La svolta green del Piemonte? 14 milioni di euro per i rifiuti

Dalla Regione Piemonte fondi per economia circolare e riciclo, ma la sfida resta trasformare i bandi in risultati concreti

Eliana Puccio 24/04/2026
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La Regione Piemonte mette sul tavolo oltre 14 milioni di euro per la transizione ecologica, ma dietro l’annuncio ufficiale si intravede una sfida ben più complessa: trasformare proclami e fondi europei in risultati concreti, in un territorio che sulla gestione dei rifiuti continua a giocare una partita delicata.

La Giunta regionale, su proposta dell’assessore all’Ambiente Matteo Marnati, ha approvato due misure strategiche nell’ambito del Programma Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (Fesr) 2021-2027. Un pacchetto da 14,15 milioni di euro rivolto esclusivamente a soggetti pubblici, con l’obiettivo dichiarato di spingere il Piemonte verso l’economia circolare. Ma la vera domanda è: basteranno?

«Con l’approvazione di queste schede tecniche il Piemonte conferma il proprio impegno concreto verso la transizione ecologica», rivendica Marnati. «Investire sull’economia circolare significa non solo ridurre l’impatto ambientale, ma anche creare nuove opportunità di sviluppo e occupazione». Parole ambiziose, che però dovranno fare i conti con la capacità degli enti locali di progettare e spendere bene.

La prima misura, da 6,15 milioni di euro, punta alla prevenzione dei rifiuti e alla cosiddetta “simbiosi industriale”. In teoria, un cambio di paradigma: meno scarti, più riutilizzo, filiere che si parlano. In pratica, si finanzieranno centri del riuso, iniziative contro lo spreco alimentare e interventi per ridurre plastica monouso e imballaggi. Non mancano progetti per recuperare eccedenze alimentari e redistribuirle a chi vive in condizioni di povertà, un tema sociale oltre che ambientale.

Il rischio, tuttavia, è quello già visto in passato: una frammentazione di piccoli interventi, difficili da monitorare e con impatti limitati. Anche perché i progetti dovranno superare la soglia minima di 50 mila euro e potranno ottenere fino all’80% di contributo a fondo perduto, con un tetto di un milione. Una leva importante, ma che richiede capacità amministrativa e visione strategica.

Più consistente, almeno sulla carta, la seconda misura: 8 milioni di euro per tecnologie di riciclaggio avanzate. Qui il focus si sposta sugli impianti e sull’innovazione: digestori anaerobici, trattamento dei Raee, recupero di plastiche, tessili e rifiuti ingombranti. L’obiettivo è aumentare la qualità e l’efficienza del riciclo, intervenendo sulle filiere più critiche.

Anche in questo caso, però, i beneficiari sono limitati ai consorzi di area vasta e i progetti dovranno superare i 200 mila euro. Il contributo potrà arrivare fino a 2 milioni, sempre all’80% dei costi. Una misura che punta a rafforzare il sistema industriale del riciclo, ma che potrebbe escludere realtà più piccole e meno strutturate.

La gestione sarà affidata al settore regionale competente, con bandi 'a sportello': chi arriva prima, con un progetto valido, ottiene le risorse. Un meccanismo che garantisce velocità, ma che spesso penalizza chi ha meno capacità organizzativa.

Intanto, la copertura finanziaria racconta un’altra verità: il 40% dei fondi arriva dall’Europa, il 42% dallo Stato e solo il 18% dalla Regione. Segno che senza il sostegno comunitario molte politiche ambientali resterebbero sulla carta.

La partita, dunque, è appena iniziata. E questa volta non basteranno slogan green o dichiarazioni d’intenti. Serviranno risultati misurabili: meno rifiuti, più riciclo, meno sprechi. Perché la transizione ecologica, in Piemonte, non può più permettersi di restare un titolo di programma.

Direttore: DIEGO RUBERO
AUT. TRIB. CUNEO n° 688 del 20/12/23
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