Tumori infantili, vivere bene dopo le cure

Il congresso di Genova evidenzia la necessità di controlli mirati per prevenire effetti tardivi e complicanze

05/06/2026
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È ancora in corso a Genova il 5th International Symposium on Late Complications after Childhood Cancer (ISLCCC 2026), uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati alle conseguenze a lungo termine dei tumori pediatrici. Il congresso, che si chiuderà oggi, sta riunendo ai Magazzini del Cotone circa 300 esperti provenienti da Europa, Stati Uniti e Australia per affrontare un tema sempre più centrale in oncologia: la vita dopo la guarigione. Il punto di partenza è un dato che racconta un cambiamento radicale della medicina moderna: oggi oltre l’85% dei bambini colpiti da un tumore supera la malattia. Un successo clinico straordinario che ha però aperto una nuova fase della cura, quella della cosiddetta “survivorship”, in cui l’attenzione si sposta dalle terapie acute alla gestione delle possibili complicanze che possono emergere anche molti anni dopo. In Italia si stima che siano oltre 50 mila le persone guarite da un tumore in età pediatrica, più di mezzo milione in Europa. Più della metà ha ormai raggiunto l’età adulta, con percorsi di studio, lavoro e vita familiare pienamente attivi. Tuttavia, una quota non trascurabile presenta nel tempo effetti tardivi legati alle terapie oncologiche ricevute nell’infanzia. Si tratta di problematiche che possono interessare diversi sistemi dell’organismo: disturbi endocrini, difficoltà di fertilità, fragilità ossea, complicanze cardiovascolari, alterazioni cognitive e, in alcuni casi, secondi tumori. Effetti che possono comparire anche a distanza di decenni e che rendono necessario un follow-up strutturato e prolungato. “La storia dell’oncologia pediatrica degli ultimi decenni è una grande storia di successo: sempre più bambini guariscono e diventano adulti. Oggi la sfida è garantire che alla guarigione corrisponda una buona qualità di vita anche negli anni successivi”, spiega Carlo Dufour, coordinatore del Dipartimento di Ematologia e Oncologia dell’Istituto Giannina Gaslini. Il congresso in corso sta proprio mettendo a confronto i modelli internazionali di presa in carico dei lungo-sopravviventi, con particolare attenzione ai sistemi di sorveglianza clinica e ai percorsi personalizzati di follow-up. Al centro dell’esperienza italiana viene presentato il lavoro del Centro DOPO (Diagnosi, Osservazione e Prevenzione dopo terapia Oncologica) del Gaslini, che segue nel tempo i pazienti guariti attraverso programmi costruiti sulla storia clinica individuale. Da questo approccio è nato anche il “Passaporto del Lungo-Sopravvivente” (SurPass), un sistema digitale che integra dati clinici e linee guida internazionali per definire controlli su misura e intercettare precocemente eventuali complicanze. Uno strumento che, secondo gli specialisti, sta contribuendo a standardizzare i percorsi di follow-up in diversi centri europei. “La guarigione però può avere un costo in termini di salute nel lungo periodo”, sottolinea Monica Muraca, dirigente medico del Centro DOPO e tra gli organizzatori del congresso. “Per questo è fondamentale costruire percorsi di monitoraggio personalizzati, capaci di accompagnare i pazienti lungo tutta la vita e intercettare tempestivamente eventuali complicanze”. Nel corso delle giornate di lavoro, ancora in svolgimento, gli esperti stanno discutendo anche delle nuove frontiere della ricerca: dall’uso dell’intelligenza artificiale per il follow-up alla definizione di screening sempre più mirati, fino alla prevenzione delle complicanze cardiovascolari, endocrine e ossee. Ampio spazio anche agli aspetti psicologici e sociali, inclusi l’inserimento lavorativo e la qualità della vita dei guariti. Il messaggio che emerge dal congresso è chiaro: il successo dell’oncologia pediatrica non si misura più soltanto in termini di sopravvivenza, ma nella capacità di garantire ai bambini guariti un futuro lungo, sano e realmente autonomo.
Direttore: DIEGO RUBERO
AUT. TRIB. CUNEO n° 688 del 20/12/23
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