Parchi storici, il Pnrr mette in rete 400 gioielli del Piemonte

Investiti 721 mila euro tra censimento e formazione. Nascono 111 nuovi giardinieri d’arte

Felicia Bello 15/08/2026
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Dalla mappatura di 400 parchi e giardini storici alla formazione di 111 professionisti specializzati nella loro conservazione. Il Pnrr lascia in Piemonte anche un’eredità meno appariscente delle grandi infrastrutture, ma destinata a incidere sulla tutela e sulla valorizzazione turistica di un patrimonio verde costruito nel corso dei secoli.

È uno dei progetti che la Regione ha scelto di raccontare attraverso 'Racconti Pnrr  – Storie da un territorio in continua evoluzione', il nuovo viaggio multimediale dedicato agli interventi realizzati sul territorio. Un modo per tradurre le cifre del Piano in luoghi, opere e persone, mentre il programma entra nella sua fase conclusiva.

Il punto di partenza sono i numeri. La Regione Piemonte ha gestito direttamente 2.419 progetti per 1,78 miliardi di euro, raggiungendo il 100% degli obiettivi e rispettando le scadenze europee. Una parte del quadro, molto più ampio, delle risorse arrivate attraverso il Piano: considerando tutti i soggetti attuatori, dagli enti territoriali alle imprese, passando per università e altri soggetti pubblici e privati, al Piemonte risultano assegnati oltre 10,4 miliardi di euro. 

Tra gli interventi della Missione dedicata a cultura e turismo trova spazio il programma per i parchi e i giardini storici, articolato su due direttrici complementari: conoscere e catalogare il patrimonio esistente e creare le professionalità necessarie per conservarlo. Complessivamente sono stati destinati 721.400 euro, dei quali 120 mila alla catalogazione e 601.400 alla formazione dei giardinieri d’arte. 

Il primo risultato è una sorta di grande carta d’identità del verde storico piemontese. Sono stati censiti 400 parchi e giardini, pubblici e privati, riconosciuti per il loro interesse storico, artistico, botanico o architettonico. Le schede georeferenziate, realizzate con il contributo di esperti universitari, costruiscono una base conoscitiva utilizzabile non soltanto per la conservazione, ma anche per elaborare nuovi percorsi culturali e turistici. L’obiettivo dichiarato dell’intervento è infatti mettere la conoscenza sistematica di questi beni al servizio della valorizzazione, della ricerca, della didattica e delle future attività di tutela. 

La mappa attraversa tutte le province. Comprende, fra gli altri, il Giardino del Chiostro dell’Abbazia di Vezzolano nell’Astigiano, il Castello di Miasino nel Novarese, le Cascine e le Serre del Castello di Racconigi, Villa della Regina a Torino, il Sacro Monte di Varallo, Villa Schneider a Biella, il Parco del Castello di Marengo nell’Alessandrino e Villa San Remigio a Verbania.

Ma censire un giardino storico non basta a conservarlo. Da qui nasce il secondo pilastro del progetto: ricostruire una filiera di competenze specialistiche attorno a una professione antica che oggi richiede conoscenze botaniche, paesaggistiche e conservative molto avanzate.

Con 601.400 euro di fondi Pnrr sono stati attivati otto percorsi di formazione professionale. Il risultato ha superato l’obiettivo assegnato al Piemonte: il target prevedeva 97 giardinieri d’arte qualificati, mentre alla conclusione dei corsi sono stati 111. 

La figura professionale è molto diversa da quella del giardiniere tradizionale. Deve saper intervenire sulle architetture vegetali senza alterare l’impianto storico, conoscere tecniche di cura, prevenzione e rigenerazione delle piante e operare nel restauro e nella manutenzione di parchi sottoposti a tutela. Una potatura sbagliata, la sostituzione impropria di un’essenza o una gestione non corretta di un albero monumentale possono modificare un’opera che si è formata nell’arco di decenni o secoli. 

La formazione ha quindi alternato teoria e attività sul campo, mettendo gli allievi a contatto con maestri d’arte e tecnici specializzati e portandoli all’interno di alcune delle più importanti dimore storiche piemontesi. Tra gli sbocchi indicati dalla stessa Regione figurano contesti di particolare pregio come la Reggia di Venaria e Villa Silvio Pellico a Moncalieri. 

Per la Regione Piemonte, investire sui giardinieri d’arte significa mettere insieme tutela del patrimonio, occupazione qualificata e sviluppo turistico. Le Residenze Reali, i parchi monumentali e il patrimonio storico e paesaggistico non vengono considerati soltanto beni da conservare, ma elementi di una filiera capace di generare attrattività e ricadute economiche sul territorio. In questa prospettiva la professionalizzazione di chi cura il verde diventa parte integrante della politica di valorizzazione culturale.

Il progetto assume un significato ancora più ampio se inserito nella componente culturale del Pnrr piemontese. Oltre alla catalogazione dei 400 parchi e giardini, il Piano ha finanziato la digitalizzazione di 1,8 milioni di beni culturali e il recupero di 387 beni storici e rurali, superando in quest’ultimo caso il target fissato a 263 interventi. 

È proprio questo intreccio tra investimenti materiali e capitale umano che la Regione intende mettere in evidenza con 'Racconti Pnrr'. La rubrica multimediale, destinata ad arricchirsi ogni mese con nuovi casi, porta telecamere e cittadini dietro le quinte dei progetti: non soltanto cantieri e risorse spese, quindi, ma il lavoro delle persone chiamate a trasformare i finanziamenti europei in interventi destinati a rimanere sul territorio. (Regione Piemonte)

Nel caso dei giardini storici, l’eredità del Piano assume così una doppia forma: una mappa scientifica di 400 luoghi da conoscere e valorizzare e 111 nuove professionalità chiamate a conservarli. Un investimento relativamente contenuto nelle dimensioni finanziarie del Pnrr, ma con un obiettivo di lungo periodo: impedire che insieme ai giardini si perda anche il patrimonio di conoscenze necessario per mantenerli vivi.

Direttore: DIEGO RUBERO
AUT. TRIB. CUNEO n° 688 del 20/12/23
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