Torna questo week-end uno degli appuntamenti più attesi per la valorizzazione del patrimonio italiano. Sabato 21 e domenica 22 marzo si rinnova la tradizione delle Giornate Fai di Primavera, giunte alla trentaquattresima edizione, con un’apertura straordinaria di 780 luoghi distribuiti in 400 città. Un evento diffuso, capace di trasformare piazze, palazzi e paesaggi in un grande racconto collettivo, accessibile attraverso visite a contributo libero e sostenuto dall’impegno di migliaia di volontari e volontarie.
Non è un evento isolato, ma il segno concreto di un lavoro quotidiano. È questa la chiave di lettura offerta dal presidente del Fai, Marco Magnifico, che sottolinea come la manifestazione rappresenti la sintesi di una missione più ampia: educare alla conoscenza e alla tutela del patrimonio culturale e paesaggistico, in linea con i principi della Costituzione. Dal 1993 a oggi, quasi 13 milioni e mezzo di visitatori hanno partecipato all’iniziativa, contribuendo a far conoscere oltre 17mila luoghi in tutta Italia.
Il valore delle Giornate non si esaurisce nell’esperienza culturale. Le donazioni e le iscrizioni sono infatti fondamentali per sostenere le attività della Fondazione: permettono infatti al Fai di proseguire interventi di restauro e valorizzazione su un patrimonio che conta 75 beni, di cui 60 regolarmente aperti al pubblico. Un impegno reso possibile anche grazie al lavoro di 7.500 volontari e di 17mila ‘Apprendisti Ciceroni’, studentesse e studenti formati per raccontare le storie dei territori.
In Piemonte e Valle d’Aosta, il programma propone un itinerario particolarmente ricco, capace di intrecciare storia istituzionale, memoria sociale e innovazione. A Torino, tra le aperture più attese, spicca il Palazzo di Città con le stanze del Sindaco, dove sarà possibile accedere eccezionalmente alla cosiddetta «Sala dei Miracoli», decorata con episodi legati al miracolo del Corpus Domini del 1453. Un viaggio nel cuore amministrativo della città, tra affreschi e ambienti che raccontano secoli di trasformazioni urbane.
Nel centro barocco, l’Opificio delle Rosine restituisce invece una pagina di storia sociale al femminile. Fondato nel Settecento da Rosa Govone, l’istituto accoglieva donne in difficoltà offrendo istruzione e lavoro. «Un esempio di emancipazione sorprendentemente moderno», oggi testimoniato dagli spazi restaurati, dal giardino interno e dalla piccola chiesa nascosta.
Spazio anche alla musica e allo spettacolo con l’Auditorium Rai ‘Arturo Toscanini’, nato come ippodromo ottocentesco e trasformato nel tempo in sala concerti. Durante le Giornate Fai sarà possibile accedere non solo alla sala progettata da Carlo Mollino, ma anche ai camerini e al palcoscenico, in un percorso «dietro le quinte» che svela la vita quotidiana dell’orchestra.
Tra i luoghi più suggestivi figura il rifugio antiaereo di piazza Risorgimento, testimonianza concreta della Seconda guerra mondiale. Costruito nel 1943, poteva ospitare oltre mille persone e conserva ancora le tracce della vita durante i bombardamenti. «Una storia di sopravvivenza e memoria» che torna accessibile grazie alla collaborazione con il Museo Diffuso della Resistenza e l’Anpi, con i narratori formati dall’associazione Astec.
Non manca il fascino dell’architettura del Novecento con l’Hotel Principi di Piemonte, simbolo della Torino razionalista. Aperto eccezionalmente agli iscritti Fai, l’edificio racconta l’eleganza della città tra le due guerre, tra saloni decorati e ospiti illustri che ne hanno segnato la storia.
Fuori dal capoluogo, il percorso si amplia con tappe che attraversano secoli e territori. Ad Avigliana, la Scuola Picco testimonia una lunga tradizione educativa nata nell’Ottocento per sostenere le famiglie più fragili e oggi rilanciata con spazi moderni e innovativi.
A Montalto Dora, il castello domina la piana eporediese con le sue mura merlate e la storia segnata da assedi e restauri, mentre a Riva di Pinerolo il Castello Motta Santus apre per la prima volta, rivelando ambienti privati e un passato legato alle famiglie nobili locali.
A Giaveno, il Mulin du Detu racconta la cultura materiale della valle, tra macine in funzione e tradizioni legate alla lavorazione dei cereali. Un patrimonio vivo, che unisce memoria e didattica, immerso nel paesaggio montano. A Chivasso, l’edificio di presa del Canale Cavour rappresenta invece un capolavoro di ingegneria idraulica ottocentesca, simbolo dello sviluppo agricolo del territorio dopo l’Unità d’Italia.
Chiude il percorso il Museo del Caseificio di Bajo Dora, a Borgofranco di Ivrea, dove la memoria del lavoro contadino rivive attraverso strumenti, testimonianze e racconti raccolti dalla comunità locale. «Un archivio vivente» che restituisce il senso profondo di un patrimonio fatto non solo di monumenti, ma anche di tradizioni e identità condivise.
Le Giornate Fai di Primavera si confermano così «una grande festa collettiva», capace di unire conoscenza, partecipazione e impegno civile, invitando cittadini e visitatori a riscoprire un’Italia diffusa, spesso nascosta, ma sempre sorprendente.