Ex Ilva, audizioni in Senato mentre il tempo stringe

Iniziato lo spegnimento del sito di Taranto. L’assessore Piana e la sindaca Salis: «Serve intervento del governo»

04/11/2026
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La data del 15 novembre si avvicina e da ieri mattina sono iniziate le procedure per lo spegnimento degli altiforni dello stabilimento ex Ilva di Taranto. La comunicazione formale è giunta direttamente dalla dirigenza aziendale alle organizzazioni sindacali, a seguito della pronuncia definitiva della Corte di Cassazione. I giudici avevano infatti respinto i ricorsi presentati da Acciaierie d’Italia in Amministrazione Straordinaria e Ilva in Amministrazione Straordinaria, confermando senza riserve quanto già stabilito nel decreto della Corte d’Appello di Milano. La decisione della magistratura sancisce la cessazione definitiva delle attività operative per gli impianti dell’area a caldo del polo siderurgico pugliese, accogliendo in via definitiva l’azione inibitoria promossa dall’associazione «Genitori Tarantini». La sentenza traccia un punto di non ritorno per la struttura produttiva di Taranto, con un impatto immediato e di estrema gravità sull’intera catena di approvvigionamento degli stabilimenti della rete ex Ilva dislocati sul territorio nazionale, privandoli della materia prima necessaria alle lavorazioni. In un clima di estrema urgenza e forte tensione sociale, la vertenza è giunta ieri a Palazzo Madama nell’ambito delle audizioni dedicate all’esame del disegno di legge n. 2065, finalizzato alla conversione del Decreto-Legge n. 185/2026. Le Commissioni riunite 9ª (Industria) e 10ª (Salute) del Senato hanno accolto ed esaminato le istanze, le analisi e le vive preoccupazioni espresse dalle istituzioni del Nord-Ovest, territorio più penalizzato dai riflessi operativi della crisi e dalla conseguente carenza di semilavorati provenienti dal Sud. A portare la voce delle comunità locali e delle amministrazioni regionali sono stati l’assessore allo Sviluppo economico della Regione Liguria, Alessio Piana, e la sindaca di Genova, Silvia Salis. Entrambi, seppur su fronti politici opposti, lavorano allo stesso obiettivo e hanno rimarcato un principio strategico condiviso: sebbene la protezione sociale offerta dagli ammortizzatori sia indispensabile nella gestione delle fasi acute di emergenza, non può sostituire un vero piano di rilancio industriale. Durante la sua relazione dinanzi alle Commissioni di Palazzo Madama, l’assessore Alessio Piana ha aperto l’intervento analizzando l’architettura del provvedimento d’urgenza varato dal Governo. Piana ha espresso apprezzamento per le misure di sostegno sociale inserite nel testo - tra cui l’integrazione al reddito, i contributi economici per il reimpiego del personale, le deroghe straordinarie volte ad ampliare la platea dei beneficiari includendo gli operatori dell’indotto, gli interventi per la sicurezza nei luoghi di lavoro e i percorsi d’accompagnamento ed esodo volontario. Tuttavia, ha chiarito che tali strumenti costituiscono solo una rete di protezione temporanea e non la soluzione strutturale. «La nostra richiesta esplicita - ha sottolineato l’assessore Alessio Piana - è che nel prosieguo dell’iter parlamentare del decreto si possa intervenire con ulteriori affinamenti e correttivi. Alla luce degli ultimi complessi sviluppi della vertenza, occorre offrire una completa garanzia e la massima trasparenza ai lavoratori dei siti produttivi liguri e piemontesi, inclusi tutti gli operatori del comparto dell’indotto. Insieme alla Regione Piemonte e congiuntamente ai Comuni del Nord-Ovest coinvolti, lo scorso 21 ottobre abbiamo trasmesso ai Ministeri competenti un documento unitario, forte del pieno avviso e del sostegno di Confindustria e delle sigle sindacali. In quel testo chiediamo a gran voce l’attivazione immediata di un piano ordini che permetta agli impianti ex Ilva di reperire sul mercato la materia prima da lavorare, anche ricorrendo alle lavorazioni in conto terzi».
L’assessore ha infine sollecitato la struttura commissariale a tradurre in atto le intese raggiunte: «Soltanto in questo modo si potrà dare concreto slancio ed effettiva prospettiva a contesti produttivi di fondamentale importanza per l’economia del Paese, difendendo l’elevato livello occupazionale e preservando lo straordinario patrimonio di competenze industriali presente nei poli di Cornigliano, Novi Ligure e Racconigi».
Nel corso del suo intervento in videocollegamento, la sindaca di Genova Silvia Salis ha riaffermato la posizione contenuta nel documento programmatico sottoscritto dagli enti territoriali settentrionali. La prima cittadina ha richiamato l’attenzione dei senatori sul rischio che la cassa integrazione si trasformi in un rimedio palliativo di fronte all’inattività forzata di impianti ad alta tecnologia.
«Proprio questa mattina (ieri, ndr) - ha riferito la sindaca - la Rsu di Genova ha formalizzato una richiesta urgente di informazioni relative al piano ordini, che costituisce uno dei cinque pilastri del documento unitario presentato al governo. La salvaguardia della continuità produttiva rappresenta per noi un elemento cruciale. Riconosciamo il valore e l’importanza degli ammortizzatori sociali nei momenti di emergenza, ma questi non devono e non possono sostituirsi a un piano industriale solido, capace di garantire l’operatività di uno stabilimento come quello di Cornigliano, in grado di realizzare prodotti ad alto valore aggiunto e fortemente richiesti dal mercato».
Salis ha poi fornito un dettaglio preciso sulla disponibilità dei materiali presso le linee di lavorazione liguri: «Le informazioni in nostro possesso indicano che i volumi di materiale attualmente disponibili presso lo stabilimento di Cornigliano consentiranno di proseguire le attività di lavorazione indicativamente fino ai mesi di gennaio e febbraio, tenendo già conto della fisiologica sosta del periodo natalizio. Questo fattore rende del tutto indifferibile l’adozione di un piano operativo di ordini e acquisti che sia chiaro, ben strutturato e tempestivo. Abbiamo la necessità di avere certezze assolute su quanto accadrà nei prossimi mesi, perché si tratta di un nodo dirimente sia sul piano strettamente industriale ed economico, sia sotto i profili della tenuta lavorativa e della coesione sociale del territorio».
La sindaca ha inteso chiarire la posizione degli enti locali nei confronti dello stabilimento pugliese: «Chiedere lavoro, rifornimenti e materie prime per gli impianti industriali del Nord, che hanno piena capacità operativa, non significa affatto abbandonare Taranto al suo destino. Lo abbiamo scandito chiaramente al primo punto della piattaforma inviata all’esecutivo, dove richiamiamo il principio dell’unità del gruppo senza che questo si traduca nell’esclusività rigida dell’approvvigionamento delle materie prime. L’unità societaria e industriale non deve precludere agli stabilimenti settentrionali la possibilità di rifornirsi anche attraverso canali ed estrazioni esterne al sito pugliese, superando vincoli che finirebbero per comprometterne la sopravvivenza. Questo approccio non dimentica la sofferenza patita dalla comunità di Taranto né lo straordinario contributo che la città ha fornito alla storia della siderurgia italiana; significa invece evitare di bloccare ciò che oggi è in grado di funzionare e produrre valore. Spetta parallelamente al Governo definire con urgenza l’assetto strategico della produzione dell’acciaio nel nostro Paese, che non può prescindere dalla riambientalizzazione, riqualificazione e dal completo rilancio dell’impianto tarantino».
In conclusione, Salis ha sollevato la questione finanziaria legata alla Società per Cornigliano, sottolineando come l’ente abbia anticipato circa 12 milioni di euro per conto dello Stato per l’Accordo di Programma del post-area a caldo, somme ancora in attesa di saldo. Ha infine espresso preoccupazione per il rischio di frammentazione normativa contenuto negli articoli del decreto dedicati alla riqualificazione delle aree, fattore che potrebbe penalizzare le prospettive del polo siderurgico genovese. Parallelamente al dibattito istituzionale e parlamentare, rimane alta l’attenzione sui contesti finanziari e di mercato legati alla cessione degli asset del gruppo siderurgico, in vista della scadenza del bando di gara. Intervenendo all’evento «Da Filiera a Sistema», il vicepresidente di Confindustria e presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, ha commentato le indiscrezioni relative alle manifestazioni d’interesse per il complesso produttivo. Gozzi ha invitato alla massima prudenza, mantenendo il serbo sulle valutazioni in corso: «La decisione non è ancora presa riguardo l’ex Ilva. Quando la decisione sarà presa la comunicheremo».
Le dichiarazioni confermano una fase di trattativa riservata e cruciale: il termine ultimo per la presentazione delle offerte vincolanti è fissato per l’8 novembre, data entro la quale si delineeranno gli assetti proprietari e i piani d’acquisto per il futuro del perimetro aziendale.
Direttore: DIEGO RUBERO
AUT. TRIB. CUNEO n° 688 del 20/12/23
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