«L’edizione 2026 di Terra Madre sarà la più speciale»

Nell'intervista, Barbara Nappini alla guida dell’associazione dal 2021, ha parlato anche delle ultime idee e desideri di Carlo Petrini

23/09/2026
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l 21 maggio del 2026 è morto il braidese Carlin Petrini, fondatore del movimento internazionale Slow Food che quest’anno festeggia quarant’anni. La sua scomparsa ha avuto una forte risonanza in tutta Italia e non solo, ma anche senza di lui le sue idee continuano ad animare l’associazione. Attualmente alla guida di Slow Food c’è Barbara Nappini. Nata a Firenze nel 1974, dopo aver lavorato per anni in una multinazionale della moda, nel 2010 si è trasferita in un casale in campagna, appassionandosi alla permacultura, all’autoproduzione e fondando l’associazione Il grano e le rose. Nel 2012 ha incontrato Slow Food Colli Superiori del Valdarno e ha scoperto Terra Madre: da quel momento la sua vita è cambiata. Ha iniziato occupandosi di progetti educativi e attività per adulti finché, nel 2014, al Congresso di Riva del Garda, è diventata membro del Consiglio nazionale. Da luglio 2021 è presidente di Slow Food Italia, prima donna a ricoprire questo ruolo. L’abbiamo intervistata a pochi giorni dall’inaugurazione di Terra Madre Salone del Gusto 2026, che si svolgerà nel centro di Torino dal 24 al 27 settembre. L’edizione 2026 avrà come tema “La biodiversità al centro”, elemento chiave del movimento che da 40 anni si oppone all’omologazione, alla standardizzazione e alla monocoltura, celebrando il valore della diversità attraverso la rete delle comunità di Terra Madre e progetti come l’Arca del Gusto e i Presìdi Slow Food.   
Organizzata da Città di Torino, Regione Piemonte e Slow Food, la manifestazione dedicata alle politiche del cibo e alla valorizzazione dei prodotti buoni, puliti e giusti svela i primi dettagli: centinaia di eventi che coinvolgeranno vie, piazze e quartieri della città con conferenze, laboratori del gusto, appuntamenti a tavola con cuochi e produttori, giochi sensoriali e nuovi format in collaborazione con le principali realtà culturali cittadine. Vi saranno inoltre incontri dedicati ai mestieri legati al cibo nelle scuole e attività per bambini negli orti scolastici e di comunità. Immancabile il grande Mercato di Terra Madre Salone del Gusto con centinaia di produttori, italiani e internazionali, che hanno fatto della tutela della biodiversità e della promozione del territorio la cifra del loro lavoro. 
Ulteriori informazioni sul sito https://2026.terramadresalonedelgusto.com/  

Terra Madre Salone del Gusto prenderà il via il 24 settembre: è la prima edizione dalla scomparsa di Carlo Petrini. Qual è l’eredità che ha lasciato?
«Carlo Petrini negli ultimi anni aveva deciso di fare un passo indietro nell’organizzazione delle varie iniziative che Slow Food partecipa o promuove. Tuttavia, un anno e mezzo fa aveva coinvolto tutti i collaboratori all’Università di Pollenzo per parlare dell’edizione 2026 di Terra Madre. Aveva espresso il forte desiderio che l’evento tornasse nel centro di Torino, ponendo la biodiversità come tema centrale e rendendo il «Salone» interamente percorribile a piedi. Inoltre, chiese di realizzare e pubblicare, anche in versione cartacea oltre che digitale, gli Atlanti del Gusto di ogni regione d’Italia, da distribuire nelle scuole e nelle biblioteche come guida alla biodiversità del nostro Paese. Con la sua scomparsa, queste pubblicazioni hanno assunto un valore ancora più importante. Per questo l’edizione che ci prepariamo a inaugurare sarà la più speciale di sempre: sentiamo l’esigenza di realizzare tutti i desideri espressi da Carlo. Ci fa inoltre molto piacere che all’inaugurazione sarà presente il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella».

Le idee di Carlo Petrini saranno portate avanti, seppur rielaborate per adattarle ai tempi che cambiano?
«Carlin è sempre stato presente, ma mai invasivo. Da quando sono diventata presidente abbiamo elaborato un percorso di idee politico-culturali, adattando le sue visioni all’attualità. Carlo ha apprezzato questo lavoro, tanto da firmare la prefazione del mio libro La Natura Bella delle Cose. D’altronde, ha sempre sottolineato l’importanza che un’idea possa camminare con le proprie gambe, a prescindere da chi l’abbia pensata. Molte idee nate nel corso degli anni non coincidevano del tutto con le sue prime intuizioni, ma non ne ha mai contestato la rielaborazione. Nel 2025 sono stata rieletta presidente portando con me nuove idee e Carlin non si è opposto. Ci manca moltissimo, ma quando mi chiedono come mi senta a raccogliere la sua eredità, rispondo che non è solo mia, ma di tutti: appartiene alla moltitudine di persone che vivono e lavorano attorno ai suoi valori e al movimento internazionale che ha saputo creare».

Il tema dell’edizione 2026 sarà “La biodiversità al centro”. Si tratta di un argomento più attuale che mai, non è vero?
«L’indicazione di mettere «La biodiversità al centro» è arrivata proprio da Carlin. Per quarant’anni abbiamo lavorato sul cibo, ma alla base c’era l’obiettivo di tutelare la biodiversità intesa come variabilità genetica, fondamentale per salvare le nostre colture di fronte ai cambiamenti climatici. Oltre alla biodiversità ambientale, vi è anche l’attenzione verso la diversità come valore, per promuovere un sistema alimentare alternativo in cui nessuno debba soffrire la fame. Oggi un miliardo di persone non ha cibo a sufficienza; per questo auspichiamo un settore agricolo che si adatti ai sistemi alimentari anziché provocarne la distruzione.»

Lo scorso weekend si è concluso Bra’s, un evento gastronomico nato proprio nella città di Carlo Petrini.
«Carlin teneva particolarmente a far sì che Bra’s rimanesse a Bra. Il fatto che nella sua città si svolga anche Cheese, la più grande esposizione mondiale dedicata al formaggio, ha contribuito a mantenere elevatissima la qualità del cibo sul territorio, come dimostrano le numerose botteghe enogastronomiche locali».

Quali sono gli obiettivi che Slow Food intende perseguire nei prossimi anni?
«Come Slow Food immaginiamo un sistema alimentare in cui nessuno debba soffrire la fame e perciò promuoviamo una transizione agroecologica. Non si tratta solo di un approccio agricolo, ma di un cambiamento che coinvolge l’ambito sociale, ecologico ed energetico. Vorremmo che i territori venissero governati dal basso per evitare la concentrazione di potere ed economia nelle mani di pochi. Crediamo che attraverso l’agroecologia possano nascere comunità autonome e capaci di autodeterminarsi nella produzione del cibo».

Direttore: DIEGO RUBERO
AUT. TRIB. CUNEO n° 688 del 20/12/23
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