La protesta degli studenti, le lezioni interrotte e il confronto sul finanziamento dell’Università di Torino si intrecciano in una polemica sulla gestione del Campus Luigi Einaudi. Da una parte le parole della rettrice Cristina Prandi sul bisogno di maggiori risorse; dall’altra la replica del senatore di Forza Italia Roberto Rosso, che giudica incomprensibili le critiche al Governo, e l’iniziativa del Fuan, che chiede le dimissioni della direttrice del Campus, Anna Mastromarino.
All’inaugurazione dell’anno accademico 2026-2027, Prandi ha legato i finanziamenti al diritto allo studio e alla qualità degli spazi. Ha sostenuto che le risorse per l’università pubblica non siano ancora adeguate e chiesto che il Fondo di finanziamento ordinario prosegua con maggiore decisione l’incremento avviato nell’ultimo anno, insieme a politiche più incisive per il diritto allo studio. Ha richiamato le differenze tra le sedi e la necessità di intervenire sulle situazioni strutturali più fragili. Per il prossimo anno accademico l’Ateneo ha bandito 54 posizioni da ricercatore.
Rosso contesta questa lettura. «Stupiscono le dichiarazioni della rettrice», afferma, ricordando che i finanziamenti statali all’Università di Torino sarebbero passati dai 261,3 milioni di euro del 2019 a oltre 341 milioni nel 2025, fino a circa 347 milioni nel 2026: un aumento superiore al 35%. Il senatore osserva inoltre che la ripartizione dell’ultimo Fondo di finanziamento ordinario avrebbe ricevuto una valutazione unanime nella Conferenza dei rettori. «Spetta ai singoli atenei utilizzare al meglio le risorse dei contribuenti», sostiene, rivendicando l’impegno del Governo per le borse di studio e l’housing universitario. Il piano nazionale, secondo Rosso, ha consentito di attivare oltre 75mila posti letto. Il sostegno agli atenei, conclude, deve accompagnarsi a bilanci rigorosi e all’uso responsabile delle risorse pubbliche.
La polemica politica si sovrappone alla protesta al Campus, occupato da lunedì sera. Il Fuan, gruppo universitario di Fratelli d’Italia, ha chiesto le dimissioni di Mastromarino durante il Consiglio di Dipartimento di Giurisprudenza, leggendo i messaggi raccolti con una petizione contraria all’occupazione. I rappresentanti sono stati poi invitati a lasciare la sala. Il movimento accusa la direttrice di non aver tutelato il diritto allo studio e di aver favorito gli occupanti; contesta anche la chiusura dei cancelli, ritenuta un ostacolo all’accesso alle lezioni e agli spazi universitari.
Secondo il Fuan, al Campus studiano oltre 17mila persone e gli occupanti sarebbero poco più di un centinaio. Il movimento sottolinea che i collettivi non hanno rappresentanti eletti nel Dipartimento di Giurisprudenza e sostiene che la chiusura della struttura possa configurare un’interruzione di pubblico servizio, oltre a ledere il diritto allo studio. L’Ateneo ha sospeso le attività didattiche al Campus fino a sabato 31 ottobre, spostando altrove esami e prove di valutazione. Ha inoltre comunicato di aver aperto un canale di dialogo con gli studenti e di auspicare il ripristino delle condizioni per la ripresa delle lezioni.
Sul fronte della didattica, Giovanni Boggero, professore associato di Diritto costituzionale, ha scelto di svolgere online la lezione per consentire la partecipazione agli studenti che non condividono l’occupazione e non riescono a raggiungere le aule. Racconta di aver tentato di entrare al Campus e di essere stato fermato; ha quindi attivato la Dad nonostante l’indicazione del dipartimento a non assumere iniziative individuali. Boggero sostiene che la comunicazione del vicerettore Matteo Milani, arrivata circa 24 ore dopo l’inizio dell’occupazione, escludesse la Dad come sostituto sistematico delle lezioni sospese, senza vietare ogni ricorso circoscritto alla modalità online.
Il docente dice di non contestare il diritto degli studenti a manifestare e riconosce la fondatezza di richieste come più borse di studio e maggiori fondi ministeriali. La sua obiezione riguarda il metodo e la tutela di chi non aderisce: a suo giudizio, l’occupazione impone l’agenda di una parte della comunità e rischia di comprimere libertà accademica e diritto a seguire le lezioni. Boggero critica anche la gestione dell’Ateneo, definita confusa, e attribuisce alla direzione del Campus una posizione solidale con gli occupanti. Restano così aperti i nodi dell’accesso agli spazi universitari, della libertà di protesta e della continuità della didattica.