Il 31 gennaio Torino è stata teatro di episodi di violenza senza precedenti legati alla manifestazione a sostegno del collettivo Askatasuna. Prima dell’inizio del corteo, negli spazi occupati dell’Università di Torino sono comparse scritte e immagini provocatorie, con messaggi come «Più sbirri morto, più orfani, più vedove».
La ministra dell’Università, Anna Maria Bernini, ha commentato duramente: «Non si tratta soltanto di uno sfregio di spazi pubblici, né di una grave offesa alla comunità accademica torinese e all’intero sistema universitario italiano. Queste immagini rappresentano un manifesto politico esplicito: la violenza elevata a metodo di azione, l’aggressione alle forze dell’ordine rivendicata come pratica politica, l’attacco allo Stato come forma di eversione e la negazione stessa delle istituzioni democratiche. L’Università è e deve restare un luogo di libertà, di confronto e di rispetto. La violenza non è un’opinione».
Gli episodi del 31 gennaio sono stati definiti dalla gip Irene Giani «una vera e propria guerriglia urbana» e «evidentemente preordinata e organizzata», con riferimento anche alla «brutale aggressione» subita da una troupe della Rai.
Durante il corteo, il poliziotto Alessandro Calista è stato aggredito con un martello, e tre persone sono state arrestate, ma – tra mille polemiche – sono già uscite dal carcere.
Tra gli arrestati, Angelo Simionato, 22 anni di Grosseto, sospettato di essere presente nel gruppetto dei manifestanti che il 31 gennaio, durante il corteo a Torino, ha aggredito selvaggiamente il poliziotto Alessandro Calista, è stato mandato agli arresti domiciliari. Non risulta appartenere a gruppi violenti organizzati e il gip evidenzia una sua certa «ingenuità operativa».
Gli altri due arrestati, Matteo Campaner e Pietro Desideri, sono stati scarcerati con obbligo di firma.
Il leader della Lega e vicepremier Matteo Salvini ha commentato su social: «Già a piede libero. Vergogna. Votare SÌ al referendum sulla Giustizia è un dovere morale».
Da parte di Forza Italia, il senatore Roberto Rosso e Marco Fontana hanno dichiarato: «Le immagini di Torino non lasciano spazio ad alcuna interpretazione: quello a cui abbiamo assistito è stato un assalto premeditato, brutale e criminale contro lo Stato. Concedere misure alternative a chi utilizza martelli, pietre e spranghe contro le Forze dell’Ordine svuota di senso il lavoro quotidiano di uomini e donne che rischiano la vita per garantire sicurezza ai cittadini».
«Chi aggredisce un poliziotto aggredisce lo Stato e deve restare in cella, senza sconti», proseguono. «Quanto accaduto dimostra che la riforma della giustizia e il nuovo Decreto Sicurezza non sono più rinviabili. Servono strumenti certi per chi ci difende e pene esemplari per chi semina violenza e terrore nelle nostre città».
Il segretario generale dell’Fsp Polizia di Stato, Valter Mazzetti, ha aggiunto: «Il fatto che tornino tranquillamente a casa tre persone arrestate dopo la devastazione di Torino, quando un poliziotto stava per essere ammazzato a martellate, è davvero difficile da digerire. Al di là dei tecnicismi giuridici, resta un senso di impunità che sarà percepito da chi ha in odio lo Stato e i poliziotti».
Anche il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, intervenuto in aula al Senato, ha sottolineato la gravità degli eventi: «Io credo che se un teppista tenta di uccidere un poliziotto, la responsabilità sia del teppista, non del poliziotto. Dare la colpa allo Stato è spesso un modo per assolvere i colpevoli e, allo stesso tempo, per assolversi».
Piantedosi ha respinto le critiche sulla gestione dell’ordine pubblico: «Su alcuni organi di stampa ho sentito ipotizzare che a Torino ci fosse stata impreparazione o addirittura eccessivo uso della forza. Io respingo tali ipotesi con la massima decisione, a difesa della professionalità di prefetti, questori e dirigenti di polizia».
«Se le autorità locali di pubblica sicurezza non avessero impiantato un efficace dispositivo di prevenzione, le devastazioni sarebbero state ben più gravi», ha aggiunto, precisando: «Le violenze di matrice antagonista, di cui Askatasuna e altri centri sociali sono protagonisti, non nascono con l’attuale Governo. Sono oltre trent’anni che questi episodi si ripetono con regolarità».
Le violenze hanno spinto i gruppi parlamentari a presentare tre risoluzioni, approvate in parte dal Governo e recepite dalla maggioranza, condannando gli episodi e ribadendo il sostegno alle Forze dell’ordine.
Paola Ambrogio, senatrice di Fratelli d’Italia, ha dichiarato: «Quanto emerso dall’informativa del ministro Piantedosi conferma un quadro gravissimo: a Torino non abbiamo assistito a una semplice protesta degenerata, ma a un’azione di violenza organizzata contro lo Stato e le Forze dell’ordine, con oltre cento agenti feriti. Torino oggi è una città ferita e umiliata, ma non piegata».
«Chi pensa di tenere Torino in ostaggio, commette un errore grossolano. Serve una nuova stagione di responsabilità: basta ambiguità, serve una risposta ferma dello Stato e una riforma della giustizia, ormai urgente e improcrastinabile», ha concluso Ambrogio.
Anche il Consiglio Regionale del Piemonte vuole prendere le distanze dai violenti. Saranno infatti votati nelle prossime sedute sette ordini del giorno presentati dai gruppi di maggioranza e opposizione relativi agli scontri di sabato scorso, avvenuti al termine della manifestazione nazionale per Askatasuna chiamata ‘Torino è partigiana. Tutti i gruppi hanno condannato le violenze ed espresso solidarietà alle Forze dell'ordine e ai giornalisti coinvolti negli scontri del 31 gennaio.
Intanto, si sono aperti al Palazzo di Giustizia di Torino gli interrogatori precautelari per una ventina di giovani e giovanissimi indagati per episodi avvenuti durante le manifestazioni Pro Pal, contro la guerra e contro il governo Meloni che si sono svolte nel capoluogo piemontese fra il settembre e il novembre dello scorso anno. La procura ha chiesto misure cautelari e restrittive.
Tra le vicende prese in esame dagli inquirenti figura anche l'irruzione nella sede del quotidiano ‘La Stampa’. Alcuni degli indagati figurano in collettivi studenteschi autonomi che gravitano nell'orbita di Askatasuna.