Il Centro Studi Piemontesi – Ca dë Studi Piemontèis consolida il proprio ruolo di riferimento per la ricerca storica subalpina con un importante ampliamento degli spazi di proprietà. Un intervento strategico che guarda al futuro, puntando sulla salvaguardia del patrimonio archivistico e librario attraverso l’impiego delle più innovative tecnologie, e al tempo stesso sul potenziamento dei servizi destinati al pubblico, in particolare studiosi e giovani ricercatori.
L’espansione rappresenta un passo significativo in un percorso già ricco di attività e risultati. Solo nel 2025 il Centro ha pubblicato dieci volumi, tra cui due numeri della rivista Studi Piemontesi per un totale di oltre 600 pagine. A ciò si aggiungono 68 appuntamenti tra conferenze, presentazioni e lezioni, che hanno coinvolto circa 50 tra associazioni ed enti, raggiungendo complessivamente 10.000 partecipanti. Numeri che testimoniano una vivacità culturale costante e una forte capacità di fare rete sul territorio.
«Abbiamo due nuovi obiettivi: aumentare i soci e sensibilizzare i giovani, rendendoli consapevoli dell’importanza delle radici storiche subalpine», spiega il presidente Lodovico Passerin d’Entreves. Una visione che si traduce non solo nell’apertura degli spazi, ma anche in una crescente attenzione alla divulgazione e alla formazione.
Il patrimonio custodito dal Centro è di straordinario valore: 19 fondi documentari per un totale di 8.742 unità archivistiche, pari a 90 metri lineari di documenti che spaziano dal XIV secolo fino al 2025. Tra i materiali più rilevanti spiccano oltre 4.000 stampe fotografiche, datate dal 1860 ai primi anni Duemila, e autografi di figure centrali della storia italiana come Eugenio di Savoia, Massimo d’Azeglio, Camillo Benso di Cavour, Giuseppe Mazzini e Umberto di Savoia.
Accanto all’Archivio istituzionale, che conserva la memoria delle attività del Centro, trovano spazio 18 archivi personali e familiari, frutto di donazioni e lasciti, che coprono un arco cronologico dal 1549 al 2024. La biblioteca, con circa 30.000 volumi moderni e oltre 500 edizioni antiche di pregio, rappresenta un ulteriore pilastro dell’istituzione, arricchita anche da fondi speciali come quello delle preziose legature di Giuseppe Pichetto.
In linea con le esigenze contemporanee, il Centro ha avviato un’importante opera di digitalizzazione: oltre 13.000 volumi sono già disponibili online, ampliando l’accessibilità e favorendo nuove forme di ricerca. Un impegno che conferma la volontà di coniugare tutela della memoria e innovazione, rendendo il patrimonio piemontese sempre più vivo e condiviso.