Maculopatie, la battaglia per cure senza ostacoli

Pazienti e specialisti chiedono che le scelte economiche non limitino l'accesso ai trattamenti più efficaci contro le malattie retiniche

05/06/2026
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Fare economia sulla salute visiva per ottenere risparmi limitati. È la denuncia del Comitato Macula, la prima associazione italiana nata dall’unione di pazienti e medici per la tutela delle persone affette da maculopatie e patologie retiniche, che accende i riflettori sulle politiche di contenimento della spesa farmaceutica che interessano le terapie intravitreali anti-VEGF.
Secondo l’associazione, il crescente ricorso ai farmaci biosimilari nel Servizio sanitario nazionale rischia di limitare l’accesso alle molecole più innovative, capaci di garantire una maggiore durata dell’effetto terapeutico e di ridurre il numero delle iniezioni necessarie per controllare la malattia. Le terapie anti-VEGF rappresentano oggi uno dei principali strumenti contro patologie come la degenerazione maculare legata all’età, l’edema maculare diabetico e altre malattie retiniche che possono compromettere gravemente la vista. Questi farmaci agiscono bloccando il fattore di crescita dell’endotelio vascolare (VEGF), responsabile della formazione di vasi sanguigni anomali nella retina. Negli ultimi anni la ricerca ha reso disponibili trattamenti sempre più efficaci e duraturi, in grado di alleggerire il carico terapeutico per pazienti e strutture sanitarie. Per il Comitato Macula, però, l’attenzione ai costi immediati rischia di prevalere sui benefici complessivi garantiti dall’innovazione. “Siamo davanti a un paradosso matematico prima ancora che sanitario”, afferma Massimo Ligustro, presidente del Comitato Macula. “Chi governa la spesa pubblica deve spiegare perché decide di accanirsi su un settore che rappresenta appena l’1% del bilancio generale. Se lo Stato ha necessità di razionalizzare, trovi l’efficienza nei comparti a grandissima spesa. Sottrarre l’innovazione farmaceutica all’oculistica genera un risparmio ridicolo per le casse pubbliche, ma un costo sociale immenso. Non si risana la sanità togliendo la luce dagli occhi dei pazienti fragili”. Secondo l’associazione, l’oftalmologia assorbe tra l’1 e il 3% della spesa sanitaria pubblica nazionale. Da qui la convinzione che i risparmi ottenuti limitando l’accesso ai farmaci più innovativi siano modesti rispetto ai costi indiretti generati dalla perdita della vista. Il Comitato richiama inoltre l’attenzione sulle differenze territoriali. Tra gli esempi citati vi è la Liguria, dove la penetrazione dei biosimilari avrebbe raggiunto il 95% del mercato a carico del Servizio sanitario nazionale. Una tendenza che, secondo l’associazione, rischia di ridurre la disponibilità di opzioni terapeutiche e di penalizzare anche i centri di eccellenza impegnati nella ricerca clinica.
Non si tratta soltanto di una questione farmacologica. Trattamenti con una durata inferiore richiedono infatti un numero maggiore di accessi ospedalieri, con effetti sulle liste d’attesa e sull’organizzazione dei reparti. Il Comitato evidenzia inoltre che la media nazionale sarebbe pari a circa 3,2 iniezioni l’anno per paziente, un dato ritenuto insufficiente per il controllo ottimale della malattia in molti casi.
“Utilizzare i prodotti più efficaci e duraturi ridurrebbe drasticamente gli accessi nei reparti e il peso logistico sulle famiglie. Chiediamo una gestione globale: si potrebbe risparmiare davvero e subito spostando le iniezioni intravitreali dalle grandi sale operatorie agli ambulatori protetti, azzerando gli sprechi organizzativi”, aggiunge Ligustro.
Da qui l’appello al Ministero della Salute e alla Conferenza Stato-Regioni affinché venga garantito un accesso uniforme alle terapie innovative, tutelata la libertà prescrittiva del medico e riaffermata la centralità del paziente. Per il Comitato Macula, il rischio è che un risparmio limitato sul breve periodo finisca per tradursi in un costo sanitario e sociale molto più elevato, pagato direttamente da chi ogni giorno lotta per conservare la propria vista
Direttore: DIEGO RUBERO
AUT. TRIB. CUNEO n° 688 del 20/12/23
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