Il progetto di potenziamento del Tunnel del Monte Bianco compie un nuovo passo avanti. I vertici della Regione Piemonte hanno incontrato in videoconferenza Emily Rini, presidente della Sitmb, la società italiana che partecipa alla gestione del traforo, per fare il punto sul confronto avviato tra Italia e Francia e sulle ipotesi allo studio per il futuro del collegamento transalpino.
Al centro del dossier c’è soprattutto la possibilità di realizzare una seconda canna, soluzione sostenuta dal Piemonte e dalla Valle d’Aosta per aumentare la sicurezza dell’infrastruttura, garantire la continuità dei collegamenti e ridurre l’impatto delle lunghe chiusure necessarie per la manutenzione dell’attuale galleria. Inaugurato nel 1965, il tunnel è costituito da un’unica canna a doppio senso di marcia e rappresenta uno dei principali assi stradali tra l’Italia nord-occidentale, la Francia e il resto d’Europa.
Il percorso aveva registrato una prima svolta il 4 giugno, in occasione del sopralluogo del vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani al traforo e della riunione nell’ambito del Trattato del Quirinale. In quella sede era emersa la disponibilità del governo francese ad approfondire le diverse ipotesi di intervento, compresa quella del raddoppio, superando almeno in parte le precedenti resistenze di Parigi.
Da quel confronto è nato un gruppo di lavoro all’interno dei ministeri competenti dei due Paesi, incaricato di analizzare non soltanto il futuro del Monte Bianco, ma più in generale lo stato dei collegamenti internazionali dell’intero Nord-Ovest. Sono già operativi i comitati tecnici intergovernativi binazionali che dovranno predisporre il dossier da portare all’attenzione della Commissione intergovernativa convocata a Roma nel mese di dicembre.
Secondo i vertici della Regione Piemonte, il raddoppio non può essere considerato una semplice opera locale, ma deve essere inserito in una strategia nazionale ed europea. Attraverso i valichi alpini passa infatti una quota rilevante degli scambi commerciali italiani e ogni interruzione produce conseguenze dirette sulle imprese, sull’autotrasporto e sulla competitività del sistema produttivo. Per il Piemonte e per l’intero Nord-Ovest, poter contare su collegamenti moderni, sicuri e affidabili significa sostenere l’export, accompagnare l’internazionalizzazione delle aziende e aumentare l’attrattività economica dei territori.
Il tema è diventato ancora più urgente alla luce delle difficoltà che negli ultimi anni hanno interessato diversi attraversamenti alpini. Le chiusure programmate del Monte Bianco per gli interventi di risanamento della volta, unite alle criticità registrate lungo altri collegamenti con la Francia, hanno mostrato quanto il sistema infrastrutturale sia esposto al rischio di congestione. La presenza di una sola canna obbliga infatti a interrompere completamente il traffico durante i lavori più complessi, deviando auto e mezzi pesanti verso percorsi alternativi e aumentando tempi e costi di trasporto.
Nelle intenzioni dei promotori, la seconda canna non dovrebbe necessariamente servire ad aumentare i volumi di traffico. La nuova infrastruttura potrebbe soprattutto consentire la separazione dei sensi di marcia, innalzare gli standard di sicurezza e mantenere operativo il collegamento durante gli interventi di manutenzione. Il confronto tecnico dovrà ora valutare i costi, la sostenibilità ambientale, le modalità di realizzazione e le ricadute sui territori, tenendo conto anche delle sensibilità e delle opposizioni emerse sul versante francese.
La Regione Piemonte intende coinvolgere direttamente nel confronto anche Lombardia e Liguria. Insieme alla Valle d’Aosta sarà richiesto un incontro alla componente italiana del gruppo di lavoro, allargando la partecipazione ai presidenti delle altre Regioni del Nord-Ovest. L’obiettivo è costruire una posizione comune sulle infrastrutture strategiche dell’area e presentare al Governo una visione coordinata dei collegamenti verso Francia, Svizzera e Centro Europa.
Per i vertici piemontesi il rafforzamento del Monte Bianco rientra in un disegno più ampio, che comprende la Torino-Lione e il potenziamento degli altri assi ferroviari e autostradali transalpini. Mentre alcune forze politiche continuano a mettere in discussione opere approvate, finanziate e già in corso di realizzazione, la Regione rivendica la necessità di guardare alle esigenze dei prossimi decenni. La prospettiva indicata è quella di un Nord-Ovest capace di competere con le principali aree produttive europee grazie a infrastrutture moderne e collegamenti meno vulnerabili alle emergenze.
Emily Rini ha ringraziato i vertici regionali piemontesi per l’attenzione riservata al traforo e alla realtà valdostana, sottolineando il valore di un confronto istituzionale costante. Per la presidente della Sitmb, occasioni come questa consentono di verificare lo stato dell’infrastruttura e condividere prospettive e priorità per il futuro. Il Tunnel del Monte Bianco resta infatti un’opera fondamentale non soltanto per la Valle d’Aosta, ma per l’intero sistema dei collegamenti transfrontalieri.
Il lavoro dei prossimi mesi dovrà trasformare l’apertura politica maturata a giugno in una serie di opzioni tecniche concrete. La riunione di dicembre a Roma rappresenterà il primo banco di prova per capire se il raddoppio potrà passare definitivamente dal terreno del confronto a quello della progettazione.