Sicurezza: i sindaci chiedono maggiori tutele e interventi

Collaborazione tra istituzioni e supporto a Polizia Locale e Forze dell’Ordine per rispondere alle esigenze

Valentina Sandrone 21/08/2026
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Una lettera aperta, rivolta ai giornali, affinché i cittadini possano prendere consapevolezza, ma anche, o forse soprattutto, ai decisori e ai legislatori nazionali. Questo è il documento sottoscritto dai sindaci della «sette sorelle» del Cuneese, con i colleghi di Borgo San Dalmazzo e Busca. Nove Comuni che variano dai 10.000 ai 60.000 abitanti, differenti per territorio, collocazione geografica, composizione socio-economica, ma uniti nella lotta per la sicurezza. 
Che si tratti di minacce reali alla vita quotidiana, o di una percezione diffusa di timore, i dubbi e le paure dei cittadini meritano risposte e il primo luogo dove s aspettano di trovarle è proprio a casa loro: nei Comuni in cui abitano, presso le stazioni di Polizia Locale degli stessi. Gli amministratori hanno pertanto il dovere di rispondere a queste domande, la cui soluzione però non si trova a livello di enti locali. 
La sicurezza reale ci parla di una diminuzione dei grandi reati, ma al contempo anche di u aumento degli atti di vandalismo e microcriminalità, e nessuna paura può essere dismessa come sciocca o infondata.
Il degrado cambia il modo in cui si vivono le città, o parti di esse, e sullo sfondo di un contesto nuovo si stagliano nuove criticità, soprattutto quando al timore si aggiungono la disillusione e la sensazione di un’impunità diffusa. 
I sindaci e le Forze dell’Ordine chiedono supporto, collaborazione tra enti e istituzioni e strumenti efficaci non solo e non tanto per reprimere o punire, ma per prevenire e per costruire, passo dopo passo, una società basata sul rispetto e sulla convivenza pacifica.
Di seguito, il testo integrale della lettera:
Caro Direttore,
noi Sindaci, insieme agli Agenti delle Polizie Locali dei nostri Comuni, ci troviamo oggi in una sorta di “doppia prima linea”: da una parte siamo i primi destinatari delle richieste dei cittadini, che chiedono più sicurezza e maggiore presenza sul territorio; dall’altra ci confrontiamo quotidianamente con il limite delle competenze e delle risorse che abbiamo a disposizione per poter dare risposte adeguate.
C’è poi una distinzione che merita di essere affrontata con lucidità: quella tra sicurezza reale e sicurezza percepita. I dati del Ministero dell’Interno, proprio in questi giorni, raccontano una realtà che in alcuni ambiti appare diversa dalla percezione diffusa. Ma questo non significa che la paura dei cittadini sia meno vera. Un episodio, un’aggressione, un atto di vandalismo o anche soltanto la presenza costante di situazioni di degrado possono cambiare profondamente il modo in cui una persona vive il proprio quartiere, una piazza, una strada.
Gli Amministratori Locali questo lo sanno bene, perché sono ogni giorno a contatto con le proprie comunità e hanno visto cambiare, nel tempo, le loro esigenze. Oggi le richieste più pressanti riguardano il decoro urbano, il rispetto delle regole della convivenza civile e, soprattutto, una questione che rischia di diventare una ferita profonda: la certezza che le regole vengano effettivamente rispettate e, quando vengono violate, che alle violazioni seguano conseguenze concrete.
È proprio qui che nasce lo scoramento. Quando un cittadino dice “tanto non gli fanno niente”, “domani sarà di nuovo lì” oppure “anche se segnalo, non cambia nulla”, non sta semplicemente esprimendo una lamentela. Sta manifestando qualcosa di più serio: la sensazione che la propria richiesta di tutela non trovi una risposta.
Come Comuni abbiamo fatto e continuiamo a fare la nostra parte. Abbiamo dato avvio a tanti progetti di natura sociale e di educativa di strada, abbiamo modificato i Regolamenti di Polizia Urbana, in alcuni casi adottato strumenti come i DASPO amministrativi, rafforzato i sistemi di videosorveglianza e investito nell’illuminazione e nella riqualificazione degli spazi pubblici. Abbiamo cercato di essere presenti, spesso con risorse limitate, là dove i cittadini ci chiedevano di esserci.
Ma dobbiamo anche avere l’onestà di riconoscere che nessuna telecamera, nessun regolamento e nessun investimento locale possono, da soli, risolvere un problema che ha dimensioni più ampie.
È necessario, quindi, aprire una nuova stagione di collaborazione tra le Istituzioni, nella quale ogni livello dello Stato possa esercitare fino in fondo le proprie responsabilità. Ai Comuni devono essere garantite maggiori possibilità di investimento per sostenere la Polizia Locale, estendere gli orari di servizio, rafforzare la formazione degli Agenti per affrontare criticità che sono profondamente cambiate rispetto al passato.
Allo stesso tempo, però, non possiamo chiedere ai Sindaci di essere ciò che non possono essere. Un Sindaco può prevenire, coordinare, presidiare, riqualificare e ascoltare. Non può sostituirsi alle Forze dell’Ordine, alla Magistratura o alle altre articolazioni dello Stato alle quali competono funzioni precise. E non può essere lasciato solo a rispondere di fenomeni che richiedono una responsabilità condivisa.
Forse è proprio questo il punto da cui partire: non dalla ricerca di un colpevole, ma dalla necessità di ricostruire una filiera della responsabilità. Ogni Istituzione deve poter fare la propria parte con strumenti adeguati, tempi certi e risorse sufficienti.
Perché la sicurezza non si costruisce soltanto dopo che qualcosa è accaduto. Si costruisce prima: attraverso la presenza sul territorio, la prevenzione, l’illuminazione, la cura degli spazi pubblici, il sostegno alle situazioni di fragilità, il coordinamento tra istituzioni e, quando necessario, attraverso la certezza che chi viola le regole ne affronti concretamente le conseguenze.
La paura dei cittadini, quando si accompagna alla convinzione che le regole possano essere violate senza conseguenze, rischia infatti di produrre qualcosa di ancora più grave del singolo episodio: la perdita di fiducia nelle Istituzioni e nello Stato.
Ed è una responsabilità che nessuno di noi può permettersi di sottovalutare. Perché una comunità sicura non è quella nella quale non accade mai nulla, ma quella nella quale, quando qualcosa accade, il cittadino sa che le Istituzioni ci sono, ciascuna nel proprio ruolo, e che nessuno viene lasciato solo.
Alberto Gatto - Sindaco di Alba
Roberta Robbione - Sindaca di Borgo San Dalmazzo
Giovanni Fogliato - Sindaco di Bra
Ezio Donadio - Sindaco di Busca
Patrizia Manassero - Sindaca di Cuneo
Dario Tallone - Sindaco di Fossano
Luca Robaldo - Sindaco di Mondovì
Franco Demaria - Sindaco di Saluzzo
Antonello Portera - Sindaco di Savigliano.
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