Piemonte, quasi 20mila imprenditori hanno più di 70 anni

In dieci anni perse 8.775 imprese giovanili. Cna: «Senza una successione programmata rischiamo di disperdere aziende, occupazione e competenze»

Walter Caputo 15/09/2026
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Il Piemonte delle imprese invecchia e la mancata successione rischia di trasformarsi in un problema strutturale per l’economia regionale. Sono infatti 19.548 i titolari di imprese individuali con almeno 70 anni, pari all’8,4% del totale. Dieci anni fa erano 17.489: in un decennio il loro numero è quindi cresciuto di oltre duemila unità. Nello stesso periodo si è ridotta sensibilmente la componente più giovane del tessuto produttivo. Tra il 2014 e il 2024 le imprese giovanili sono scese da 45.305 a 36.530, perdendo 8.775 attività, il 19,4%.

I dati emergono dal dossier 'Imprese senza ricambio' elaborato da Cna e delineano una dinamica che va oltre il tema anagrafico. In gioco ci sono la continuità di migliaia di aziende, la salvaguardia dei posti di lavoro, la conservazione delle competenze e la capacità del sistema piemontese di affrontare la trasformazione tecnologica in corso. Il rischio è che imprese ancora sane, con clienti, mercato e prospettive, siano costrette a chiudere non per mancanza di commesse, ma per l’assenza di qualcuno disposto o nelle condizioni di raccoglierne il testimone.

L’incidenza dei titolari ultrasettantenni in Piemonte rimane inferiore alla media nazionale, che raggiunge il 10,7%, ma le differenze tra le province sono marcate. Asti registra il valore più elevato, con il 12,5%, seguita da Alessandria con il 12,1% e Cuneo con l’11,8%. Più contenute le percentuali di Vercelli, all’8,6%, Biella, al 7,8%, Verbano-Cusio-Ossola, al 7%, Torino, al 6,5%, e Novara, al 6,1%.

A rendere più difficile il ricambio contribuisce anche la contrazione demografica. La popolazione piemontese tra i 20 e i 39 anni è passata da oltre 939mila a circa 886mila persone. Si è quindi ridotta di oltre 53mila unità la platea dalla quale dovrebbero emergere non soltanto i lavoratori, ma anche gli imprenditori dei prossimi anni. Un arretramento che si somma alle difficoltà di accesso al credito, all’incertezza economica, ai costi iniziali e a una percezione dell’attività imprenditoriale spesso associata più ai rischi e agli adempimenti che alle opportunità.

«Il passaggio generazionale sta diventando una delle questioni centrali per il futuro del sistema produttivo piemontese», osserva il presidente di Cna Piemonte, Giovanni Genovesio. La perdita di un’impresa, sottolinea, non riguarda soltanto il suo titolare: può comportare la scomparsa di occupazione, relazioni con clienti e fornitori e competenze accumulate in decenni di attività. Nell’artigianato il pericolo è ancora maggiore, perché il valore aziendale coincide spesso con il sapere pratico, l’esperienza e la conoscenza del mestiere posseduti dall’imprenditore.

La successione non può però essere considerata esclusivamente una questione familiare. Non sempre figli o parenti intendono proseguire l’attività e, in molti casi, il possibile subentrante deve essere cercato all’esterno. Per Cna Piemonte occorre quindi costruire un mercato più efficiente della trasmissione d’impresa, capace di mettere in contatto chi si avvicina all’uscita con giovani, dipendenti, professionisti o altri imprenditori interessati a rilevare aziende già operative.

Il vantaggio economico sarebbe significativo. Subentrare in un’attività esistente significa poter contare su una clientela consolidata, fornitori conosciuti, competenze, attrezzature e una reputazione già costruita. Tuttavia, senza strumenti finanziari adeguati e un accompagnamento specialistico, l’acquisizione resta difficilmente accessibile proprio per le generazioni più giovani. Da qui la richiesta di rafforzare le agevolazioni fiscali, le garanzie sul credito, la formazione e l’assistenza nelle fasi di valutazione e trasferimento dell’azienda.

«Dobbiamo creare le condizioni perché rilevare un’impresa diventi per un giovane un’opportunità concreta», afferma il segretario regionale di Cna Piemonte, Delio Zanzottera. L’obiettivo è evitare che aziende dotate di mercato, competenze e potenzialità cessino l’attività soltanto perché manca un successore. Secondo l’associazione serve un sistema stabile, nel quale formazione, credito, fiscalità e trasferimento del sapere non procedano separatamente.

La questione assume una rilevanza ancora maggiore con l’accelerazione dell’intelligenza artificiale, dell’automazione e delle tecnologie digitali. Il passaggio generazionale non può più ridursi a una consegna delle chiavi al termine della carriera del titolare, ma deve cominciare prima, attraverso un periodo di collaborazione tra generazioni. Da una parte ci sono la capacità produttiva, la conoscenza dei materiali, dei clienti e dei mercati; dall’altra le competenze digitali, i nuovi linguaggi commerciali e una maggiore familiarità con l’IA.

La loro integrazione può diventare un fattore di crescita, mentre una successione tardiva rischia di rendere più ampio il divario tra le imprese capaci di innovare e quelle destinate a perdere competitività. Anche aziende manifatturiere e artigiane di eccellenza possono arretrare se non riescono ad aggiornare organizzazione, produzione, vendita e presenza sui mercati internazionali con la stessa rapidità dei concorrenti.

Per CNA Piemonte il ricambio deve quindi entrare stabilmente nelle politiche regionali per lo sviluppo. Non si tratta soltanto di sostituire chi esce con chi entra, ma di favorire una fase di contaminazione nella quale esperienza e innovazione lavorino insieme. La posta in gioco è la capacità di trasferire la tradizione dentro il futuro, evitando che insieme alle imprese vadano perduti posti di lavoro, relazioni economiche e patrimoni professionali difficilmente ricostruibili.

Direttore: DIEGO RUBERO
AUT. TRIB. CUNEO n° 688 del 20/12/23
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