriale e negli investimenti in progetti ambientali e capitale umano.

Per l’amministratore delegato Gianluca Bufo, «il 2025 ha visto una concreta esecuzione della strategia», con il rafforzamento del posizionamento nei business regolati e la costruzione di un modello industriale «sempre più resiliente e capace di generare valore sostenibile nel tempo».

Le prospettive per il 2026 restano positive: il gruppo prevede una crescita dell’Ebitda del 4%, investimenti tecnici per circa 950 milioni di euro e il mantenimento del rapporto debito netto/Ebitda a 3,1 volte, puntando su un modello focalizzato ed equilibrato in grado di garantire stabilità anche in scenari di mercato complessi.

Direttore: DIEGO RUBERO
AUT. TRIB. CUNEO n° 688 del 20/12/23
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