Parecchie migliaia di persone hanno sfilato il 21 marzo in corteo per le vie di Torino in occasione della XXXI Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie e hanno poi affollato piazza Vittorio Veneto per il comizio finale delle celebrazioni nazionali che quest’anno si sono svolte nel capoluogo piemontese. Tra loro anche oltre 500 familiari di vittime innocenti provenienti da tutta Italia.
«Il nostro pensiero va anzitutto a tutte le vittime innocenti e alle loro famiglie, che portano ogni giorno il peso di un dolore che riguarda l'intera Nazione» – ha dichiarato in una nota la premier Giorgia Meloni.
«Nel ricordo delle vittime innocenti delle mafie rendiamo omaggio a quanti hanno perso la vita per la legalità, la sicurezza, l'amore per il proprio territorio e per la costruzione di un tessuto sociale ed economico sano e coeso. Ai loro familiari va la più sincera vicinanza» – ha ribadito il presidente della Camera dei Deputati, Lorenzo Fontana.
«Bisogna essere cittadini non a intermittenza secondo i momenti delle emozioni, ma cittadini più responsabili» – ha sottolineato don Luigi Ciotti n piazza Vittorio Veneto a Torino.
«Noi chiediamo alla politica – ha aggiunto – che faccia la propria parte, lo chiediamo alle istituzioni, ma anche noi come cittadini, associazioni, movimenti dobbiamo assumerci la nostra parte di responsabilità. Una delle malattie più terribili resta la delega. Ma resta anche una sorta di rassegnazione il pensare che in realtà le cose non cambieranno mai. Invece dobbiamo unire di più le nostre forze perché diventino una forza».
«Siamo partiti – ha detto don Ciotti in riferimento al corteo – da piazza Solferino perché nel '75 su quella piazza fu fatto lo sciopero della fame 'Morire di fame, ma non di droga'. Una vecchia tenda militare per chiedere una legge, quella che ha creato poi i Sert, i servizi per le tossicodipendenze. Allora non c'era Libera, c'era il Gruppo Abele. E su quella piazza, quei primi genitori che avevano visto perdere i loro figli morti di overdose, si è lottato per chiedere al Parlamento quella legge. Allora noi dobbiamo continuare come cittadini a fare la nostra parte. Collaborare con le Istituzioni se fanno bene, essere una spina al fianco se non fanno in modo propositivo le cose che devono fare».
Sulla stessa linea anche l’associazione Sicurezza e Lavoro, che ha chiesto di non dimenticarsi delle lavoratrici e dei lavoratori sfruttati dalla criminalità organizzata e delle vittime del caporalato.
«Nel celebrare a Torino la Giornata del 21 marzo vogliamo ricordare le lavoratrici e i lavoratori vittime delle mafie» – ha dichiarato Massimiliano Quirico, direttore di Sicurezza e Lavoro.
«Oltre alle tante vittime innocenti tra cittadini, imprenditori, servitori dello Stato e rappresentanti di Istituzioni, sindacati e associazioni – ha affermato il direttore – non possiamo dimenticarci di chi è messo sotto scacco ogni giorno dalla criminalità organizzata: lavoratrici e lavoratori in ‘nero’ o in ‘grigio’, vittime di sfruttamento e di caporalato per colpa delle mafie, che danneggiano il tessuto sociale e imprenditoriale sano del Paese, non soltanto mettendo in crisi l’economia, ma spesso causando anche infortuni e malattie professionali, che aumentano dove l’illegalità è più diffusa, con costi umani e sociali enormi».
«Nel rendere omaggio a tutte le vittime innocenti delle mafie in Italia – ha concluso Massimiliano Quirico – il 21 marzo deve essere un’occasione per fare memoria, ma anche per rinnovare un impegno condiviso contro illegalità, corruzione e sfruttamento sul lavoro».
È necessario anche offrire maggiore tutela alle donne – ha continuato don Ciotti, evidenziando che «le donne che decidono di allontanarsi dai contesti mafiosi di origine offrono un esempio ad altre che ancora non osano», ma che «ci vuole un aiuto forte per sradicarle quelle radici. Non lasciamole sole queste donne. E allora servono nuove norme, subito, subito servono nuove norme, una legge che tuteli queste scelte coraggiose».
Tra i tanti partecipanti al corteo c’era anche Lucia Musti, procuratore generale del Piemonte, che ha elogiato la manifestazione «che riesce a dare un'idea di una società sana, civile, che si sta contrapponendo alle mafie».
«È un momento di grande festa – ha affermato – non solo per Torino, che ha l’onore di ospitare questo evento».
Era presente anche Giovanni Bombardieri, capo della Procura di Torino e della Dda del distretto piemontese, che ha dichiarato: «Il contrasto alla criminalità organizzata passa anche attraverso l'impegno della società civile, e vedere tanta gente in piazza insieme ai familiari delle vittime delle mafie è importantissimo: vuol dire che si comprende il significato e l’importanza di questo impegno».
Per il vicepremier Antonio Tajani, «ricordare è una scelta. Significa non voltarsi dall'altra parte, stare accanto alle famiglie delle vittime innocenti e trasformare la memoria in impegno quotidiano contro la mafia e la criminalità organizzata: legalità, giustizia, sicurezza, tutela di chi denuncia e rispetto per chi serve lo Stato».