È una pesante emergenza ambientale quella che sta colpendo il Piemonte. Il bilancio provvisorio degli incendi boschivi parla di una superficie compresa tra 800 e 900 ettari andata in fumo tra le province di Torino, Vercelli, Novara e Verbano Cusio Ossola.
Le alte temperature che hanno caratterizzato il periodo tra la fine di maggio e i primi giorni di luglio, unite alla scarsità di precipitazioni, hanno creato le condizioni ideali per l'innesco e la propagazione dei roghi. A peggiorare il quadro è stata la recente ondata di caldo, accompagnata da forti venti di foehn in quota che hanno fatto aumentare sensibilmente il rischio incendi, come evidenziato anche dai bollettini del Centro funzionale di Arpa Piemonte.
Secondo quanto riferito dai Vigili del Fuoco, i diversi incendi hanno un'origine naturale.
Le fiamme sarebbero state provocate dai fulmini caduti durante i violenti temporali dei giorni scorsi, per poi estendersi rapidamente alimentate dal vento, dalle temperature elevate e dalla vegetazione ormai secca.
L'area più colpita è la Valsesia, in provincia di Vercelli, dove sono già andati distrutti circa 450 ettari di territorio. A Premosello Chiovenda, nel Verbano Cusio Ossola, il fuoco ha divorato altri 226 ettari, cancellando circa il 60% della superficie boschiva interessata e compromettendo ecosistemi di quercete, faggete e boscaglie pioniere. Un vasto incendio interessa inoltre la Valle Soana, nel Torinese, all'interno del Parco Nazionale del Gran Paradiso, tra Valprato Soana e Ronco Canavese, dove il rogo ha raggiunto anche boschi di abeti e larici dopo essere partito dalle aree di alta quota ricoperte da erba olina e rododendri.
La stima aggiornata parla di circa 700 mila alberi andati perduti. Un danno che va ben oltre la vegetazione, perché gli incendi stanno compromettendo habitat naturali e biodiversità, colpendo insetti impollinatori, microfauna, rettili e avifauna nidificante, mentre grandi mammiferi come caprioli e camosci sono costretti a spostarsi verso aree antropizzate.
I tempi di recupero saranno lunghi. Secondo la Regione Piemonte serviranno tra due e cinque anni per il ritorno delle prime specie vegetali pioniere e degli arbusti, dai 15 ai 20 anni per la formazione di un nuovo bosco giovane e oltre mezzo secolo, fino a 70 anni, perché gli ecosistemi più complessi possano recuperare la loro struttura originaria.
«Ogni ettaro di bosco perso è una ferita al cuore del pianeta ed è per questo che il lavoro dei soccorritori assume un valore immenso», afferma l'assessore regionale all'Ambiente Matteo Marnati. «I Vigili del Fuoco, i piloti dei mezzi aerei e i volontari Aib – spiega – stanno lottando contro un inferno di fiamme per proteggere la nostra casa comune. Custodire le nostre foreste significa garantire la sopravvivenza delle generazioni future. Il loro non è un semplice intervento di emergenza, ma una missione di importanza vitale per la quale saremo sempre debitori».
Marnati sottolinea inoltre come le simulazioni elaborate da Arpa Piemonte e Regione evidenzino l'efficacia delle operazioni di spegnimento. «Senza il tempestivo contenimento a terra e il massiccio impiego della flotta aerea – afferma – le fiamme avrebbero potuto distruggere l'intera massa forestale continua delle valli. L'azione coordinata delle squadre ha evitato la perdita di altri 3.500 ettari di territorio, salvando oltre tre milioni di alberi e diverse frazioni abitate».
Anche l'assessore alla Montagna della Regione Piemonte Marco Gallo conferma l'avvio degli interventi di recupero. «La Regione Piemonte – dichiara – si occuperà immediatamente dei ripristini forestali non appena le condizioni del terreno lo consentiranno. Stiamo già predisponendo piani straordinari di ripristino ambientale, seguendo il modello adottato dopo i grandi incendi del 2017. Prima di avviare nuove piantumazioni sarà però fondamentale verificare la capacità di rigenerazione naturale del bosco, così da intervenire solo dove sarà realmente necessario».
Sul fronte della qualità dell'aria arrivano invece indicazioni rassicuranti. Le rilevazioni effettuate da Arpa Piemonte non hanno evidenziato concentrazioni di sostanze aerodisperse tali da rappresentare un rischio per la salute. La centralina di Domodossola ha registrato un picco di circa 250 microgrammi per metro cubo nel tardo pomeriggio del 9 luglio, mentre già il giorno successivo il valore medio giornaliero delle polveri sottili è sceso a 55 microgrammi per metro cubo.