Ai e lavoro, la sfida è tutelare salute, sicurezza, diritti e promuovere pensiero critico

Alla Cavallerizza Reale confronto su nuove tecnologie, sicurezza e salute. Al centro il ruolo delle persone e la responsabilità umana

Eliana Puccio 04/11/2026
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L'intelligenza artificiale sta trasformando il mondo del lavoro e della salute e sicurezza, modificando professionalità, competenze, responsabilità e relazioni tra colleghi.

Oltre alle opportunità emergono anche interrogativi importanti: quanto spazio resta al pensiero critico quando ci si affida alle decisioni delle macchine? E quali conseguenze possono avere le nuove tecnologie sull'autonomia dei lavoratori, sulla salute e sulla sicurezza?

Sono stati questi alcuni dei temi al centro dell'incontro «L'ambivalenza dell'innovazione digitale. Opportunità e rischi per la salute e sicurezza sul lavoro», che si è svolto nell’Aula Magna della Cavallerizza Reale dell’Università degli Studi di Torino.

L'appuntamento rientra nelle attività di approfondimento del progetto «Start - Safety and Training in Artificial Intelligence and Robotics», cofinanziato dall'Inail e promosso dall'Università degli Studi di Torino, capofila dell'iniziativa, insieme all'Università del Piemonte Orientale, all'Università di Pavia, all'Università Politecnica delle Marche e all'associazione Sicurezza e Lavoro.

«È un progetto sfidante – ha affermato Vincenzo Cangemi, responsabile scientifico della ricerca biennale – che vuole studiare gli effetti dell’intelligenza artificiale e della robotica su salute, sicurezza e benessere lavorativo e sui modelli di organizzazione del lavoro, in una prospettiva interdisciplinare».

La ricerca non si limita all'analisi teorica, ma indaga anche sul campo come cambiano i comportamenti delle persone nell'interazione con l'intelligenza artificiale e le nuove tecnologie. Il lavoro coinvolge le quattro università e l'associazione Sicurezza e Lavoro attraverso interviste, focus group, analisi di casi aziendali e la realizzazione di un prototipo di serious game, pensato per sperimentare modalità formative innovative in materia di salute e sicurezza.

«L’obiettivo – ha spiegato Cangemi – è implementare in maniera etica e sicura le nuove tecnologie, prestando attenzione allo stress lavoro correlato e agli effetti sulla salute mentale, tema molto trascurato, ma anche costruire ambienti di lavoro rispettosi della persona e attenti al benessere organizzativo».

Un'attenzione particolare è stata dedicata proprio alle conseguenze psicologiche e organizzative dell'innovazione.

Lo psicologo Fulvio Trombotto ha presentato i primi risultati delle interviste realizzate nell'ambito del progetto Start, coinvolgendo figure professionali diverse, dagli operai ai manager, per comprendere l'impatto delle tecnologie sull'organizzazione del lavoro, sul benessere, sulla sicurezza e sull'identità professionale.

Tra le questioni emerse c'è il possibile indebolimento delle capacità critiche e della capacità di affrontare autonomamente i problemi. Il rischio è affidarsi sempre più agli strumenti digitali, rinunciando progressivamente a interrogarsi sulle procedure e sulle decisioni da prendere. Trombotto ha evidenziato proprio il pericolo di un appiattimento cognitivo: non chiedersi più come svolgere un'attività, ma delegare la risposta all'intelligenza artificiale.

A cambiare potrebbe essere anche il valore delle competenze professionali. Quello che una persona sa fare oggi quanto conterà domani? E come verrà riconosciuto nel percorso di carriera? Sono interrogativi che si accompagnano alla possibile riduzione delle occasioni di confronto tra colleghi. Lo smart working, ad esempio, ha già modificato le modalità di relazione, riducendo spesso gli scambi informali e il rapporto diretto tra lavoratori.

Un altro aspetto riguarda la responsabilità individuale. Se le tecnologie supportano le decisioni, resta fondamentale che le persone conservino la capacità di valutare le alternative e rispondere delle proprie scelte. Il rischio, altrimenti, è perdere progressivamente autonomia e libertà decisionale.

Anche la formazione deve cambiare. Non basta insegnare a utilizzare correttamente gli strumenti tecnologici: occorre sviluppare consapevolezza, capacità di giudizio e attenzione alle ricadute personali e professionali dell'innovazione. Dalle interviste è emersa proprio la richiesta di dare maggiore spazio alla dimensione umana, senza limitarsi agli aspetti strettamente tecnici.

Su questo fronte si inserisce il prototipo di ‘serious game’ sviluppato nell'ambito del progetto Start, recentemente presentato agli Stati Generali su Salute e Sicurezza sul Lavoro alla Camera dei Deputati.

«Per formare alla sicurezza in modo innovativo è stato sviluppato un 'serious game' nell’ambito del progetto Start – ha spiegato Manuela Repetto, professoressa associata di Tecnologie per l’educazione e la didattica – che utilizza un agente conversazionale basato sull'intelligenza artificiale, che fornisce supporto nel prendere decisioni in situazioni di rischio, lasciando però la responsabilità all'essere umano».

La mattinata è proseguita con la presentazione del libro «L'ambivalenza dell'innovazione», a cura del Gruppo To-Mi Innovazione e Lavoro del Centro di Ricerca e Documentazione Luigi Einaudi. A illustrarne i contenuti sono stati Mattia Puleo, delle cooperative Ods e Cinefonie, e Alberto Cipriani, del Gruppo To-Mi Innovazione e Lavoro.

A seguire, la tavola rotonda «Progettare l'innovazione», coordinata da Massimiliano Quirico, direttore di Sicurezza e Lavoro, con la partecipazione di Igor Albera (Fim Cisl), Emilio Bartezzaghi (Politecnico di Milano), Edi Lazzi (Fiom Cgil), Paolo Neirotti (Politecnico di Torino), Cinzia Pepe (Uilm Uil), Massimo Richetti (Unione industriali) e Sara Rinaudo (Fismic Confsal).

«Le sfide, attuali e future, di intelligenza artificiale e tecnologie – ha detto Massimiliano Quirico, direttore di Sicurezza e Lavoro – impongono nuove riflessioni e un approccio delle relazioni sindacali e industriali diverso da quello tradizionale».

Il tema non riguarda soltanto l'introduzione di nuovi strumenti nelle aziende, ma il modo in cui governare una trasformazione destinata a incidere sull'organizzazione e sulla qualità del lavoro. «Cambiano le professionalità richieste, le responsabilità e il modo di relazionarsi sul lavoro – ha affermato Quirico – ed è fondamentale governare questi cambiamenti, anche dal punto di vista normativo, mettendo sempre al centro la persona e l’attenzione a salute, sicurezza e diritti di lavoratori e lavoratrici».

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AUT. TRIB. CUNEO n° 688 del 20/12/23
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