La ricerca sulla sclerosi multipla compie un nuovo passo avanti grazie al finanziamento assegnato dalla Fondazione Italiana Sclerosi Multipla a un progetto congiunto dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria San Luigi Gonzaga e dell’Università degli Studi di Torino. Lo studio si inserisce in un filone scientifico sempre più promettente, quello che indaga il ruolo del microbiota nella patogenesi della malattia.
La sclerosi multipla è una patologia complessa, le cui cause derivano dall’interazione tra predisposizione genetica e fattori ambientali. Negli ultimi anni, tra questi ultimi ha assunto crescente rilevanza il microbiota, ovvero l’insieme dei microrganismi che vivono in simbiosi con l’organismo umano. Se il microbiota intestinale è già oggetto di numerosi studi, più recente è l’attenzione rivolta al microbiota orale, che potrebbe avere un ruolo altrettanto significativo.
Il progetto finanziato da Fism mira proprio a esplorare questa dimensione ancora poco indagata, cercando di chiarire se esista una correlazione tra la composizione del microbiota del cavo orale e la sclerosi multipla, con un focus particolare sui disturbi cognitivi associati alla malattia. A guidare lo studio è Simona Rolla, ricercatrice dell’Università di Torino presso il Dipartimento di Scienze cliniche e biologiche e vincitrice del bando.
Il team di ricerca vede la collaborazione tra ambito accademico e clinico: referente clinico del progetto è la neurologa Eleonora Virgilio, mentre il coordinamento dell’integrazione tra ricerca e pratica clinica è affidato a Marinella Clerico, responsabile della struttura di Patologie neurologiche e specialistiche del San Luigi Gonzaga.
L’approccio scelto dai ricercatori si basa su un’analisi innovativa e non invasiva: lo studio della saliva. Attraverso questo strumento sarà possibile esaminare sia la composizione del microbiota orale sia i metaboliti presenti nel cavo orale. L’obiettivo è individuare biomarcatori precoci, facilmente accessibili, che possano contribuire a prevedere l’evoluzione della malattia e a migliorare la gestione clinica dei pazienti.
Particolare attenzione sarà dedicata al legame tra disbiosi orale — cioè l’alterazione dell’equilibrio del microbiota — e declino cognitivo, uno degli aspetti più impattanti sulla qualità della vita delle persone con sclerosi multipla. Comprendere questi meccanismi potrebbe aprire la strada a nuove strategie diagnostiche e terapeutiche.
Questo progetto rappresenta un esempio concreto di come la ricerca traslazionale, capace di unire laboratorio e clinica, possa contribuire a generare conoscenze innovative e, in prospettiva, migliorare le possibilità di cura per una malattia ancora oggi priva di una soluzione definitiva.