La battaglia sul cambiamento climatico arriva anche sui muri di Torino. Nella notte alcuni manifesti firmati Extinction Rebellion sono comparsi tra il quartiere Aurora e il Quadrilatero Romano con slogan destinati a far discutere: «Questo caldo è gentilmente offerto da Governo e Regione Piemonte» e «Questo caldo è una scelta».
Un’azione dimostrativa con cui il movimento ambientalista punta il dito contro la politica energetica nazionale e regionale, accusata di continuare a favorire l’utilizzo delle fonti fossili mentre le temperature continuano a raggiungere livelli record.
Secondo gli attivisti, l’ondata di calore che sta interessando il territorio sarebbe infatti il risultato delle scelte compiute negli ultimi anni. Nel mirino finiscono sia il Governo sia la Regione Piemonte, dove – sostiene il movimento – oltre la metà della produzione di energia elettrica sarebbe ancora legata alla combustione del gas metano.
Extinction Rebellion critica inoltre alcune recenti dichiarazioni istituzionali sul tema delle alte temperature, ritenendo che abbiano contribuito a minimizzare la gravità della situazione climatica e i disagi vissuti soprattutto dalle fasce più fragili della popolazione.
Ma la risposta politica non si è fatta attendere. Ad attaccare duramente l’iniziativa è il segretario cittadino di Forza Italia Torino, Marco Fontana, che definisce gli slogan «suggestivi ma completamente scollegati dalla realtà dei numeri».
«Leggo quei manifesti – afferma – e resto colpito da una contraddizione evidente. Si continua a raccontare ai cittadini che il caldo eccezionale sarebbe una conseguenza delle decisioni del Governo italiano o della Regione Piemonte. È una narrazione efficace dal punto di vista comunicativo, ma non regge di fronte ai dati sulle emissioni mondiali».
Per l’esponente azzurro, attribuire all’Italia una responsabilità determinante nel riscaldamento globale significa perdere di vista la dimensione reale del fenomeno.
«L’Unione europea oggi rappresenta circa il 6% delle emissioni globali di gas serra, mentre l’Italia pesa appena per lo 0,7%. Dal 1990 l’Europa ha già ridotto le proprie emissioni di circa il 36% e l’Italia di circa il 30%, investendo enormi risorse nella transizione energetica, nelle energie rinnovabili e nell’efficienza energetica. Se, nonostante questo, il riscaldamento globale continua, significa che il problema va cercato altrove».
Fontana sposta infatti l’attenzione sulle grandi economie emergenti, dove negli ultimi decenni la crescita industriale è stata accompagnata da un forte incremento delle emissioni.
«Il cambiamento climatico è una questione globale. Pensare che il clima del pianeta dipenda dalle decisioni del Piemonte significa ignorare completamente il quadro internazionale. Questo non vuol dire rinunciare alla tutela dell’ambiente, ma affrontarla con pragmatismo, innovazione e buon senso, evitando derive ideologiche».
Nel mirino del dirigente torinese di Forza Italia finiscono anche le politiche europee sulla transizione energetica. «L’Europa rischia di essere l’unica area del mondo che continua ad aumentare i costi per le proprie imprese mentre molti concorrenti internazionali producono con regole ambientali decisamente meno severe. Il risultato è un progressivo indebolimento della competitività industriale».
Un tema che, sottolinea Fontana, è stato recentemente evidenziato anche nel rapporto elaborato da Mario Draghi sul futuro della competitività europea, nel quale il costo dell’energia viene indicato come uno dei principali fattori di debolezza dell’industria continentale.
Secondo il segretario cittadino azzurro, la transizione ecologica deve essere accompagnata da una forte politica industriale, evitando di mettere a rischio il sistema produttivo europeo.
«Tra il 2019 e il 2023 il manifatturiero europeo ha perso oltre 850 mila posti di lavoro e numerosi comparti strategici, dall’automotive alla siderurgia, denunciano il rischio concreto di delocalizzazione. Se la transizione viene gestita senza correttivi, il prezzo lo pagheranno lavoratori e imprese».
Da qui la linea che Forza Italia rivendica: «Ambiente sì, ma senza ideologia». «Vogliamo continuare a ridurre le emissioni – spiega Fontana – investendo nella ricerca, nel nucleare di nuova generazione, nelle energie rinnovabili, nell’efficienza energetica e nelle tecnologie pulite come nessuno più di Alberto Cirio e la Giunta di centro destra ha fatto da quando esistono le Regioni. Ma non possiamo sacrificare lavoro, industria e potere d’acquisto delle famiglie con politiche che rischiano di produrre costi elevatissimi senza incidere in modo significativo sul clima mondiale».
Infine, l’affondo rivolto direttamente agli attivisti di Extinction Rebellion. «Se davvero vogliono incidere sul futuro del pianeta, portino i loro manifesti davanti alle ambasciate dei grandi Paesi che oggi producono la maggior parte delle emissioni globali. Continuare a colpevolizzare l’Europa, che rappresenta appena il 6% delle emissioni mondiali, significa concentrare l’attenzione sul bersaglio sbagliato».
Una polemica destinata a proseguire anche nelle prossime settimane, mentre Torino continua a fare i conti con temperature eccezionali e il dibattito sulle politiche climatiche si intreccia sempre più con quello sull’energia, sul futuro dell’industria e sulla competitività del sistema produttivo europeo.