L’accessibilità delle città non si misura soltanto dalla presenza di rampe, ascensori o percorsi senza ostacoli. Sempre più spesso il tema coinvolge aspetti sociali, culturali ed economici che incidono sulla possibilità delle persone di partecipare pienamente alla vita della comunità.
È da questa visione più ampia che ha preso le mosse «Smontiamo l’abilismo», l’incontro formativo che è stato promosso dal Nodo metropolitano contro le discriminazioni della Città Metropolitana di Torino, rivolto alle Amministrazioni comunali del territorio.
Al centro del confronto i Piani per l’eliminazione delle barriere architettoniche, strumenti considerati fondamentali per programmare interventi e rendere gli spazi pubblici più accessibili. Un percorso che, soprattutto nei piccoli Comuni, continua però a fare i conti con la scarsità di risorse economiche e con la limitata disponibilità di personale tecnico specializzato.
La fotografia più recente arriva dalla ricognizione realizzata dalla Città metropolitana di Torino insieme a Ires Piemonte. Su 211 Comuni che hanno partecipato all’indagine, sono 68 quelli che hanno dichiarato di aver adottato un Peba. Un dato che restituisce un quadro eterogeneo e che coinvolge realtà molto diverse tra loro.
Tra i Comuni che si sono già dotati del piano figurano piccoli centri come Maglione e Perosa Canavese, ma anche realtà di dimensioni intermedie come Val della Torre, Villar Perosa e Strambino. Hanno intrapreso questo percorso anche città più popolose come Ivrea, Venaria Reale, Chieri e Nichelino. Una diffusione che dimostra come le difficoltà organizzative possano essere affrontate indipendentemente dalla dimensione demografica, pur restando un elemento significativo nella programmazione degli interventi.
Ad aprire i lavori è stata la consigliera delegata alle Politiche sociali della Città metropolitana, Rossana Schillaci, che ha ribadito il ruolo dell’ente nel sostenere i Comuni. Oltre alle attività di formazione e sensibilizzazione, la Città metropolitana mette infatti a disposizione competenze tecniche e progettuali attraverso l’unità specializzata di assistenza ai Comuni, impegnata nella redazione dei piani e nell’individuazione delle priorità operative.
Grazie a questo supporto, tra il 2024 e il 2025 sono stati predisposti i Peba di Caravino, Lusigliè e Prarostino. L’attività proseguirà nei prossimi anni coinvolgendo Cambiano, Villar Dora e successivamente Vaie.
«L’accessibilità di una città non riguarda soltanto le persone con disabilità», ha sottolineato la consigliera Schillaci. «È una questione – ha detto – che coinvolge tutti». Un principio ripreso anche dalle relatrici Alice Scavarda, sociologa della salute dell’Università di Torino, e Alessia Volpin, Diversity & Inclusion Specialist di AccessiWay e organizzatrice del Disability Pride Torino. Nei loro interventi il concetto di barriera è stato esteso agli ostacoli sociali, linguistici, economici e psicologici che possono limitare la partecipazione delle persone alla vita collettiva.
Il percorso di approfondimento non si fermerà qui. Dopo la prima giornata di confronto, il ciclo formativo tornerà a settembre con nuovi appuntamenti dedicati a un tema sempre più centrale per la qualità della vita e per la costruzione di comunità realmente inclusive.