L’edilizia torinese guarda oltre il Piano nazionale di ripresa e resilienza con un misto di fiducia e preoccupazione. Se negli ultimi anni il Pnrr ha rappresentato il principale motore degli investimenti pubblici, sostenendo occupazione, innovazione e apertura di cantieri, il rischio che ora preoccupa le imprese è quello di un brusco rallentamento una volta conclusa la stagione delle risorse straordinarie europee. È questo il messaggio emerso dalla presentazione della nuova squadra di Ance Torino, guidata dalla presidente Paola Orsini, che ha delineato le priorità del comparto per i prossimi anni.
Il quadro che emerge è quello di un settore che, pur mostrando indicatori ancora positivi, chiede con forza una visione di lungo periodo capace di accompagnare la trasformazione della città e dell’intero territorio metropolitano. Per gli imprenditori delle costruzioni il tema non è soltanto mantenere elevato il livello degli investimenti pubblici, ma creare le condizioni affinché il capitale privato torni a investire con continuità.
A sottolinearlo è il vicepresidente vicario di Ance Torino, Giuseppe Provvisiero. «Il Comune di Torino ha saputo utilizzare con efficacia le risorse disponibili, ma ora serve una visione di sviluppo che consenta di attrarre investimenti privati e programmare il futuro». Un passaggio che, secondo l’associazione, richiede stabilità normativa, tempi amministrativi certi e una pianificazione urbanistica capace di offrire prospettive almeno quinquennali alle imprese.
Il comparto delle costruzioni, infatti, è caratterizzato da investimenti che richiedono programmazione e tempi lunghi. Le aziende devono poter pianificare assunzioni, formazione del personale, acquisto di macchinari, innovazione tecnologica e transizione ambientale senza l’incertezza di continui cambiamenti normativi. Per questo Ance chiede una politica industriale che vada oltre l’emergenza e accompagni la crescita del settore almeno nei prossimi cinque-dieci anni.
Uno dei principali nodi riguarda il nuovo Piano Regolatore Generale della città di Torino. La presidente Paola Orsini lo definisce uno strumento potenzialmente “rivoluzionario”, in grado di ridefinire il futuro urbanistico del capoluogo. Tuttavia, perché le opportunità previste possano tradursi rapidamente in investimenti concreti, è necessario completare quanto prima il quadro attuativo.
L’associazione sollecita infatti Palazzo Civico a definire in tempi certi le linee guida applicative, il nuovo regolamento edilizio e soprattutto i meccanismi di perequazione urbanistica, elementi indispensabili per consentire agli operatori di valutare la sostenibilità economica dei progetti e procedere con gli investimenti.
L’attuale fase di salvaguardia prevista dalla normativa urbanistica, unita all’aumento dei costi di costruzione registrato negli ultimi anni e ai tassi di interesse ancora superiori ai livelli precedenti al 2022, sta infatti inducendo molti investitori a rinviare nuove iniziative immobiliari. Una prudenza che rischia di rallentare il processo di rigenerazione urbana proprio mentre Torino è chiamata a ridefinire il proprio modello di sviluppo economico.
Per Ance Torino una parte importante della risposta passa anche attraverso il completamento delle grandi infrastrutture strategiche che da anni attendono di essere concluse. Tra le priorità figurano la linea ferroviaria ad alta capacità Torino-Lione, il Parco della Salute, la Linea 2 della metropolitana e la Tangenziale Est, opere considerate fondamentali non solo per migliorare la mobilità, ma anche per rafforzare la competitività dell’area metropolitana e attrarre nuovi investimenti produttivi.
Accanto alle grandi opere, il settore individua come decisivo il recupero delle grandi aree dismesse che da tempo attendono una nuova destinazione. Tra queste vengono indicate il Palazzo del Lavoro e la Manifattura Tabacchi, due complessi simbolici che potrebbero diventare poli di innovazione, servizi, residenze e attività economiche, contribuendo a limitare il consumo di nuovo suolo e a valorizzare il patrimonio edilizio esistente.
I numeri del comparto raccontano una situazione che, almeno per ora, resta complessivamente positiva. Al 31 dicembre 2025 risultano aggiudicati lavori per circa 1,325 miliardi di euro rispetto agli 1,9 miliardi programmati attraverso il Pnrr sul territorio di riferimento, mentre oltre la metà delle gare - il 52% - è stata vinta da imprese torinesi, segnale della competitività del tessuto imprenditoriale locale.
Anche gli indicatori occupazionali confermano una fase di tenuta. La Cassa Edile registra un incremento della massa salari del 4,1% e delle ore lavorate del 3,5%, dati che testimoniano un livello di attività ancora sostenuto. Parallelamente, però, emerge un elemento che desta preoccupazione: il numero delle imprese attive nel settore è diminuito del 9,9%. Un dato che evidenzia come il mercato stia attraversando una fase di selezione, nella quale resistono soprattutto le aziende più strutturate e finanziariamente solide.
Lo scenario che si apre dopo il Pnrr rappresenta quindi una sfida cruciale per Torino. Il rischio, secondo Ance, è che il venir meno delle risorse straordinarie europee possa tradursi in una frenata degli investimenti e dell’occupazione se non verranno create condizioni favorevoli per l’iniziativa privata. Per evitarlo serviranno certezze normative, una rapida attuazione del nuovo Piano Regolatore e una strategia condivisa tra istituzioni, imprese e sistema finanziario. Solo così il settore delle costruzioni potrà continuare a essere uno dei motori della crescita economica e della trasformazione urbana del capoluogo piemontese nei prossimi anni.