Ventinue quaderni realizzati e rilegati a mano, pagine ricoperte da una scrittura in inchiostro blu notte e copertine di stoffa ricamate con motivi che richiamano l’estetica del Bauhaus. È 'I quaderni di Hannah Arendt', opera realizzata da Sabrina Mezzaqui tra il 2017 e il 2021, destinata ora a entrare nelle collezioni della Gam – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino.
Il museo torinese è infatti tra i vincitori dell’Avviso pubblico Pac 2026 – Piano per l’arte contemporanea, nell’ambito dedicato all’acquisizione di opere prodotte negli ultimi settant’anni. Il programma, promosso dalla Direzione generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, consente alle istituzioni pubbliche di ampliare le proprie raccolte attraverso l’ingresso di lavori rappresentativi della ricerca artistica contemporanea.
Il progetto presentato dalla Gam è curato da Elena Volpato, conservatrice del museo, e permetterà di acquisire uno dei lavori più significativi della ricerca di Mezzaqui. Nata a Bologna nel 1964, l’artista ha costruito una parte importante del proprio percorso sul rapporto fra parola, tempo, manualità e letteratura, trasformando attività apparentemente quotidiane come leggere, scrivere, copiare, ritagliare o ricamare in elementi del processo creativo.
'I quaderni di Hannah Arendt' rappresentano in maniera particolarmente evidente questa impostazione. L’opera è composta da 29 quaderni rilegati manualmente, con copertine in stoffa ricamata attraverso motivi ispirati al Bauhaus. Per le pagine è stata utilizzata carta destinata agli atti giuridici e amministrativi, sulla quale Mezzaqui ha scritto a mano utilizzando inchiostro blu notte.
Al centro del lavoro c’è il confronto con il pensiero di Hannah Arendt, una delle figure più influenti della filosofia politica del Novecento. Mezzaqui si appropria della parola attraverso un gesto lento e ripetuto: quello della copiatura. Non si limita quindi a trasferire materialmente un testo sulla carta. Leggere e riscrivere diventano un modo per attraversare nuovamente il pensiero, soffermarsi sulle parole e sottrarle alla rapidità con cui normalmente vengono consumate.
È proprio in questa dimensione che si trova uno degli elementi caratteristici della ricerca dell’artista. La scrittura non è soltanto portatrice di un significato, ma diventa materia visiva. Il tempo necessario per copiare, la successione delle pagine, la grafia e la costruzione manuale dei quaderni partecipano alla realizzazione dell’opera. La lettura e la scrittura vengono così trasformate in atti creativi e contemplativi: il pensiero viene letteralmente “ripensato” attraverso l’esercizio della copiatura e assume una consistenza fisica.
L’ingresso dell’opera nella collezione permanente non resterà confinato nei depositi del museo. La Gam ha già programmato una mostra che consentirà al pubblico di scoprire il lavoro di Mezzaqui e il percorso che ha portato alla sua realizzazione.
L’esposizione aprirà il 3 dicembre 2026 negli spazi della Videoteca e resterà visitabile fino al 4 aprile 2027, inserendosi nella Quinta Risonanza della programmazione della Galleria torinese.
'I quaderni di Hannah Arendt' saranno messi in dialogo con un nuovo lavoro video attualmente in fase di realizzazione. Anche in questo caso Mezzaqui tornerà a confrontarsi con un testo e con il rapporto tra pensiero e rappresentazione: il punto di partenza sarà 'Il senso dell’ordine', il celebre saggio di Ernst Gombrich sulle arti decorative pubblicato nel 1979.
Non si tratta di un riferimento nuovo nella produzione dell’artista. Già nel 2002 Mezzaqui aveva dedicato al volume di Gombrich un’ampia opera su carta. A distanza di quasi venticinque anni, quella riflessione viene dunque ripresa attraverso il linguaggio del video, creando un collegamento fra momenti differenti della sua ricerca.
L’allestimento della Videoteca permetterà così di mettere in relazione due nuclei: da una parte l’opera appena acquisita dalla Gam, con il confronto con Hannah Arendt e la materialità dei 29 quaderni; dall’altra la nuova produzione dedicata alla riflessione di Gombrich sull’ornamento e sulle arti decorative. Scrittura, ordine, ripetizione e costruzione manuale diventano i fili che collegano i diversi lavori.
Ad accompagnare la mostra sarà inoltre una pubblicazione specificamente dedicata a 'I quaderni di Hannah Arendt', realizzata da Edizioni Corraini. Un quaderno che documenterà l’opera e il suo ingresso nelle raccolte pubbliche torinesi.
La vittoria del Pac 2026 consente così alla Gam non soltanto di aggiungere un nuovo lavoro alla propria collezione, ma di costruire intorno all’acquisizione un progetto espositivo. Dal 3 dicembre i 29 quaderni nati dal lungo esercizio di lettura e copiatura di Mezzaqui diventeranno patrimonio del museo e, attraverso di esso, della città.