Banche, in Piemonte 665mila cittadini resta senza sportelli

Due comuni su tre ormai privi di una filiale. Nel torinese quasi 20mila imprese operano nei territori scoperti

Marco Cortese 01/08/2026
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Il Piemonte è tra le regioni italiane più colpite dalla desertificazione bancaria. Mentre il dibattito nazionale si concentra sulla digitalizzazione dei servizi finanziari, sul territorio piemontese il problema assume contorni molto concreti: centinaia di comuni non hanno più nemmeno uno sportello bancario, migliaia di imprese sono costrette a rivolgersi a filiali sempre più lontane e una popolazione sempre più anziana fatica ad accedere ai servizi essenziali.

È quanto emerge dall’analisi realizzata dalla Cna sulla trasformazione della rete bancaria italiana nell’ultimo decennio, uno studio che colloca il Piemonte tra le realtà più penalizzate del Paese.

Secondo il rapporto, il 65,8% dei comuni piemontesi è oggi privo di una banca. Tradotto in termini concreti, significa che quasi due municipi su tre non dispongono più di uno sportello fisico. Nei comuni rimasti senza filiale vivono circa 665 mila residenti, uno dei valori assoluti più elevati d’Italia, superato soltanto dalla Campania e dalla Lombardia.

Anche il sistema produttivo paga un prezzo significativo. La Cna stima che 48.300 imprese piemontesi abbiano sede in comuni ormai privi di servizi bancari. Il dato assume un peso ancora maggiore nella Città metropolitana di Torino, che guida la classifica nazionale per numero di aziende coinvolte: 19.706 imprese operano infatti in comuni dove non è più presente alcuna filiale bancaria.

Paradossalmente, proprio il territorio torinese evidenzia le profonde disuguaglianze della distribuzione degli sportelli. Se il capoluogo conserva una delle reti più estese d’Italia, con 274 filiali cittadine e 627 nell’intera provincia, vaste aree periferiche e montane hanno visto progressivamente scomparire ogni presidio bancario.

Il fenomeno non riguarda soltanto l’accesso al contante o ai servizi quotidiani. Per le piccole e medie imprese significa perdere un interlocutore diretto per finanziamenti, affidamenti e consulenza. Per molti cittadini, soprattutto anziani, equivale invece ad affrontare spostamenti sempre più lunghi o a confrontarsi con strumenti digitali non sempre di semplice utilizzo.

La situazione piemontese si inserisce in una trasformazione che interessa l’intero Paese. Negli ultimi dieci anni gli sportelli bancari italiani sono passati da 30.258 a circa 19.140, con una diminuzione del 36,7%: oltre undicimila filiali hanno abbassato definitivamente la serranda.

Parallelamente è cresciuto il numero dei comuni completamente privi di banche, saliti da 2.251 a 3.456, pari ormai a quasi il 44% dei comuni italiani.

L’effetto diretto è che oggi 4,84 milioni di cittadini, pari all’8,2% della popolazione nazionale, vivono in un comune senza alcuno sportello bancario. Dieci anni fa erano poco più di 2,2 milioni.

La desertificazione bancaria colpisce soprattutto i piccoli centri. Oltre il 96% dei comuni senza banca conta meno di cinquemila abitanti e, tra quelli con meno di mille residenti, nove su dieci non dispongono più di alcuna filiale.

Una dinamica che interessa da vicino anche molte vallate alpine e appenniniche piemontesi, dove la chiusura degli sportelli si somma alla progressiva riduzione di altri servizi pubblici, dagli uffici postali ai presìdi sanitari, alimentando il rischio di ulteriore spopolamento delle aree interne.

Particolarmente delicato è anche l’impatto sociale. Nei comuni italiani rimasti senza banca vivono 1,28 milioni di persone con almeno 65 anni e oltre 643 mila ultra75enni. Si tratta di cittadini che spesso incontrano maggiori difficoltà nell’utilizzo dei servizi online e che, nelle aree meno servite dal trasporto pubblico, devono affrontare lunghi spostamenti anche solo per effettuare operazioni ordinarie.

Secondo l’ultimo Rapporto della Banca d’Italia sulla stabilità finanziaria, la razionalizzazione della rete fisica è una conseguenza dell’evoluzione tecnologica e della crescente diffusione dell’home banking, ma l’istituto centrale evidenzia anche la necessità di garantire un accesso equilibrato ai servizi finanziari, soprattutto nelle aree periferiche e nei territori caratterizzati da una popolazione più anziana.

Anche l’ABI, l’Associazione bancaria italiana, sottolinea come la trasformazione del settore stia procedendo parallelamente alla crescita dei servizi digitali, pur riconoscendo la necessità di mantenere adeguati livelli di inclusione finanziaria per famiglie e imprese.

Per la Cna, tuttavia, il rapporto umano continua a rappresentare un elemento decisivo, soprattutto per il tessuto produttivo costituito da piccole aziende e attività artigiane.

«La digitalizzazione dei servizi bancari rappresenta un’opportunità, ma non può trasformarsi in una ritirata indiscriminata dai territori», osserva il presidente nazionale della Cna Dario Costantini. «Per una piccola impresa il rapporto con la banca non si esaurisce in un’applicazione o in una procedura automatizzata. Servono interlocutori capaci di conoscere l’azienda, valutarne i progetti e accompagnarne gli investimenti. Quando chiude una filiale si allontana un punto di riferimento per famiglie, anziani e attività economiche».

Nel caso del Piemonte, dove quasi due comuni su tre hanno ormai perso la propria banca e il Torinese guida la classifica nazionale delle imprese coinvolte, la sfida non riguarda soltanto l’innovazione digitale. Riguarda soprattutto l’equilibrio tra efficienza economica e presidio del territorio, in una regione dove la presenza fisica dei servizi continua a rappresentare un fattore decisivo per la tenuta delle comunità locali e del sistema produttivo.

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