Terme di Acqui, la Regione c’è

Buzzi Langhi e Roso di Forza Italia: «Licenziamenti inaccettabili, servono risposte subito»

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La notizia dei licenziamenti improvvisi alle Terme di Acqui accende di nuovo i riflettori su una vertenza che da anni tiene sospesa un’intera città. A intervenire con parole nette è il consigliere regionale alessandrino di Forza Italia Luigi Buzzi Langhi, che chiede un’azione immediata delle istituzioni per tutelare i lavoratori coinvolti.

«Ogni volta che vengono messi in discussione dei posti di lavoro la politica deve intervenire immediatamente per tutelare nel migliore dei modi le persone coinvolte. Licenziare delle persone senza neanche un preavviso è un gesto da condannare con forza» sottolinea Buzzi Langhi, spiegando di essersi confrontato fin da subito con la collega acquese Franca Roso, presidente nazionale dell’Associazione dei Comuni Termali.

Il messaggio è chiaro: la Regione Piemonte non intende voltarsi dall’altra parte. «La Regione Piemonte sarà anche questa volta al fianco di chi rischia il posto di lavoro. Anche in passato il presidente Alberto Cirio ha sempre garantito ampia disponibilità ad affrontare il problema delle Terme di Acqui. Sono convinto che in questo caso la politica tutta farà la sua parte, al di là del colore politico, nel pieno interesse dei dipendenti e degli acquesi» aggiunge il consigliere regionale.

Parole che trovano eco nella presa di posizione di Franca Roso, che non nasconde la propria preoccupazione per l’ennesimo stop di un comparto strategico per Acqui Terme. «Esprimo innanzitutto la mia piena solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori delle Terme coinvolti nei recenti licenziamenti. In situazioni come questa non esistono parole di conforto sufficienti per chi, dopo anni di incertezze e sacrifici, si trova oggi a subirne le conseguenze più gravi, fino alla perdita del posto di lavoro» afferma.

La vicenda, però, non nasce oggi. «La mia preoccupazione sulla situazione termale è di lunga data— prosegue Roso —e ho sempre ritenuto che nei confronti dell’attuale proprietà sarebbe stata necessaria una posizione più decisa. Invece le Terme sono rimaste in una precarietà continua, con aperture saltuarie e senza una reale prospettiva di rilancio. I lavoratori sono stati per anni tenuti in sospeso, senza certezze, e di fatto le Terme non hanno mai funzionato in modo stabile».

Un quadro che si intreccia con il recente trasferimento di competenze dalla Regione al Comune in materia di concessioni. «Pur riconoscendo che oggi al Comune sono state attribuite responsabilità importanti, è evidente che l’Ente non possa gestire da solo una partita così complessa— osserva Roso —non vedo ancora un progetto strategico chiaro, né tempi certi per una ripartenza con nuovi soggetti. Le operazioni in corso restano avvolte da troppe incognite».

Nel frattempo, a pagare il prezzo più alto sono ancora una volta i lavoratori e una città che da decenni lega la propria identità al termalismo. «Acqui non può vivere di sola immagine — conclude la presidente dei Comuni Termali —ha bisogno di concretezza e risultati immediati, nell’interesse degli acquesi».

La vertenza delle Terme torna così al centro del dibattito politico e istituzionale, in paricolare regionel, con un punto fermo condiviso: senza un progetto credibile e senza tutele per i dipendenti, il rischio è che l’ennesima crisi si trasformi in un colpo definitivo a uno dei simboli storici del territorio.

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