«Il cibo è un’arma strategica»: l’allarme di Mattarella a Terra Madre

Il capo dello Stato denuncia gli effetti delle guerre su popolazioni e risorse alimentari e invita a costruire una comunità del cibo impegnata per la pace

Loredana Polito 24/09/2026
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«Il cibo, la produzione di risorse alimentari sembrano diventate nuovamente un’arma strategica». Dal palco del Teatro Regio, Sergio Mattarella lega Terra Madre Salone del Gusto alle guerre in corso e alle loro conseguenze sulle popolazioni. «Sono, con l’energia, bersaglio delle scellerate guerre in corso, dirette sempre più contro le popolazioni civili. Riappaiono, nei teatri di guerra, fame e malnutrizione». Parole al centro della cerimonia inaugurale dell’edizione 2026, con il presidente della Repubblica accolto da un lungo applauso e da una standing ovation.

Circa 120 delegati arrivati da tutto il mondo, in abiti tradizionali e con le bandiere di Slow Food, hanno animato il teatro. Una rappresentante dell’associazione ha salutato la presenza del capo dello Stato come «un momento importante al riconoscimento della biodiversità, del cibo e dell’agricoltura». La corale per voci bianche del Teatro Regio ha cantato l’Inno europeo e, dopo l’ingresso di Mattarella, l’Inno di Mameli, diretta dal maestro Fenoglio.

Il presidente era seduto accanto all’arcivescovo di Torino, il cardinale Roberto Repole, e al ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. «Bentornato», gli ha detto il sindaco Stefano Lo Russo. L’inaugurazione cade a trent’anni dalla nascita di Terra Madre e nei quarant’anni di Slow Food. Un’edizione particolare anche perché è la prima senza Carlo Petrini, fondatore e ideatore della manifestazione.

A lui Mattarella ha dedicato un passaggio di riconoscenza. «È la prima edizione di Terra Madre senza Carlo Petrini, il suo ideatore, e rappresenta, sin dal suo slogan “Biodiversity – Be diversity”, testimonianza di quanto ci ha lasciato e consegnato». Un’eredità maturata attraverso anni di lavoro e il confronto con realtà locali, centri di studio e ricerca e organismi internazionali. «È davvero l’occasione per rivolgere un pensiero di riconoscenza molto grande», ha aggiunto, accolto dall’applauso della platea.

Nel discorso, Mattarella ha intrecciato il richiamo alla pace con quello alla tutela ambientale e alla giustizia sociale. Le guerre, ha detto, sono «mascherate con ragioni di rivalsa nazionale» e rivelano «volontà di potenza e di dominio», senza riguardo per le conseguenze sulle popolazioni, sulle città, sui territori e sull’ambiente. «Quante risorse oggi vengono bruciate nelle guerre!».

Mattarella ha richiamato l’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco, che lega il degrado ambientale a quello umano e sociale, con effetti particolarmente pesanti per le persone più fragili. «Ritroviamo qui temi dell’ispirazione profonda di Terra Madre», ha detto. Da qui l’invito a coltivatori, allevatori, pescatori, cuochi, gastronomi e consumatori a costruire «una grande alleanza, una comunità del cibo» impegnata per la pace tra i popoli. «Il futuro non può essere azzerato da un presente che si faccia onnivoro».

Alimentazione e agricoltura uniscono sempre più la dimensione locale e quella globale e chiamano in causa i diritti delle persone. «Alla terra bisogna voler bene. È un modo per voler bene a noi stessi e a chi verrà dopo di noi». Il presidente ha riconosciuto il valore delle campagne per la salubrità dei cibi, la biodiversità, la sostenibilità e l’educazione alimentare, oltre al lavoro costruito con produttori, università e associazioni. «La cultura del cibo è diventata consapevolezza diffusa e spinta a una migliore qualità della vita», ha osservato, ricordando che rappresenta anche una possibilità di lavoro per tante persone e giovani.

Il richiamo alla tutela dell’agricoltura è stato esplicito: «È comparto chiave e va sviluppata e difesa. Ne va – è persino ovvio nella sua semplicità – del futuro del genere umano». Mattarella ha collegato questa responsabilità all’articolo 9 della Costituzione, che impegna la Repubblica a tutelare «l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni».

Al termine della cerimonia, il presidente ha visitato in piazza Castello lo stand di Slow Food, dove è esposta una selezione dei prodotti dell’Arca del Gusto. Ha incontrato Chiara Petrini, sorella di Carlo, la direttrice generale di Slow Food Italia Serena Milano e tre produttori. Prima di lasciare la piazza, salutato dai presenti con un «Viva il presidente», Mattarella ha ricambiato con la mano. Poi l’augurio alla manifestazione: «Saranno giorni di incontro, di conoscenza, di riflessione per tante persone. Un’occasione per seminare ancora. Chi conosce la terra sa bene che non bisogna mai smettere di seminare anche nei momenti difficili. Auguri di buona semina».

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