Sei minorenni ai domiciliari dopo gli scontri con la Polizia a Torino

Forza Italia chiede provvedimenti contro gli istigatori, mentre l’Assemblea studentesca denuncia un «clima repressivo nelle scuole»

Eliana Puccio 01/01/2026
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La Polizia di Stato della Questura di Torino, con il coordinamento della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni, ha eseguito un provvedimento cautelare di permanenza in casa nei confronti di sei minorenni di età compresa tra i 16 e i 17 anni, ritenuti a vario titolo responsabili dei reati di resistenza aggravata e lesioni a pubblico ufficiale.

Il provvedimento è stato disposto dal giudice per le indagini preliminari minorile al termine di un’attività investigativa che ha ricostruito una serie di episodi avvenuti nell’autunno scorso nel capoluogo piemontese, in un contesto di forte tensione legato a manifestazioni studentesche e iniziative politiche.

Il primo episodio contestato risale alla mattina del 27 ottobre scorso, quando davanti al liceo «A. Einstein» di via Bologna era in corso un volantinaggio organizzato da «Gioventù Nazionale Torino – sezione D’Annunzio».

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, una decina di studenti aderenti al «Kollettivo Einstein» avrebbe interrotto l’attività di propaganda, determinando una situazione di crescente tensione che ha reso necessario l’intervento del personale della Digos.

Durante le fasi concitate dell’intervento, gli agenti sarebbero stati aggrediti con calci e spinte e uno degli attivisti sarebbe stato fermato. Nel tentativo di lasciare la zona per accompagnare il fermato in Questura, alcuni dei minorenni destinatari della misura avrebbero continuato a opporre resistenza agli operatori, costringendo la Polizia a richiedere l’intervento del Reparto Mobile, che ha respinto il gruppo di violenti.

Il bilancio parla di due operatori della Digos feriti, con prognosi di tre giorni, e di un agente del Reparto Mobile con prognosi di quattro giorni.

Il secondo fatto al centro dell’inchiesta riguarda quanto accaduto il 14 novembre all’interno della sede dalla Città Metropolitana di Torino, al termine del corteo promosso in occasione del «No Meloni Day».

Secondo la versione fornita dalle Forze dell’ordine, nella fase conclusiva della manifestazione alcuni partecipanti, tra i quali sarebbe stato riconosciuto anche uno dei minorenni poi colpiti dalla misura cautelare, hanno tentato di accedere indebitamente all’edificio istituzionale attraverso una porta carraia che conduce al garage.

In quella circostanza gli operatori del Reparto Mobile sarebbero stati aggrediti con calci, colpi inferti con aste di bandiera e lanci di oggetti, tra cui sellini di bicicletta e un estintore, il cui gas sarebbe stato spruzzato contro il personale di Polizia, come si vece chiaramente in un video diffuso dalla Questura.

Nove agenti rimasero feriti, con prognosi di sette giorni, e proprio in relazione a quell’episodio venne disposto l’arresto in flagranza differita di un manifestante maggiorenne.

Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari, la Polizia ha effettuato perquisizioni domiciliari nei confronti dei sei minorenni anche in relazione ad altri episodi oggetto di indagine. Tra questi figurano l’occupazione dei binari della stazione ferroviaria di Porta Nuova durante la manifestazione a sostegno della «Global Sumud Flotilla» del 22 settembre, un’analoga occupazione avvenuta due giorni dopo alla stazione di Porta Susa e l’irruzione nella sede del quotidiano «La Stampa» del 28 novembre. Episodi che, secondo gli inquirenti, delineerebbero un quadro di reiterazione di condotte violente o comunque pericolose per l’ordine pubblico.

Le misure cautelari hanno immediatamente acceso il dibattito politico. Il senatore Roberto Rosso e Marco Fontana, rispettivamente vicesegretario regionale e segretario cittadino di Forza Italia, hanno accolto positivamente il provvedimento, sottolineando che «è giusto lanciare un messaggio chiaro: sì alle manifestazioni di protesta pacifiche, no a quelle violente che colpiscono cittadini e agenti».

I due esponenti azzurri hanno però invitato a non fermarsi ai soli esecutori materiali, chiedendo che vengano individuati anche «gli istigatori e gli ispiratori» delle azioni, sostenendo che «le menti di una guerriglia urbana strutturata difficilmente possono essere dei minorenni» e invocando un’azione «a 360 gradi» contro quelli che definiscono «cattivi maestri».

Di tutt’altro avviso l’Assemblea studentesca di Torino, che in una nota diffusa sui canali social parla apertamente di misure «repressive» e denuncia una presunta risposta politica alle mobilitazioni studentesche contro la guerra a Gaza e contro le politiche del Governo Meloni.

Studenti e studentesse collegano i provvedimenti alle iniziative del movimento «Blocchiamo tutto» e sostengono che, davanti al liceo Einstein, «alla Polizia è stato ordinato di difendere il volantinaggio manganellando gli studenti che protestavano». Nel comunicato si parla di un clima di intimidazione nei confronti dei giovani e delle scuole e di «un piano di disciplinamento giovanile funzionale alla preparazione della società a un clima di guerra».

L’Assemblea chiede quindi «la liberazione immediata» dei sei minorenni coinvolti e annuncia la volontà di proseguire le mobilitazioni, mantenendo alta la tensione su una vicenda destinata a far discutere ancora a lungo e a infiammare ulteriormente il clima nel Comune di Torino, dopo il recente sgombero dell’ex Centro sociale Askatasuna.

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