Rifiuti, è l’ora che si faccia qualcosa
I dati Cnel confermano la pessima performance della Liguria, Genova in particolare
La Liguria è sempre la regione dove si spende di più in media per i rifiuti, nonostante negli ultimi anni siano aumentate le performance ovunque nel Nord Ovest. Lo confermano i numeri del Cnel nella Relazione annuale sui servizi pubblici. In Liguria la maglia nera riguarda Genova, con il 51% di differenziata, che la pone in 82esima posizione e un aumento del 6% rispetto all’anno precedente (i dati sono relativi al 2022 sul 2021).Record italiano regionale per la spesa media pari a 520 euro per tonnellata (più 2% rispetto al 2021), contro una media italiana di 395 euro.
Dati che impongono non più una riflessione, ma azioni immediate che non possono più essere rimandate. In Piemonte la spesa per tonnellata è pari a 372 euro, cifra che stabilisce per la regione il 10° posto in classifica. La gestione rifiuti rappresenta un ambito cruciale delle politiche comunali, sia per il peso finanziario sia per le ricadute ambientali e sociali. Nel Nord Ovest italiano, invece, la gestione dei rifiuti mostra un miglioramento continuo: la raccolta differenziata è in crescita e ha già raggiunto i livelli fissati dagli obiettivi europei per il 2035, con tredici anni dianticipo, mentre la produzione complessiva di rifiuti rimane stabile o in lieve calo.
Il quadro nazionale, tuttavia, resta caratterizzato da forti divari territoriali: i comuni del Nord, soprattutto quelli piccoli e medi, si distinguono per efficienza e buone performance, mentre i grandi centri urbani del Sud e del Centro incontrano maggiori difficoltà, con costi elevati e livelli di raccolta ancora bassi. Il tasso di raccolta differenziata si attesta al 66,3% (dati 2022) a livello nazionale (in crescita rispetto al 65,4% del 2021). Le migliori performance si registrano in Veneto (77,7%), Marche (72,1%) e Nord-Ovest (70,2%); restano sotto la media Lazio (56,2%), appunto la Liguria (57,4%) e gran parte del Sud (58,6%), ma con l’eccezione virtuosa dell’Abruzzo (65,6%). I grandi centri urbani presentano ancora criticità, a con segnali di miglioramento: i migliori risultati assoluti si osservano nei comuni medi del Nord-Est (60.000–99.999 abitanti) con una raccolta all’83%. Cala in generale la produzione di rifiuti: in Piemonte sono 496 chili all’anno per abitante (dato che pone la regione al 7° posto in classifica con un calo dell’1% rispetto all’anno precedente, mentre in Liguria, al 3° posto per rifiuti prodotti pro capite si attesta a 540 chili all’anno per abitante (con un calo dell’1%). La vera sfida però riguarda le singole province. Cominciamo dalla Liguria, dove abbiamo già detto del peso di Genova dove la raccolta differenziata è pari al 51% (82esima in classifica), a Savona la differenziata si attesta al 63,3% (58esima in classifica, aumento dell’1% rispetto al 2021), Imperia non brilla con il 56, 1% (76esima posizione, aumento dell’1%) mentre La Spezia riscatta la regione intera ponendosi al 17esimo posto con una differenziata record pari al 76%. In Piemonte spicca Novara con l’81,3%, che la pone al 5° posto nella classifica nazionale, con un miglioramento pari al 3%; segue Verbano-Cusio-Ossola con il 72,8% al 29° posto con un calo dell’1%; c’è poi Cuneo che vanta un bel 71,3%, che piazza la provincia al 32° posto con un più 1%; Biella e Vercelli seguono a stretto giro con il 70,3% e il 70,2%, rispettivamente al 37° e 38° posto, con una performance di Vercelli da segnalare con il 5% in più del 2021. Sempre tra le migliori della classifica italiana Asti con il 69,7%, al 40° posto, mentre Alessandria segna il 67,2% e un 47° posto in classifica avendo migliorato la performance del 5%. fanalino di coda Torino, che sconta il fatto di essere una grande città e si attesta al 62° posto con il 62,1% di differenziata con un più 1% rispetto al 2021.