Il prezzo dei carburanti torna a superare una soglia che, fino a pochi mesi fa, sarebbe stata considerata eccezionale. La benzina self-service ha oltrepassato a livello nazionale i due euro al litro, mentre il gasolio si mantiene su valori ancora superiori. Sulla rete autostradale il conto per gli automobilisti è ulteriormente aggravato. Ma per Cna Piemonte il pericolo non è rappresentato soltanto dall’immediato aumento della spesa: il rischio è che famiglie e imprese finiscano per abituarsi ai rincari, accettando come ordinario un livello dei prezzi che ordinario non è.
A lanciare l’allarme sono il presidente regionale dell’associazione, Giovanni Genovesio, e il segretario Delio Zanzottera. «Dobbiamo fermarci prima che accada qualcosa di ancora più pericoloso del rincaro stesso: che questi prezzi entrino nella nostra percezione come inevitabili», affermano. «Fino a non molto tempo fa consideravamo scandaloso vedere la benzina avvicinarsi a 1,80 euro al litro. Poi abbiamo cominciato a parlare di 1,90. Oggi abbiamo superato i due euro e rischiamo quasi di considerarlo un dato acquisito. Due euro al litro non possono diventare la nuova normalità dell’economia italiana».
L’aumento non colpisce soltanto gli automobilisti al momento del rifornimento. Il carburante costituisce una voce trasversale a buona parte delle attività economiche: pesa sulla logistica, sul trasporto delle merci, sull’arrivo delle materie prime e sulla distribuzione dei prodotti finiti. Incide inoltre sugli spostamenti quotidiani di artigiani, tecnici, commercianti e lavoratori che non possono svolgere la propria attività senza utilizzare un veicolo.
Per il Piemonte, caratterizzato da una forte tradizione manifatturiera e da una rete capillare di micro e piccole imprese, l’impatto rischia di essere particolarmente pesante. Un installatore deve raggiungere abitazioni e aziende, un’impresa di manutenzione deve spostare personale e attrezzature, un artigiano edile non può rinunciare al mezzo per arrivare in cantiere. Allo stesso modo, chi produce ha bisogno di ricevere materiali e spedire merci, mentre le attività del commercio, del turismo e dei servizi sostengono ogni giorno costi legati alla mobilità.
In tutti questi casi benzina e gasolio non rappresentano consumi accessori, ma veri strumenti di lavoro. «Non stiamo parlando di un bene voluttuario – sottolinea Cna Piemonte –. Per una parte enorme del sistema produttivo il carburante è indispensabile. Ogni centesimo in più si moltiplica per migliaia di chilometri, mezzi e consegne e finisce per comprimere margini che, per molte piccole imprese, sono già ridotti».
Il rincaro presenta quindi un effetto cumulativo. Per un singolo pieno qualche centesimo può sembrare una differenza limitata, ma su base mensile, considerando più veicoli e numerosi spostamenti, la maggiorazione può trasformarsi in un costo rilevante. Le aziende più piccole dispongono inoltre di un potere contrattuale ridotto e hanno maggiori difficoltà ad assorbire aumenti improvvisi senza trasferirli almeno in parte sui prezzi applicati ai clienti.
Cna contesta anche il progressivo spostamento verso l’alto della soglia considerata tollerabile. Dopo ogni crisi, osserva l’associazione, il prezzo può arretrare rispetto al picco senza però tornare ai livelli precedenti. In questo modo la temporanea diminuzione viene percepita come un sollievo, anche se il valore raggiunto resta molto elevato.
«Se ieri 1,80 euro ci sembravano troppi, non possiamo oggi tirare un sospiro di sollievo se il prezzo scende da 2,10 a due euro», sostengono Genovesio e Zanzottera. «Sarebbe un paradosso. Significherebbe che ogni crisi lascia dietro di sé un nuovo livello di prezzi al quale cittadini e imprese vengono semplicemente chiamati ad adattarsi. Questa spirale deve essere interrotta».
Le conseguenze rischiano di estendersi rapidamente al resto dell’economia. Quando aumentano i costi necessari per trasportare materie prime e prodotti, effettuare consegne o raggiungere i clienti, la maggiorazione non resta confinata nei conti delle aziende. Se non può essere assorbita dai margini, viene progressivamente trasferita lungo la filiera, fino a raggiungere il prezzo finale di beni e servizi.
Il risultato è una doppia penalizzazione per le famiglie, chiamate a spendere di più sia per fare il pieno sia per gli acquisti quotidiani. Un nuovo impulso inflazionistico ridurrebbe il potere d’acquisto e potrebbe provocare una contrazione dei consumi. Per le imprese questo significherebbe affrontare contemporaneamente maggiori costi di produzione e una minore domanda, con ripercussioni sulla capacità di investire, assumere e programmare l’attività.
L’associazione riconosce che le quotazioni risentono delle tensioni internazionali, dell’instabilità geopolitica e delle oscillazioni dei mercati energetici. Ritiene però insufficiente limitarsi a misure emergenziali capaci di attenuare il problema soltanto durante le fasi più acute. La richiesta è quella di affrontare il prezzo dei carburanti come una questione strutturale di politica economica e competitività nazionale.
«Siamo consapevoli della complessità dello scenario internazionale e delle tensioni geopolitiche che stanno interessando i mercati energetici – spiegano i vertici di Cna Piemonte –. Ma proprio per questo occorre intervenire con decisione. Non possiamo pensare che la risposta sia semplicemente abituarci a pagare sempre di più».
Secondo l’associazione, gli interventi dovrebbero tutelare in modo particolare le categorie per le quali gli spostamenti rappresentano una componente insostituibile dell’attività. Ridurre l’impatto delle oscillazioni dei mercati sui costi aziendali significherebbe infatti difendere non soltanto i bilanci delle imprese, ma anche la stabilità dei prezzi e la capacità di spesa delle famiglie.
«Due euro non sono una soglia psicologica, ma economica», concludono Genovesio e Zanzottera. «Superarla stabilmente significa sottrarre risorse alle imprese, ridurne la capacità di investimento, comprimere i consumi delle famiglie e aumentare il costo di beni e servizi. Non possiamo rassegnarci all’idea che a ogni crisi corrisponda un nuovo prezzo normale. Il caro carburanti non può diventare un’abitudine: è un freno per l’intera economia e come tale deve essere affrontato».