La sfida nucleare unisce Torino e la Francia

Ricerca, industria e formazione: la collaborazione coinvolge il Politecnico e l’Infn e punta a costruire una filiera italiana più ampia

Loredana Polito 27/10/2026
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Torino entra nel dialogo sul futuro del nucleare italiano attraverso la ricerca, la formazione e le competenze che il territorio può mettere a disposizione. Tra gli accordi che consolidano la cooperazione con la Francia c’è infatti quello tra Enea, Cea, Politecnico di Torino e Infn, dedicato alla ricerca. Un’intesa che affianca le collaborazioni industriali e formative già avviate e colloca gli atenei e gli enti di ricerca italiani in una prospettiva europea.

È in questo quadro che si è svolta, dal 20 al 22 ottobre, la visita tecnica della delegazione italiana alle infrastrutture nucleari francesi, organizzata dall’Associazione italiana nucleare (Ain) e dal gruppo Edf. L’iniziativa ha permesso ad alcuni decisori politici italiani di conoscere l’esperienza operativa, le tecnologie e l’organizzazione della filiera francese, compreso il progetto del piccolo reattore modulare Nuward. Al centro del confronto, sicurezza e regolazione, industria, competenze e strumenti europei di finanziamento.

Per l’Italia, uno dei passaggi indicati è la costituzione di un’Autorità di sicurezza nucleare indipendente, che dovrebbe diventare operativa entro la metà del 2027. La proposta è che possa partecipare come osservatore ai lavori dei regolatori partner, a cominciare dall’Asnr francese. Un confronto che consentirebbe di rafforzare il dialogo tecnico tra i due Paesi mentre l’Italia definisce il proprio quadro attuativo.

La dimensione industriale riguarda da vicino anche il Piemonte, dove ricerca e capacità manifatturiera possono concorrere allo sviluppo della filiera. Oggi circa cento imprese italiane operano sui mercati nucleari internazionali, spesso insieme a partner francesi. L’obiettivo indicato da Ain è arrivare a svariate centinaia di aziende coinvolte. In Europa sono censiti circa cinquanta nuovi progetti nucleari, molti dei quali in Francia: secondo l’associazione, si aprono così opportunità per le imprese italiane nella progettazione e nella costruzione di sistemi e componenti.

Tra gli esempi concreti c’è l’intesa tra Edf, Edison, Nuward e la filiera italiana per gli Smr di generazione III+. La visita ha offerto l’occasione per osservare tecnologie e capacità del sistema francese, ma il passaggio decisivo sarà tradurre gli accordi in attività, investimenti e commesse condivise. Tra le ipotesi da approfondire figura anche la creazione di un hub tecnologico nazionale per qualificare i fornitori, in dialogo con le infrastrutture francesi.

La partita si gioca anche sulle competenze. Le stime indicano che entro il 2050 in Italia serviranno circa 117mila professionisti qualificati nel settore. Italia e Francia dovranno formare figure con profili compatibili: curricula condivisi, qualifiche riconosciute reciprocamente e apprendistati transfrontalieri potrebbero agevolare la mobilità e rispondere alle necessità delle imprese. Accanto all’accordo di ricerca che coinvolge il Politecnico di Torino, c’è quello sulla formazione sottoscritto da Framatome, Politecnico di Milano ed Edison.

«Tra Italia e Francia la collaborazione nucleare non è un progetto per il futuro: è già una realtà, nell’industria, nella ricerca e nella formazione», afferma Stefano Monti, presidente di Ain. «La Francia ci offre l’esperienza di un grande programma nucleare; l’Italia porta la forza della sua manifattura e dei suoi talenti. Ora chiediamo alle istituzioni di completare rapidamente il quadro attuativo della nuova legge e alle imprese dei due Paesi di trasformare gli accordi firmati in progetti e cantieri comuni».

Il tema delle risorse è legato soprattutto alla realizzazione di una prima flotta di Smr: secondo la nota, queste tecnologie diventano competitive quando vengono sviluppate su scala. Italia e Francia potrebbero sostenere insieme l’inclusione del nucleare in InvestEu, un meccanismo condiviso per la prima flotta e un Ipcei sulle tecnologie nucleari innovative. Il Mimit e il Mase raccolgono le manifestazioni di interesse delle imprese italiane fino al 3 dicembre.

La prospettiva delineata è di lungo periodo. Con i decreti attuativi attesi entro fine anno e un programma industriale previsto dal 2027, una prima produzione nucleare italiana nell’arco di una decina d’anni viene indicata come ambiziosa ma raggiungibile. L’obiettivo è arrivare a coprire con il nucleare tra il 10% e il 20% della domanda elettrica nazionale al 2050, in complementarità con le fonti rinnovabili.

«La visita ha consentito di apprezzare l’elevato livello delle competenze, delle tecnologie e dell’organizzazione della filiera nucleare francese», osserva Luca Squeri, responsabile Energia di Forza Italia. «Un’esperienza da cui l’Italia può trarre indicazioni preziose. Il rilancio del nucleare richiede non soltanto scelte tecnologiche, ma anche una strategia industriale organica, continuità nelle politiche e valorizzazione delle competenze nazionali».

Per Tullio Patassini, responsabile Energia della Lega, il nucleare può garantire energia stabile e a basse emissioni, ridurre la dipendenza dalle importazioni e sostenere lo sviluppo industriale e occupazionale. Fabrizio Benzoni, in rappresentanza di Azione, lo definisce «una straordinaria opportunità industriale» e sottolinea che le aziende italiane dovranno essere protagoniste della filiera.

Il percorso di cooperazione era stato avviato con il memorandum firmato nel novembre 2023 da Edf, Gifen, Ansaldo Nucleare e Ain. È proseguito con l’intesa tra Gifen e Ain del settembre 2026, gli accordi sugli Smr, la ricerca e la formazione. Per Torino, la partecipazione del Politecnico e dell’Infn all’intesa scientifica rappresenta un tassello concreto: la collaborazione europea passa anche dalla capacità di collegare laboratori, università e imprese.

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