È arrivato al pronto soccorso con una grave emorragia interna provocata dalla rottura di un aneurisma dell’arteria splenica. Una condizione rara, difficile da prevedere e potenzialmente letale, che richiede una diagnosi tempestiva e un intervento immediato. La macchina dell’emergenza dell’ospedale di Susa si è attivata rapidamente e ha permesso di salvare la vita a un uomo di 77 anni.
Il paziente è stato sottoposto agli accertamenti necessari, che hanno consentito ai sanitari di individuare l’origine dell’emorragia. Di fronte alla gravità del quadro clinico, l’équipe chirurgica ha deciso di procedere con una splenectomia d’urgenza, l’operazione per la rimozione della milza. L’intervento ha consentito di controllare la perdita di sangue e stabilizzare il settantasettenne.
Dopo l’operazione, l’uomo è stato ricoverato inizialmente in terapia intensiva, dove è rimasto sotto stretta osservazione, e successivamente trasferito in un reparto di degenza ordinaria. Il decorso postoperatorio si è svolto senza complicazioni e, al termine di una settimana di ricovero, il paziente ha potuto lasciare l’ospedale e tornare a casa.
L’aneurisma dell’arteria splenica consiste in una dilatazione anomala del vaso sanguigno che porta il sangue alla milza. In molti casi può rimanere a lungo privo di sintomi e venire scoperto casualmente durante esami effettuati per altre ragioni. La sua rottura, invece, determina un’emorragia addominale che può causare un rapido peggioramento delle condizioni del paziente. In situazioni di questo tipo, la velocità con cui vengono riconosciuti i segnali, formulata la diagnosi e avviato il trattamento può fare la differenza tra la vita e la morte.
Nel caso affrontato a Susa, tutte le fasi dell’assistenza, dall’arrivo in pronto soccorso all’intervento chirurgico, fino alla terapia intensiva e alla successiva degenza, sono state garantite all’interno dello stesso presidio.
L’équipe chirurgica è guidata da Massimiliano Caccetta, arrivato all’ospedale segusino circa un anno e mezzo fa. Il percorso è stato sviluppato nell’ambito dell’organizzazione complessiva delle attività dell’Asl To3, con l’obiettivo di assicurare risposte adeguate anche alle emergenze più complesse.
«Il salvataggio di questo paziente dimostra che anche una realtà ospedaliera di dimensioni contenute può esprimere competenze e capacità importanti», sottolinea Caccetta. Un risultato che evidenzia il ruolo degli ospedali territoriali, soprattutto nelle aree più distanti dai grandi centri urbani, dove poter intervenire senza ritardi assume un valore decisivo.
«L’ospedale di Susa è un presidio importante per la nostra azienda sanitaria e per un territorio altrettanto importante come la Valle di Susa», afferma il direttore generale dell’Asl To3, Giovanni La Valle. «La nostra programmazione non considera gli ospedali come realtà isolate, ma come parti di un’unica rete».
Una rete nella quale i diversi presidi devono poter collaborare e, allo stesso tempo, mantenere le competenze necessarie per affrontare tempestivamente le urgenze. Il caso del settantasettenne rappresenta così non soltanto una storia a lieto fine, ma anche una prova concreta della capacità dell’ospedale di Susa di rispondere a un evento clinico raro e ad altissimo rischio.