Cresce la preoccupazione tra le aziende agricole piemontesi che negli anni hanno investito nel fotovoltaico. In queste settimane, infatti, numerose imprese stanno ricevendo dal Gestore dei Servizi Energetici richieste di pagamento legate ai cosiddetti “extraprofitti” derivanti dalla produzione di energia elettrica, una misura introdotta durante la crisi energetica per recuperare parte dei maggiori ricavi registrati nei mesi caratterizzati dall’impennata dei prezzi.
Il riferimento normativo è l’articolo 15-bis del decreto legge del 2022, che interessa in particolare gli impianti fotovoltaici superiori ai 20 kilowatt incentivati con il Conto Energia e alcuni impianti da fonti rinnovabili entrati in esercizio prima del 2010. Negli ultimi mesi il Gse ha avviato l’invio di fatture e diffide relative agli importi maturati tra il 2022 e il 2023, aprendo un fronte di forte tensione nel comparto agricolo.
A lanciare l’allarme è Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte. «Molte aziende agricole piemontesi hanno investito nel fotovoltaico seguendo le indicazioni delle politiche energetiche nazionali ed europee, sostenendo costi importanti e assumendosi impegni finanziari di lungo periodo», spiega. «Oggi si trovano improvvisamente a dover affrontare richieste economiche rilevanti, senza avere ancora un quadro giuridico definitivo e chiaro».
Le contestazioni riguardano soprattutto il meccanismo di calcolo previsto dalla norma, con soglie comprese tra 56 e 61 euro per megawattora che, secondo operatori e associazioni di settore, non rispecchierebbero i reali costi di investimento e gestione degli impianti. La vicenda è ancora aperta sul piano giudiziario: dopo alcuni pronunciamenti favorevoli del Tar Lombardia, il Consiglio di Stato ha sospeso le decisioni in attesa degli sviluppi del contenzioso, che coinvolge anche la Corte di giustizia dell’Unione europea.
«Il rischio – prosegue Allasia – è che molte imprese si trovino a dover restituire somme consistenti in tempi molto brevi, con effetti pesanti sulla liquidità aziendale. In molti casi gli impianti sono stati realizzati attraverso mutui e finanziamenti costruiti su piani economici di lungo periodo».
In Piemonte sono circa un migliaio le aziende agricole che negli ultimi quindici anni hanno investito nelle energie rinnovabili. «Serve equilibrio – conclude Allasia – e bisogna evitare che la transizione energetica venga percepita come un terreno di incertezza normativa e finanziaria». Intanto Confagricoltura ha chiesto al Gse forme di rateizzazione e dilazioni per alleggerire l’impatto economico sulle imprese coinvolte.